Problemi della transizione 1984

La politica sociale nella RFT

Se si osserva il tasso di crescita dei singoli tipi di tassazione, si vede che dal 1969 al 1975, su una crescita complessiva delle entrate fiscali di circa 97 mi liardi di marchi, 44,2 e 21,5 miliardi di marchi erano dovuti, rispettivamen te, all ’ aumento della tassa sul salario e all ’ imposta sul valore aggiunto: ciò si gnifica che più dei 2 / 3 della crescita delle entrate fiscali dello Stato si basava su di esse. Dal 1975 al 1981 le entrate fiscali complessive si innalzarono, no minalmente, a circa 137 miliardi di marchi. Di nuovo erano le tasse sul sala rio con un aumento di 52,2 miliardi e l ’ imposta sul valore aggiunto, con un aumento di 44 miliardi che, da sole, coprivano il 71 % della crescita. Se si considera solo la fase a partire dal 1980, cioè il periodo nel quale il governo scelse definitivamente la doppia strategia dei risparmi di bilancio e delle agevolazioni fiscali per il capitale, allora emerge perfino che entrambi i tipi di tassazione (sul salario e sul valore aggiunto) superavano da soli di circa il 71 % l ’ aumento complessivo; cioè, la maggior crescita della tassa sul salario e sul valore aggiunto doveva compensare la progressiva diminuzione delle al tre forme di tassazione (per la tassa sui redditi — 6 miliardi di marchi e per quella sull ’ industria — 2 miliardi). Già questo confronto mostra che la dina mica dell ’ imposizione sui consumatori e soprattutto sui salari proseguì senza soluzione di continuità anche durante i governi diretti dai socialdemocratici — nonostante il programma della SPD — e perfino si accelerò nella fase di crisi; «l ’ espressione di “ Stato della tassa sui salari ” viene confermata da que sto andamento» (Hockel, 1982, pag. LXVI). Le leggi di modificazione della tassazione potevano solo mitigare l ’ ulteriore massiccio aumento delle imposte sui salari: senza i correttivi, esse sarebbero aumentate quasi del doppio, cioè nella stessa misura ( + 87%) del salario lordo. Le decisioni assunte dal gover no poterono limitare questa «elasticità» impositiva a 1,3 (invece di 1,87); cioè di fronte a un aumento del 50% dei redditi da lavoro le tasse aumenta vano di un terzo. Questo sviluppo rinvia agli ostacoli che si presentarono all ’ affermazione concreta di una redistribuzione dei redditi socialmente motivata e che devo no essere spiegati alla luce del dibattito parlamentare. Gli sgravi fiscali agiscono in quanto ripartizione secondaria, attraverso la contrattazione sulle tariffe, anche su quella primaria del reddito nazionale. Così, durante la discussione parlamentare sulla riforma dell ’ imposta sui red diti nel 1974, fu proposto dall ’ opposizione di attivare le misure previste nel corso dell ’ anno stesso, e non, come nella proposta governativa, nel 1975. A ciò era legata la speranza «di poter ancora influire in maniera decisiva su gli importanti negoziati tariffari (Tarifrunde) dell ’ autunno» (Hàfele, CDU/LSU, 7. Bundestag, 104a seduta, pag. 6976). Con questo tentativo l ’ opposizione poteva richiamarsi alla posizione del ministro socialdemocrati co delle finanze, Apel, il quale aveva dichiarato alla radio che la riforma fi scale non avrebbe dato frutti se non avesse avuto alcuna influenza calmiera- trice sulle tariffe. A maggioranza tuttavia la SPD mantenne la posizione che lo Stato non aveva nulla a che vedere con la trattativa fra le parti riguardante le tariffe. Preoccupati per il tasso di inflazione, che si imputava a un ’ alta cre scita dei salari e anche per il loro ruolo di datori di lavoro nei servizi pubblici, alcuni membri del governo, fra cui il ministro socialdemocratico, cercarono di indurre i sindacati a rivendicazioni salariali moderate. Con ciò, tuttavia, essi si posero unilateralmente dal punto di vista degli imprenditori, quello di valutare i salari solo sotto il profilo dell ’ economia aziendale (come costi) e di non tenere conto dell ’ effetto economico complessivo di rafforzamento della

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