Problemi della transizione 1983
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
Non è qui certo il caso di rifare, neppure sinteticamente, la storia del W.S. dalle sue origini ad oggi. Va tuttavia ricordato che sono individuabili fasi distinte di sviluppo del W.S.: dallo stato assistenziale di polizia (sorto nel ’ 700 con l ’ illuminismo), allo stato di sicurezza sociale (databile dalla pri ma legislazione bismarkiana negli anni ’ 80 del secolo scorso) al vero e pro prio welfare state contemporaneo , originatosi in risposta alla Grande Crisi mondiale del 29 e poi agli sconvolgimenti sociali della seconda guarra mon diale, e basato sui pilastri della teoria economica di J.M. Keynes e della teo ria della sicurezza sociale di Lord Beveridge. È importante sottolineare il fatto che tra questi diversi modelli (o fasi) esi stono precisi aspetti di continuità e di discontinuità (che qui non è però il ca so di analizzare). Tale affermazione va comunque considerata in rapporto all ’ ipotesi secondo cui è verosimile che oggi — avviandoci verso la fine del XX secolo — ci si trovi di fronte all ’ esigenza di un nuovo salto di qualità del W.S. che, pur mantenendo le migliori acquisizioni del passato, configuri una nuova forma e un nuovo assetto istituzionale di stato sociale, secondo nuovi valori e criteri di intervento per il benessere sociale. In un certo senso, i tre modelli storici sopra sinteticamente richiamati pos sono essere letti come tre ideal-tipi che possiamo molto brevemente denomi nare e tratteggiare nei seguenti termini 7 (I) Il W.S. residuale è quello in cui lo stato assume una responsabilità mi nima nel soddisfare i bisogni sociali della popolazione e lo fa solo ex post, al lorché i singoli e le famiglie hanno fallito nel far fronte alle proprie necessità. Il ruolo delle agenzie non pubbliche (volontariato, associazionismo, mutuo aiuto, ecc.) è qui elevato e anche primario, ma tali agenzie operano in un quadro normativo di tipo sostanzialmente privatistico rispetto al quale lo stato assume un atteggiamento neutrale e di non coinvolgimento diretto. (II) Il W.S. istituzionale è quello che si propone di realizzare un livello modesto-ma-adeguato di vita per tutti i cittadini in quanto tali. Il ruolo del le agenzie non pubbliche diventa qui secondario, in quanto esse sono consi derate come integrative del sistema distributivo universalistico pubblico che, in linea di principio, dovrebbe coprire da solo i bisogni fondamentali (basic needsf (Ili) Il W.S. totale è quello che si propone di garantire, per via allocativa centralizzata (primato dello scambio politico), e quindi autoritativamente, un certo livello di vita a tutta la popolazione (stratificata per categorie), com misurando tale livello in primo luogo per riguardo ai bisogni e solo in secon do luogo per rispetto al merito e alle capacità contributive (produttive) dei singoli cittadini. In linea di principio si tratta di un modello societario distri butivo e produttivo, perciò «totale», che fa riferimento ad una definizione a- prioristica dei bisogni e cerca di gestire il grado accettabile di diseguaglian za per via di un forte controllo politico (prevalente su ogni altro tipo di con trollo). Qui il ruolo delle agenzie non pubbliche diventa del tutto margina le, appunto perché — in via normativa — non dovrebbero esservi bisogni so ciali essenziali che rimangono scoperti.
7 Per una esposizione più dettagliata: cfr. P. DONATI, Natura, problemi e limiti del welfare state: un'interpretazione , in G. ROSSI, P. DONA TI, 1982.
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