Problemi della transizione 1983
Armamenti nucleari
— la cosiddetta bomba al neutrone montata su missili da combattimento Lance — deriva da un ’ idea e da un progetto che risale a 20 anni fa. L ’ energia sprigionata da una bomba al neutrone ha per effetto più l ’ allargamento dell ’ area radioattiva letale ad obiettivi umani che la distruzione materiale. Il cambiamento è qualitativo più che quantitativo; da un punto di vista tattico le sue conseguenze appaiono marginali. La tecnologia delle armi nucleari è oggi giunta nella sua fase di «maturità» sia negli Stati Uniti che in Unione Sovietica. Fra tutte e due hanno portato avanti circa 1200 esplosioni speri mentali — e nessuna novità di rilievo si prospetta. Due sono le proprietà decisive delle armi nucleari. Innanzitutto esse han no tali potenzialità distruttive che una sola esplosione ben piazzata distrugge pressoché ogni bersaglio. E sono così poco costose, in termini di consumo energetico, da potere essere lanciate in notevole quantità. Eppure, anche se solo alcune giungono a destinazione, il loro effetto è definitivo. Su queste due proprietà sono state basate tutte le innovazioni tecnologi che della storia postbellica. Mentre la tecnologia e l ’ organizzazione dell ’ eser cito moderno si sono estese fino a porsi fini diversi da quello delle armi nu cleari, i sistemi nucleari avanzati caratterizzano l ’ odierno mondo militare. Ciò è vero anche se la guerra convenzionale lungo le linee stabilite dalla mo derna tecnologia trascende di per se stessa la memoria storica su cui dobbia mo basarci per fare previsioni per il futuro. La trasformazione del modo di fare la guerra nell ’ era nucleare può essere velocemente delineata anche solo elencando in ordine di apparizione alcuni dei moderni sistemi bellici — non solo quelli relativi alle armi nucleari ed al la loro «consegna», ma anche quelli che ne permettono il controllo ed il co mando da parte dei governanti. Contemporaneamente, tale elenco definisce la natura della competizione tra le superpotenze — la corsa contro l ’ orologio del cambiamento. In più di tre decenni i sistemi nucleari bellici sono diventati progressiva mente più complessi e potenti. La diminuzione di un fattore tre della poten za complessiva rispetto al picco verificatosi attorno al I960 è stata in effetti un risultato della modernizzazione delle armi; testate ad alta precisione e di impiego veloce possono essere più piccole delle grandi bombe sganciate da gli aereoplani solo dopo molte ore di volo. Ma in gran parte per il resto non vi è stato un attimo di respiro; le due parti hanno continuamente costruito, diversificato, migliorato. Gli americani ebbero chiaramente la preminenza dall ’ inizio (1945) alla metà degli anni ’ 70; i sovietici hanno mirato alla mera parità dall ’ inizio degli anni ’ 60. Oggi il gioco ha assunto di nuovo un aspet to tristemente noto. Gli Stati Uniti propongono un notevole aumento delle armi, per riconquistare l ’ iniziale preminenza; ed è prevedibile un nuovo sforzo sovietico per rimanere al passo. La cronaca registra tre fasi di limitazione della corsa agli armamenti nu cleari. La prima ebbe origine dal progressivo aumento di radioattività registrato in tutto il mondo dopo i primi esperimenti termonucleari dei primi anni ’ 50. Ciò provocò a quel tempo una protesta generale a cui le potenze si in chinarono, sia attraverso autolimitazioni, sia formalmente, con il Trattato per la messa al bando parziale degli esperimenti (LTBT), firmato a Mosca nel 1963. In effetti il Trattato mise fine al principale pericolo costituito per la sa lute pubblica dalle scorie radioattive prodotte dagli esperimenti, ma non fu efficace come più ampia misura di limitazione della corsa agli armamenti, in
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