Problemi della transizione 1984

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

domanda e della necessità di un tale effetto in periodo di crisi. Argomenta zioni di tipo sociale a favore di una efficace e durevole redistribuzione, non furono prese neppure in considerazione. Nelle dichiarazioni fatte a nome del governo da Helmut Schmidt il 10 maggio 1974, si afferma semplicemente che ai lavoratori dipendenti era riu scito di aumentare la loro quota parte del reddito nazionale, perché tale quota, relativa al salario lordo, era salita, dal momento dell ’ assunzione del governo da parte della SPD, dal 61 % al 63 %. Ora, il riferimento all ’ aumen to delle entrate lorde dei lavoratori dipendenti non offre affatto un quadro sufficiente del reddito effettivamente disponibile. In verità si vede che, sulla base del diverso sviluppo del carico fiscale (tasse, assicurazioni sociali) i red diti netti si svilupparono più lentamente dei redditi da capitale. Tuttavia alle critiche che potevano essere avanzate su questo punto, fu obiettato dal can celliere Schmidt che anche un aumento dei profitti era necessario, «poiché utili adeguati sono premesse per necessari in vestimenti nell ’ economia [...]. Senza investimenti, non c ’ è crescita: senza investimenti, non c ’ è sicurezza dei posti di lavoro, non ci sono salari più alti e neppure progresso sociale» (Rapporto governativo annuale, per il 1974, pag. 19 sgg.). Il cancelliere sor volò tuttavia sul fatto che i maggiori profitti — causati anche da una politica fiscale e di sovvenzioni statali — potevano anche, contro le intenzioni del governo, essere investiti sul mercato finanziario e all ’ estero e in questo modo non sarebbe risultato alcun reale investimento interno. Inoltre non veniva considerato che, di fronte a una minore utilizzazione delle capacità produtti ve sarebbe stato illogico, dal punto di vista degli imprenditori, attivare un ’ espansione degli in vestimenti; solo questa, peraltro, crea nuovi posti di lavoro. In periodo di crisi hanno luogo soprattutto in vestimenti di raziona lizzazione, legati cioè all ’ ulteriore riduzione di altri posti di lavoro. La rinun cia alla realizzazione di una «maggiore giustizia distributiva» è per questi motivi discutibile. Nelle fasi di boom vengono avanzate argomentazioni re lative all ’ inflazione contro una ripartizione a favore degli interventi sociali e dei salari; nelle fasi di crisi devono essere praticati, a favore della stabilizza zione dei profitti, tagli alle spese sociali e rinunce salariali. Almeno per la cri si è tuttavia vero che il nesso economico complessivo fra rafforzamento del potere d ’ acquisto e occupazione è molto più stretto di quello fra aumento dei profitti e occupazione. L ’ argomento ulteriore che spesso viene portato, cioè che gli imprenditori sulla base del loro potere di formazione dei prezzi possano impedire una ri partizione a loro spese, perché, a differenza dei consumatori e dei salariati, possono scaricare gli aumenti fiscali sui prezzi, corrisponde pienamente alla realtà. Respingere, per questo motivo, una riforma fiscale a favore dei grup pi di reddito più basso, significa tuttavia non considerare le possibilità di controllo dei prezzi, e di una estensione della partecipazione sociale (Mitbe- stimmung) come armi contro una simile politica né gli altri molteplici fattori della formazione dei prezzi («processi di sostituzione» da darte dei consuma tori, cioè passare da un prodotto all ’ altro; sviluppo della produttività; piani ficazione di lungo periodo dei profitti da parte dei cartelli). L ’ orientamento della politica finanziaria e fiscale a favore dei profitti di mostra che mentre l ’ ala operaia della SPD parlava, l ’ ala economica della FDF governava» (Bickerich, 1982, pag. 47). Ciò creava tuttavia conflitti di lealtà all ’ interno della socialdemocrazia. Per la SPD l ’ inequivocabile confluenza sulla linea della «lobby» degli im

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