Problemi della transizione 1983
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
fenotipi e non, senz ’ altro, i singoli geni, è pur vero, contemporaneamente, che molti geni hanno il comportamento rigido previsto da Mendel e dalla impostazione meccanica, e che d ’ altra parte una porzione non indifferente dalla variabilità genetica non sembra avere effetto selettivo (è «neutra») ed è sottoposta ad assortimento casuale. Tuttavia, è anche evidente che il credito relativo dato nei diversi periodi ad uno o all ’ altro dei tre programmi di ricerca ha subito variazioni consisten ti. Ad esempio mentre la versione mendeliana della teoria stocastica è stata forte nei due periodi precedentemente citati, quella meccanica ha conosciu to il suo massimo sviluppo negli anni 60 e agli inizi del decennio scorso e quella olista sta estendendo la sua influenza ai nostri giorni. Nell ’ ambito dei singoli programmi di ricerca inoltre, una serie di importantissime innovazio ni metodologiche ha portato a modificazioni sostanziali del potere di risolu zione della ricerca ed ha quindi modificato la struttura stessa del program ma, anche se non ha alterato di molto le premesse concettuali globali. Que sto fatto d ’ altra parte ha via via spostato il livello del dibattito e lo ha reso contemporaneamente più concreto (più basato sui dati) facendo giustizia di alcune ipotesi ormai obsolete (il vitalismo ad esempio) e aprendo, forse, la strada ad una nuova unificazione teorica. Questo processo non è avvenuto in modo graduale e continuo ma ha attra versato momenti di intensa accelerazione e momenti di rallentamento. Sul segno e sull ’ entità di queste «accelerazioni» nella ricerca e nella speculazione teorica, che hanno ovviamente una loro logica «interna», hanno senza dub bio anche agito condizionamenti esterni provenienti da altre discipline scientifiche, dall ’ ambiente culturale più generale, dalle stesse richieste di in tervento in campo applicativo che venivano fatte ai ricercatori. E ovvio che questi condizionamenti non vanno intesi in modo rigido, come capaci di de terminare meccanicamente da soli la struttura della nostra disciplina, e che d ’ altra parte non esiste nessun piano ordinato di intervento sulla scienza per la modificazione finalizzata della sua struttura per fini esterni ad essa. Quel lo che mi preme tuttavia di puntualizzare è che la struttura della genetica non è stata impermeabile alle influenze esterne e che questo fatto ha contri buito a cambiare i rapporti di forza fra le diverse correnti di pensiero, feno meno quest ’ ultimo a sua volta non indifferente, come vedremo, per la uti lizzazione dei concetti della genetica a fini ideologici o più immediatamente politici. Schematizzando, si può dire che le «azioni esterne» che hanno contribuito alle trasformazioni strutturali della genetica sono di due ordini. In primo luogo è facile osservare che le grandi «rivoluzioni» in questa materia sono sempre state determinate dall ’ entrata in campo di studiosi provenienti da al tre discipline (la citologia, la fisica, la chimica, l ’ embriologia), apportatori di nuove metodologie e, spesso, di una diversa organizzazione del lavoro. In se condo luogo, è innegabile che, almeno a partire dal secondo dopoguerra, ma in modo diverso anche prima, hanno assunto un ruolo non indifferente i contatti con l ’ applicazione, prima agricola (i selezionatori di piante ed ani mali) e poi anche industriale (l ’ industria farmaceutica in primo luogo ma ora anche quella estrattiva, di trasformazione ecc.). Vediamo allora di seguire rapidamente la storia di questo sviluppo cercan done, ripeto, non le cause esterne, ma i condizionamenti.
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