Problemi della transizione 1983
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
te più complesso (e viene quindi a contenere più informazione) sviluppan dosi. . . Questo perché i sistemi come gli organismi viventi operano per lo più non sulla base di informazioni ma di istruzioni». Si può dire quindi che, secondo questa concezione, lo sviluppo provoca un aumento di «ordine» e quindi di informazione, acquisito dalla interazio ne fra le istruzioni primarie, contenute nel codice, nelle loro modulazioni quantitative, fra di esse e gli altri componenti cellulari che ne modificano tempi e modalità di espressione, fra cellula e cellula, tessuto e tessuto, orga nismo e ambiente. Il fatto stesso che l ’ informazione aumenti, comporta che non è possibile prevedere interamente, come indicavano i meccanicisti quali aspetti (si tratta di un continuum di fenotipi, non di un fenotipo solo) assu merà un individuo data la semplice conoscenza del suo codice genetico, sia perché le interazioni storiche (nel tempo) fra pezzi di codice (geni) non sono del tutto prevedibili su base soltanto qualitativa, sia perché appunto non è dato di sapere all ’ origine quale informazione sarà aggiunta dalla interazione fra genotipo ed ambiente. Quindi da un lato non si potranno più vedere fe notipo e ambiente come entità separate, dall ’ altro avrà ancora meno senso parlare di fitness (adattabilità) di singoli geni e dell ’ evoluzione nel suo com plesso come derivante semplicemente da variazioni di frequenze genetiche. Va detto qui che questi concetti hanno trovato in epoca recente una serie di conferme sperimentali che hanno messo in serio dubbio il concetto dell ’ in varianza del materiale genetico ed hanno introdotto le variazioni quantitati ve di informazione come elemento importante sia dei processi ontogenetici che della formazione di nuove specie. Per quanto riguarda il primo punto è stato infatti dimostrato che una certa frazione del DNA è in grado di spostar si di posizione nel genoma e che questo fatto non è indifferente ai fini della espressione dell ’ informazione e della struttura della stessa. I processi evolutivi stessi, e soprattutto quelli che riguardano la formazio ne di nuove specie, sembrano aver preso origine non tanto o non soltanto dai cambiamenti di codice (mutazioni in senso classico) ma da alterazioni nella struttura fisica (forma) o nel numero di cromosomi, che possono portare ad improvvise accelerazioni del processo evolutivo se non altro in quanto provo cano facilmente l ’ isolamento genetico degli individui che le hanno subite. In secondo luogo si è osservato che, negli organismi provvisti di nucleo (eu- carioti) le differenze di forma e di funzione (organismiche) sono spesso mol to maggiori di quelle informazionali misurate attraverso l ’ analisi, ora possi bile, del numero di mutazioni intervenute nel codice genetico. Questo fatto è spiegabile solo se si ipotizza che esistano meccanismi di alterazione della struttura degli organismi diversi dalla semplice modificazione delle istruzio ni primarie, fra i quali probabilmente giocano un ruolo importante le varia zioni dei processi di regolazione quantitativa della espressione genica. D ’ altro canto, sempre negli eucarioti è ormai noto che una porzione non indifferente del DNA (spesso la maggior parte) non è costituita da geni in senso stretto ma da sequenze a funzione ignota probabilmente devolute al meno in parte alla modulazione quantitativa delle azioni dei geni veri e pro pri. E certo infine che il cambiamento nel numero di coppie in cui è presente una data sequenza può alterare anche drasticamente il fenotipo o, in altre parole, che questo non è solo determinato dalla qualità del codice ma anche da un fine equilibrio quantitativo fra i diversi geni e/o fra le proteine da essi codificate (regolazione). Sulla base di questa evidenza è difficile da sostenere la posizione meccanica nella sua versione classica; e si avvalorano invece posi
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