Problemi della transizione 1983
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
sione del meccanismo d ’ azione di questi virus. La ragione per la quale, in condizioni normali, nelle cellule gli oncogeni non si esprimono è che è inat tivo il segmento di genoma che ne controlla l ’ espressione — il promotore. La trasformazione maligna indotta dal virus avviene quando il genoma virale si inserisce in quello dell ’ ospite in una posizione tale per cui il promotore virale si sostituisce a quello della cellula ospite. Alcuni virus sono in grado di tra sformare la cellula ospite solo se questa è in un certo stadio precoce del suo differenziamento: ad esempio, nel caso delle cellule del sangue, prima che abbiano raggiunto lo stadio di globulo rosso o globulo bianco maturo: o le cellule dell ’ epidermide quando sono ancora in fase riproduttiva (cellule del lo strato basale). Altri virus invece sono in grado di operare la trasformazione anche di cellule differenziate. Queste osservazioni, e altre che ricorderò subi to, aprono dunque la possibilità ad una cura della trasformazione maligna inducendo la cellula a riprendere la sua strada verso il differenziamento: contrastando cioè il potere sdifferenziativo dell ’ oncogene attivato. Va ricor dato che già qualche anno prima B. Mintz aveva scoperto che cellule di tera- tocarcinoma del topo (un tumore ad alta malignità) impiantate in un em brione non solo perdono la loro malignità, ma sono in grado di partecipare al normale differenziamento di vari tessuti. Perché ciò avvenga però il nume ro delle cellule impiantate deve essere molto piccolo; altrimenti si sviluppa il tumore. Devono esserci, quindi, negli organismi meccanismi correttori', e co sa più importante, la trasformazione maligna non è necessariamente irrever sibile. E però noto da tempo che la trasformazione maligna può essere indot ta da una quantità di agenti chimici: tra quelli che più interessano la patolo gia umana i più noti sono il fumo delle sigarette e la polvere di asbesto per il cancro del polmone e i coloranti a base di anilina, una volta usati come tin ture per capelli, per il cancro della vescica. In questi casi pare che la trasfor mazione maligna sia dovuta a due eventi successivi: il primo, irreversibile, causa una alterazione o anche una trasposizione di un oncogene. Il secondo, detto di facilitazione, è meno chiaro: sembra però che agisca sullo stato di differenziamento della cellula (attraverso un ’ azione su tutti gli altri geni) portando la cellula in una condizione recettiva alla trasformazione maligna. Una sensazionale scoperta è stata comunicata proprio nel novembre del 1982. Due gruppi americani, quello di R. Weinberg e quello di M. Barbacid, han no scoperto che un gene presente nelle cellule del cancro della vescica umana differisce da quello delle cellule normali solo per la sostituzione di una cop pia di basi nel suo DNA, e questo porta alla formazione di una proteina nel la quale in una certa posizione l ’ amino-acido glieina è sostituito dalla vaiina. Come questo semplice cambiamento possa intervenire nella trasformazione maligna non si è ancora in grado di dire. Tutto ciò dimostra che il «segreto» del cancro sarà solo svelato attraverso lo studio dell ’ apparato genetico delle cellule e dei meccanismi che ne controlla no l ’ espressione. E solo attraverso questo studio si potrà arrivare ad una ra zionale terapia e anche a una razionale prevenzione. E vorrei concludere con una frase con la quale J. Logan e J. Cairns com mentano queste recenti scoperte: «Sembra quindi che stiamo vivendo uno di quei meravigliosi momenti della storia della scienza quando si incontrano diverse linee di ricerca e molto di quanto era terribilmente oscuro improvvi samente diviene chiaro».
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