Problemi della transizione 1983
Teoria della sfera pubblici
sostegno critico che solo un nuovo filtro sociale al «sovraccarico» può assicura re. Un nuovo rilievo assume in proposito la problematica delle autonomie lo cali che va liberata dall ’ ipoteca di una opposizione dualistica accentramento- decentramento e dalla subalternità all ’ amministrativismo proprio dello stato sociale. La questione delle autonomie locali ha accentuato nei decenni trascorsi la propria incidenza sui modelli di assetto istituzionale in rapporto all ’ espan sione della politica sociale ed allo sviluppo dei sistemi pluralistico- corporativi. Non a caso essa ha visto bruscamente decadere il proprio ruolo con il maturare della crisi della seconda metà degli anni ’ 7O 53 . Uno studio recente sul «rendimento istituzionale» delle Regioni italiane individua comunque una correlazione tra l ’ efficienza del governo regionale ed i fattori costituiti dalla «cultura civica» e dalla forza della «tradizione so cialista» 54 . Si potrebbe trarne la conclusione che il radicamento delle nuove istituzioni è stato migliore ove esso ha potuto contare su tradizioni di sfera pubblica «reale» e di diffuso associazionismo delle classi subalterne. Si tratterebbe di una conclusione importante; essa infatti consentirebbe di vedere come possibile l ’ elaborazione di una risposta al nuovo centralismo degli anni ’ 80 collegando la tematica delle autonomie locali a quella della democrazia economica e della «nuova questione sociale», facendone il riferi mento istituzionale più immediato dell ’ ipotesi di una nuova sfera pubblica. Quelli qui proposti sono pochi, rapidissimi cenni del lavoro teorico e pra tico che resta da fare per far lievitare un ’ ipotesi teorica a chiave di volta di una nuova governabilità tecnocratica. Il superamento delle insufficienze della comparatistica politica, da cui questo saggio ha preso le mosse, non va affidato ad un lavoro meramente teorico. I paradigmi della sociologia politica sono concresciuti con i «principi di organizzazione» — per dirla con Habermas — dell ’ epoca storica delle so cietà borghesi-liberali; solo facendo comunicare direttamente la ricerca teori ca con il procedere pratico di nuovi «principi di organizzazione» sarà possibi le sostituire a modelli stanchi e paralizzanti nuove e liberatorie soluzioni.
53 Sul passaggio dal «decentramento duale» del liberalismo al «decentramento collaborativo» dei sistemi pluralistico-corporativi e sulla crisi di questi modelli cfr. A. BALDASSARRE, Rapporti tra Regioni e governo: i dilemmi del regionalismo, in «Comune Democratico» n. 6, novembre- dicembre 1982, pp. 3-14. Cfr. anche A. B arbe ra , Partecipazione e decisione. La crisi dei poteri locali, in «Laboratorio Politico» n. 5/6, settembre-dicembre 1982, pp. 112-126; M. DO- GLIANI, Autonomie regionali e innovazione poli tica, in «Democrazia e Diritto» n. 6, novembre- dicembre 1982, pp. 76-90. 54 R.D. P utnam , R. L eonardi , R. N anetti , F. PAVONCELLO, Sul rendimento delle istituzioni: il caso dei governi regionali italiani, in «Rivista trimestrale di diritto pubblico» n. 2, 1981, pp. 438-479.
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