Problemi della transizione 1983
Crisi dello stato sociale
quadro concettuale e l ’ insieme di ipotesi relative che sono state qui abbozza te. L ’ analisi comparativa e relazionale 11 di queste diverse risposte, e la loro articolazione interna (within e betweerì), non è ancora stata sufficientemente tematizzata dal punto di vista sociologico, sia teorico che empirico, nel no stro paese, nonostante il gran parlare che si fa di partecipazione e volontaria to. Di fatto negli anni ’ 70 la legislazione sociale italiana ha puntato molto (se non quasi tutto) sulla partecipazione (cioè solo sulla prima delle tre modalità di risposta alla crisi del W.S.), mentre si è evidenziato sempre di più — an che a seguito di effetti di feedback che andrebbero analizzati e discussi — che quote consistenti di popolazione, sia come utenti che come erogatori di servizi, e in particolare i giovani, andavano orientandosi per la soluzione exit, spesso di carattere alternativo. Particolarmente la terza soluzione, quella di uscita dal W.S. per azioni collaborative esterne, è stata scarsamente considerata e certo la più trascurata sul piano della legislazione e della politica sociale. Nella nuova situazione creatasi con la svolta degli anni ’ 80, è evidente che lo stato può assistere alla diffusione di soluzioni exit in posizione neutrale (il che lo riporterebbe ad un modello «residuale») oppure favorire — diretta- mente o indirettamente — soluzioni exit di tipo collaborativo. Di fatto la mancata tematizzazione collettiva della «terza dimensione» ha giocato in senso favorevole alla riprivatizzazione più o meno selvaggia dei servizi e in gene rale degli interventi di welfare. È importante perciò che l ’ ente pubblico (centrale, regionale, locale) si porti all ’ altezza delle sue responsabilità. In tale direzione, tre mi sembrano gli obiettivi prioritari. a) Occorre che l ’ ente pubblico sia a conoscenza dei vari tipi di strategie adottate dalla popolazione , e in particolare di soluzioni exit (almeno le quat tro viste nella fig. 2), nel senso di raccogliere informazioni su quali e quanti servizi vengono erogati tramite i vari tipi di soluzioni coperte dal W.S. e fuo ri di esso; si pone qui il problema del «censimento», meglio ancora del siste ma informativo (dei bisogni, dei servizi, dell ’ utenza), come base conoscitiva indispensabile per la successiva programmazione degli interventi, tenuto conto di tutte le agenzie che li mettono in atto. b) Occorre che l ’ ente pubblico garantisca la pluralità delle opzioni per il cittadino, il che significa garantire non soltanto il rispetto del pluralismo ideologico, ma — più concretamente — la pluralità dei modi di organizza zione e dei tipi di intervento nelle formazioni sociali garantite dalla Costitu zione, in quella che oggi viene chiamata una «società plurale» 18 . c) Inoltre, e al contempo, laddove l ’ ente pubblico riconosce la propria as senza, incapacità, rigidità, impossibilità ad intervenire, occorre che non solo consenta o riconosca ma concretamente favorisca soluzioni di tipo solidaristi co e collaborativo , specie per chi sceglie strategie exit, attraverso specifici strumenti legislativi (ad es. le proposte sulle nuove cooperative di solidarietà sociale) che prevedano sgravi fiscali e l ’ eliminazione di rigidità burocratiche
17 Entro il paradigma della sociologia relaziona le: cfr. P. D onati , 1983 b. 18 Cfr. P. ROSANVALLON, 1979, pp. 231-239.
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