Problemi della transizione 1983

Claus Offe

che perennemente riproduce nel tardocapitali- smo il divario aspettative-governabilità ossia la «eziologia» dell ’ ingovernabilità (stando sempre al frasario neomedico)? Secondo, che cosa giusti fica l ’ aspettativa secondo cui rimedi e terapie proposti sarebbero poi anche in grado di produr re governabilità? Intanto, puntualizza Offe, il fatto stesso dell ’ ingovernabilità presuppone l ’ esistenza di una dialettica dell ’ aspettativa che, a dir poco, contrasta con la dialettica della governabilità, e vediamo perché. Già il soddisfacimento di biso gni, prodotti da un qualechesia sistema sociale, produce a sua volta l ’ emergere di valori nuovi che chiameremo «post-acquisitivi» (Offe), e que sti valori post-acquisitivi producono a loro volta nuovi bisogni 6 , tesi avvalorata dall ’ affermazione di Habermas 7 circa una logica interna all ’ evol versi delle immagini-del-mondo secondo cui (Hegel insegna) ogni livello di coscienza rag giunto è sempre e comunque irreversibile (al troché riflusso). Insomma, ci troviamo in presen za di una sorta di feedback che a sua volta opera (o «produce», perché no?) un crescente «edoni smo» politico-morale ed estetico di massa (si «prende coscienza» di tutto ciò che offre il mer cato), edonismo il cui appagamento richiede una dilazione dello Stato assistenziale. Paradossal mente, si potrebbe allora dire che le istituzioni del Welfare State risolvono un problema per produrne dieci 8 . Secondo i neoconservatori però le cause «reali» per il dilagare delle aspettative sa rebbero semmai i partiti e i sindacati che, dema- gogicamente, suggeriscono ad ogni piè sospinto sempre nuove rivendicazioni irrealistiche se non surreali 9 . Infine, ad aggravare la crisi non ci mancava che la concorrenza tra i partiti e l ’ assi duità delle campagne elettorali che a parer loro rendono sempre più ostica una qualsiasi pianifi cazione a lungo termine. Tutte queste «spiegazioni» mirano vistosa mente, secondo Offe, a dimostrare la necessità della creazione di una specie di Nuovo Corpora tivismo liberale che potrebbe consistere nel dele gare le decisioni politico-amministrative a corpo- razioni parastatali, relativamente immuni dalla «ritmicità elettorale» (Wahlrytmik'Y Non si capi sce molto bene quali debbano essere le rivendi cazioni e le aspettative da neutralizzare, che si ri tiene siano verosimilmente i bisogni individuali

e collettivi della forza-lavoro. E a questo punto, conclude Offe, ci vuol poco per vedere che anche la cosiddetta crisi di governabilità altro non è che la trasfigurazione, contraffazione, dell ’ eterno conflitto lavoro-capitale, del conflitto tra biso gno di riproduzione della forza-lavoro e strategia della riproduzione, lavoro vivo/lavoro morto, e il compito della teoria marxista sarà allora quello di spiegare, di chiarire le contraddizioni, insite nelle istituzioni statuali, in termini di classe e di rapporti politico-economici dimostrando che l ’ inventario delle «terapie» dei teorici dell ’ ingo vernabilità non solo è senza prospettive, ma ad dirittura contribuisce a produrre, riprodurre ed inasprire le «crisi» in atto. Se poi dall ’ aspetto «sintomatologico» passia mo a quello causale, non c ’ è argomento, anche solo all ’ incirca, socio-scientifico. Perloppiù ci troviamo in presenza di un deciso pragmatismo se non di utopie bell ’ e buone. Ma anche le teorie più pragmatiche di questo mondo (ossia quelle che ritengono di poter neutralizzare le crisi me diante una maggiore spoliticizzazione) debbono la loro apparente plausibilità all ’ ignoranza sulle differenze esistenti tra un mercato del lavoro e l ’ altro. Per non impelagarsi (yerhedderri) oltre misura, non resta loro che far leva sui valori delle tradizioni 10 sperando nella rimozione pratica e teorica dei conflitti politici, per non parlare dei vari progetti di risanamento nazionale escogitati dai neoconservatori, che contemplano un siste ma di alleanze tra grandi gruppi di interesse e lo Stato, senza peraltro disconoscere che «un ecces sivo coinvolgimento dello Stato provocherebbe il crollo della struttura portante degli stessi interes si che si vogliono difendere» 11 . Come dire: più Stato e meno Stato. Ben guardandosi dall ’ am mettere le dicotomie categoriali o carestie di chiarezza, il pragmatismo dei neoconservatori si riduce in un «diffuses Lamento» (Offe) contro il flagello della partecipazione o cogestione, dell ’ egualitarismo, del socialismo e simili a tutto scapito di valori perenni come: famiglia, pro prietà, efficienza, scienza, ecc. Crisi e sviluppo'. Di fronte all'incalzare degli «auguri dell ’ ingovernabilità» (Offe) spetta ai teorici della sinistra l ’ onere della prova, incom benza non indifferente visto che dovranno di mostrare che ogni «crisi» altro non è che un fatto contingente che potrebbe benissimo fare a meno

10 Organisierter Sozialismus. Zum «strategischen» Staat und Politik- verhaltnis der Sozialdemokratie , Stutt gart 1977. 11 J. DOUGLAS, in «British Journal of Politicai Science», pp. 483-505.

6 Silent Revolution: Changing Value and Politicai Styles among We stern Politici , Princeton 1977. 7 H abermas , Legitimationsprobleme im Spdtkapitalismus , Francoforte / M . 1973.

L. KLAGES E altri , Preiheit und Sachztvang, Opladen 1978. 9 Die Arbeit tun die anderen. Klassen- kampf und Priesterherrschaft der lntel- lektuellen, Opladen 1975.

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