Problemi della transizione 1984
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
Per tornare alla sinistra, anche là dove non si è divisa in modo drammatico fra rossi e verdi, il dibattito e le iniziative sembrano concentrate essenzial mente su alcuni tabù, come la questione dell ’ insediamento delle centrali nucleari. Queste riflessioni non sono dettate da una sorta di difesa d ’ ufficio della centralità della questione energetica nell ’ ambito di qualsivoglia ipotesi di sviluppo, bensì dalla consapevolezza che tale questione, coniugandosi con la quasi coetanea problematica ecologica, aveva inizialmente acquisito una funzione emblematica di stimolo all ’ innovazione, al cambiamento, alla pro gettazione del futuro, e più in generale alla costruzione di un concetto nuo vo delle idee stesse di progresso, di sviluppo, di disponibilità delle risorse na turali. Non è pertanto esagerato riconoscere alla crisi energetica il merito di avere stimolato l ’ avvio di una sorta di rivoluzione copernicana rispetto ai paradig mi classici su tali temi, a cui facevano riferimento sia la cultura dominante in occidente sia quella marxista di governo e di opposizione 3 . La caduta di tensione, di interesse e di iniziativa in materia è quindi preoccupante ben al di là delle implicazioni che può avere sul futuro energe tico. Considerazioni analoghe valgono infatti per tutte le grandi reti che ali mentano e condizionano i moderni sistemi economici e sociali: oltre all ’ energia, i trasporti e le telecomunicazioni. Queste reti hanno tutte in comune il fatto di richiedere decisioni (politi che, di investimento, ecc.) molto pregresse rispetto al momento in cui una determinata scelta diventa operativa. Il tipico intervallo temporale intercor rente fra la decisione iniziale ed entrata in esercizio è intorno ai dieci anni, quando i tempi delle decisioni politiche preliminari non sono dilatati da contrasti obiettivi o da specifiche difficoltà decisionali. Questo è vero per la realizzazione di una centrale nucleare, per il metanodotto algerino o per l ’ ammodernamento delle ferrovie italiane. Un simile stato di cose rende di per sé difficile la gestione di una qualsiasi strategia per le grandi reti. Fra dieci anni quali e quanti saranno gli utenti delle ferrovie e su quali tronchi preferenziali? Di quanto crescerà il fabbiso gno di energia elettrica nel prossimo decennio? Quale sarà la capacità e il ti po di servizio richiesti alla rete telefonica italiana nei primi anni ’ 90? In una fase culturale in cui tendono a prevalere suggestioni neoliberiste e ideologizzazioni delle virtù taumaturgiche del mercato, mentre i grandi pro getti (come nel caso dell ’ energia) faticano a decollare, non stupisce il disin canto verso l ’ elaborazione e l ’ impegno attuativo di una complessa e articola ta strategia energetica. Ebbene, proprio là dove il mercato sembra recitare i propri indiscussi trionfi, emergono alla fine interconnessioni e vincoli che so lo una capacità progettuale può rimuovere o rilassare. Si prenda il caso tipico delle cosiddette nuove tecnologie. E, fra queste, la robotica. Il tempo di raddoppio del numero di robot presenti nell ’ industria italiana è oggi intorno ai due anni e non dissimile è il tempo di raddoppio per la pe
3 In proposito cfr. G.B. ZORZOLI, La Formica e la Cicala. Editori Riuniti, Roma 1982, cap. II.
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