Problemi della transizione 1983

Scienza e ideologia

Il riduzionismo di questa concezione è necessario innanzitutto per poter negare ogni carattere di originalità alle società umane ed alla loro dinamica. Questo a sua volta permette ad esempio di assegnare carattere di immutabi lità alla divisione in classi inserendo il concetto della ineluttabilità (biologi cità) della struttura sociale. Quello che in realtà si cerca di rifiutare è la possi bilità, da parte dell ’ uomo e della sua organizzazione sociale, di automodifi- carsi con atti individuali e collettivi volontari. In questo contesto per società non si intende più un insieme di individui che interagiscono fra di loro in modo consapevole aggregandosi e disaggregandosi secondo i diversi modelli politici e strutturali che si affermano, ma piuttosto una popolazione o grup po di organismi che convivono in base a regole poste dalle necessità biologi che, dai meccanismi selettivi ecc. tutte estranee quindi a qualsiasi tentativo di modificazione per atto autonomo o volontario dei singoli o dei gruppi. Nodo di questo modo di vedere è il considerare del tutto paragonabili il comportamento umano e quello animale, cercandone una unificazione in termini di metodologia di indagine, di struttura, di classificazione comune dal punto di vista semantico della variabilità. Vengono così trattati alla stessa stregua, denominandoli tutti «comportamenti» gli automatismi dell ’ orienta mento, di alcuni fenomeni «tattici», dello stesso succedersi dei comporta menti evolutivamente coatti di una serie di specie animali e il «comporta mento» affettivo dell ’ uomo, la pace, la guerra ecc. Caratteristico di questo modo di utilizzare l ’ approccio riduzionistico è il caso della sociobiologia, al ternativamente osannata e demonizzata negli ultimi anni. Va detto subito che, al solito, bisogna fare una distinzione fra le ricerche di sociobiologia ani male, alle quali vanno nel caso rivolte critiche sul piano scientifico e l ’ estra polazione di queste all ’ uomo che va invece giudicata esclusivamente sul pia no politico. Le prime partono in realtà dalla giusta esigenza di spiegare il comportamento evolutivo dei gruppi integrati e dalla intuizione, per molti versi interessante, che in questo caso è importante tenere conto non solo del le pressioni selettive che si esercitano sui singoli individui ma anche di quelle che operano sulla collettività in quanto tale. In questo senso si può ipotizza re che dalla specializzazione e quindi magari dalla bassa fitness (ad es. basso numero di figli) di alcuni componenti di un gruppo (quelli preposti alla di fesa del gruppo o gli stessi genitori nei confronti dei figli) possa derivare in vece una alta fitness della popolazione nel suo complesso. Questo concetto, tutto biologico, ha portato alla definizione, con termine mutuato invece dal la società umana, di un particolare modulo comportamentale teso alla so pravvivenza del gruppo come altruismo. Per cui, della ipotesi di partenza e soprattutto delle sue elaborazioni matematiche 24 va criticato sul piano scien tifico il fatto che si basino ancora sul concetto, ormai almeno in parte sorpas sato, dell ’ azione della selezione a livello dei singoli geni invece che a livello fenotipico (di questo ho discusso precedentemente) mentre sul piano politi co l ’ accusa che deve essere rivolta agli estrapolatoti di queste teorie al com portamento umano è di assumere questo come dettato non dai rapporti so ciali, ma dalle regole derivate da leggi biologiche inconscie. Perché, come di ceva Marx, se è vero 25 che «la natura è il corpo inorganico dell ’ uomo» è anche vero che «l ’ uomo esiste come ente generico in quanto svolge una attività vi tale consapevole, è l ’ unico cioè ad avere una coscienza generica». Quindi, «l ’ umanità della natura c ’ è soltanto per l ’ uomo sociale; giacché solo qui la natura esiste... come elemento vitale della realtà umana». «Dunque la so cietà è la compiuta consustanziazione dell ’ uomo con la natura, la vera resur

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