Problemi della transizione 1983

Manipolazioni genetiche

re promotore stimola fortemente l ’ attività del gene al quale è attaccato. E così in questo caso l ’ attività del gene per l ’ ormone della crescita è stata tanto stimolata che da queste uova si sono ottenuti topini di dimensioni circa il doppio dei normali». Questi risultati hanno portato alcuni giornalisti già a fantasticare di utiliz zazione di queste tecniche per la cura di certi difetti genetici nell ’ uomo. Allo stato attuale si tratta di fantasticherie (anche pericolose perché possono crea re illusioni) in quanto non siamo ancora in grado di dire se un uovo feconda to sia portatore di questo o quel carattere. E solo molto più avanti nel corso dello sviluppo (in genere tra il 3 e il 4 mese di gravidanza, nell ’ uomo) che l ’ analisi cromosomica permette di individuare certe lesioni genetiche (come è il caso della sindrome di Down, il cosiddetto mongolismo). Ma allora è già troppo tardi per intervenire con le tecniche sopra descritte. Applicazioni in teressanti sono invece prevedibili in zootecnia combinando la tecnica di ma nipolazione sopra descritta e il trapianto di particolari geni nell ’ uovo fecon dato, con quelle di trapianto di embrioni (il cosiddetto embryo transfer}. Si può subito pensare, ad esempio, alla possibilità di ottenere mucche super- produttrici di latte o ovini con particolari qualità di lana o animali da pellic cia con rare e pregiate particolarità. Naturalmente, questi studi richiedono anzitutto attente e approfondite indagini sulla fisiologia di questi animali superdotati (potrebbero infatti essere poco adattabili a certe condizioni di vi ta o suscettibili a malattie). Una importante applicazione delle tecniche di manipolazione genetica riguarda la possibilità di indurre la capacità di fissare l ’ azoto atmosferico da parte delle piante leguminose (e cioè da parte dei bat teri dei Rizobi che infettano le radici) in condizioni nelle quali questa fissa zione non avviene. Ricerche in questo senso si stanno conducendo da parte di M. Iaccarino e dei suoi collaboratori a Napoli. Un ’ altra importante applicazione alla patologia umana riguarda l ’ isola mento del gene dell ’ enzima glucoso-6-fosfato-deidrogenasi (G6PD) in quanto deficienze di questo enzima comportano il rischio di gravi anemie a seguito della ingestione di certi farmaci. Anche in questo caso l ’ isolamento del gene (che è stato realizzato dal gruppo di D. Toniolo, a Napoli) è preli minare alla conoscenza del controllo della sua espressione. Ho lasciato per ultimo l ’ argomento che a tutti sta più a cuore: possono queste ricerche aiutarci a capire come insorga il cancro e quali ne sono i mec canismi che lo scatenano? L ’ ho lasciato per ultimo perché quanto ho detto prima è indispensabile per capire quel che è stato fatto e si viene facendo. In questi ultimi cinque anni sono stati realizzati, in questo campo, enormi pro gressi che riassumerò qui di seguito molto brevemente rinviando chi ne vo lesse sapere di più al recente articolo di Renato Dulbecco (Endeavour, voi. 6, fase. 2, 1982). La scoperta fondamentale è stata che nel genoma delle cellule di tutti gli animali finora studiati esistono geni che, se stimolati, scatenano la crescita tumorale: per questa ragione sono stati denominati oncogeni. Un ’ al tra sensazionale scoperta è stata che questi geni, non solo sono presenti nel genoma di tutti gli animali, ma hanno tutti la stessa struttura: è ragionevole quindi pensare che abbiano una funzione molto importante in tutte le cellu le. Era noto, fin dalle scoperte di P. Rous, agli inizi del secolo, che esistono virus (oggi denominati retrovirus} che se incorporati nelle cellule inducono la trasformazione maligna. Questa trasformazione è stato poi possibile ottener la in cellule coltivate in vitro: questo è stato un passo decisivo per la compren

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