Problemi della transizione 1983
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
di verificarsi e che semmai è una manifestazione patologica, un momento di tensione (Haber mas). E il compito della sinistra è appunto quel lo di «trasformare questo momento di tensione in un momento storicamente produttivo» (Of fe). Gli interrogativi con cui ci dovremo confron tare sono piuttosto altri: in che cosa consiste il «difetto naturale» d ’ una società afflitta da sinto mi di «ingovernabilità»?; con quali argomenti ci è dato di pronosticare a colpo sicuro il fallimento dei vari tentativi di ricomposizione/ristruttura zione in atto? Ma a partire da quale momento, si chiede Offe, un sistema sociale può dirsi «ingo vernabile»? Precisamente a partire dal momento in cui «le norme seguite dai propri membri con trastano con le leggi che presiedono a queste stesse norme» ossia, riprendendo Habermas, lad dove si verifica una «discrepanza tra integrazione sociale e integrazione sistemica». Ecco allora che le società tardocapitalistiche si trovano a dover produrre, per uscire da questo stato di cose, da un lato nuove norme e, dall ’ altro,.una «barriera invalicabile tra motivazioni e funzioni social mente rilevanti». Quali i difetti principali di questa Nuova Pro gettualità? Primo, un mercato può funzionare solo in quanto politicamente istituzionalizzato («anche il migliore degli orologi deve essere di tanto in tanto caricato, regolato e riparato da qualcuno»); secondo, il meccanismo di un siste ma sociale può funzionare solo grazie all ’ azione
della forza-lavoro «viva». Senonché, constata Of fe, il «mercato» del lavoro è un ’ istituzione fitti- zia visto e considerato che la merce forza-lavoro può funzionare solo e unicamente grazie all ’ azione dei proprietari della forza-lavoro, cioè dai lavoratori. Come dire: funzionamento e azione sono inscindibili, ossia ogni processo di accumulazione funziona efficacemente solo se fiancheggiato da una parallela produzione di norme e motivazioni legittimatone, cosa possibi le se a seconda del momento si neutralizzano (spoliticizzano) e de-neutralizzano (ri-politi- cizzano) lavoro, produzione e distribuzione. Ec co allora perché si può tranquillamente dire che le società capitalistiche sono «ingovernabili» da sempre. Magari fino a pochi anni or sono tale in governabilità strutturale la si poteva ancora tene re sotto controllo. Tutto lì. E solo ignorando un fatto come questo si può arrivare ad affermare che tutto il problema possa risolversi rabbercian do (zurechtstutzen) alla bell ’ e meglio «regole e norme rivendicative dell ’ agire collettivo» (disci- plinamento, regolamentazione o rinuncia allo sciopero per es.). Si può ben dire allora che la letteratura sociopolitica del neoconservatorismo tedesco-occidentale abbia la funzione di pro muovere la discussione, con il risultato però di soffocarla, anche se bisogna riconoscere che quella anglosassone la supera di gran lunga. «Per non parlare di quella italiana», conclude Claus Offe.
12 SCHARPF, Die Funktionsfahigkeit der Gewerkschaften als Problem einer Verbdndegesetzgebung, Berlino 1978.
Politica ed Economia n. 10 - 1983
Sommario Thurow, Riflettendo sulle fondamenta dell ’ economia - Lippi, Il marxismo e l ’economia dopo Sraffa - Scharpf, Oltre il «Modell Deutschland». Interventi di Balbo, Calise, Faustini: Peggio, Vizi reali e abbagli contabili nel bilancio pubblico - Vaciago, Autonomia e funzioni delle banche centrali - Gros Pietro, Fornengo, Vacca, La politica industriale oggi - Siddivò, Le nuove frontiere dell ’ economia cinese - Volpe, I servizi pubblici delle amministrazioni comunali.
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