Problemi della transizione 1984
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
scarsamente efficace. A tutt ’ oggi manca ancora un adeguamento dell ’ impo sta sul patrimonio fondiario e urbano. Al contrario, nell ’ ultima fase della coalizione social-liberale ha avuto luogo, sotto il segno degli incentivi alla proprietà della casa e all ’ edilizia, una redistribuzione, da parte dello Stato, a favore dei percettori di alte rendite, cosa che non può essere ricondotta agli interessi sociali dei sostenitori della SPD. Anche la riforma della disciplina degli affitti, che tendeva principalmente ad impedire aumenti dei fìtti e a una maggiore tutela in relazione agli sfratti, fu alla fine a sua volta riforma ta, per aumentare — così suona la motivazione ufficiale — la propensione all ’ investimento. Le misure di sgravio fiscale decise a favore degli imprenditori non corri spondono, nonostante il dichiarato orientamento a favore delle imprese mi nori, a questo obiettivo. Ciò si manifesta, per esempio, con la tassa sui patri moni, che abbassò l ’ aliquota di imposta dall ’ 1 % allo 0,7% in ugual misura per tutte le industrie. Se solo si fosse voluto operare a favore della piccola e media impresa, sarebbe stato introdotto un limite massimo (cfr. il dibattito sulla legge di modificazione fiscale, 8. Bundestag, 23 a seduta, 21.4.1977, pag. 2341). È discutibile anche il reale effetto distributivo delle correzioni apportate nel settore delle imposte sui redditi. Così, un ’ analisi dettagliata della legge sugli sgravi fiscali del 1981 (am montanti a 6,3 miliardi), indica che furono soprattutto favoriti i livelli di reddito più alti. Sui redditi più alti, a partire da 50.000 marchi di reddito annuale lordo (corrispondente al 20,2% di tutti coloro soggetti a imposta) si concentrò il 70,2% delle agevolazioni. Il gruppo con un reddito lordo di 20.000 marchi (uguale al 35,5% di tutti i soggetti a imposta) ottene invece, dei 6,3 miliardi, solo 216 milioni (3,5%). Ciò significa che questo pacchetto di riforme fiscali trascurava in modo inequivocabile gli interessi della mag gior parte degli elettori potenziali della SPD e non può essere fatto passare come misura di ridistribuzione. Lo stesso può dirsi per l ’ effetto redistributivo delle modificazioni fiscali che furono decise nel 1978: sulla base delle modi ficazioni delle aliquote, per esempio, un lavoratore sposato con due figli fa cente parte del gruppo più basso di aliquota d ’ imposta che viene tassato in modo proporzionale, otteneva uno sgravio di 172 marchi (ciò vale per i red diti da 13.000 fino a 40.000 marchi). Nel gruppo successivo (da 45.000 fino a 120.000 marchi), l ’ entità dello sgravio saliva per contro da 434 a 1.804 marchi. Per potere giudicare in modo sufficiente gli effetti redistributivi della poli tica finanziaria e fiscale social-liberale, bisogna tuttavia tener conto anche degli effetti perequativi del trasferimento di quote di reddito. Lo sviluppo e le basi della politica di riforme in questo settore viene mostrato nel paragrafo conclusivo relativo alle correzioni degli assegni familiari.
5. Riforma degli assegni familiari fra politica sociale, congiunturale e demografica
Il nocciolo della riforma fiscale del 1974 era costituito dalla riforma degli assegni familiari, attraverso il pagamento del Kindergeld. Essa doveva rap presentare un «notevole contributo per la instaurazione di una maggiore uguaglianza di opportunità per tutti i bambini» (Focke, ministro per la fa
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