Problemi della transizione 1984
Ambiente e politiche energetiche
netrazione dei personal computers, dei microprocessori, più in generale di tutte le tecnologie informatiche. Con un tempo di raddoppio di due anni, se permanesse costante nel tem po, nel 2000 il numero di robot presenti nel nostro sistema produttivo si moltiplicherebbe per 512. Se viceversa il tempo di raddoppio nello stesso pe riodo fosse mediamente di tre anni, cioè non molto diverso dal precedente, il numero di robot installati nel 2000 sarebbe pari a 64 volte quelli presenti alla fine del 1982. Come si vede, sbagliare di un anno il tempo di raddoppio significa trovarsi di fronte a problemi di un ordine di grandezza diverso sotto il profilo sia economico sia sociale e culturale. Poiché le grandezze temporali in gioco non differiscono, i robot rappresentano l ’ esemplificazione di un di scorso più generale, valido per la penetrazione di altre tecnologie elettroni che e informatiche. Lasciare questi processi alla pura logica di mercato non significa soltanto perdere l ’ occasione per una gestione autonoma (e non eterodiretta) del pro cesso innovativo, ma anche rinunciare ad un minimo di certezza previsionale attraverso quelle procedure note ai futurologi come «profezie autoverificanti- si», e quindi restare esposti — per l ’ enorme sensibilità dei risultati al variare dei tempi di raddoppio — all ’ alea di impatti sociali ed economici dalle con seguenze al limite catastrofiche. Ad esempio, dal momento che gran parte delle informazioni sono e saran no sempre di più destinate a trasferirsi da calcolatore a calcolatore attraverso la rete di telecomunicazione, lo sviluppo di quest ’ ultima determina vincoli oggettivi alla quantità di informazione circolabile. Analogamente la crescen te penetrazione delle nuove tecnologie elettroniche ed informatiche porta ad un incremento significativo dei consumi elettrici obbligati, e può pertanto essere limitata da un insufficiente sviluppo dell ’ offerta di energia elettrica. Queste considerazioni mettono per lo meno in dubbio i diaframmi artata mente frapposti fra strategie delle grandi reti, difficili da programmare perché troppo di lungo periodo, e politiche di innovazione in altri settori (ti piche le nuove tecnologie elettroniche), dove sembra sufficiente la forza del mercato. Donde l ’ esigenza di prevedere e programmare il futuro per en trambi i casi, in quanto le realizzazioni per le grandi reti interagiscono e vin colano le altre politiche di innovazione (e viceversa). Per non parlare della differenza nei metodi di organizzare il lavoro e la vita nella società del 2000 se le tecnologie robotiche e informatiche avranno una penetrazione di 50 op pure di 500 volte superiore all ’ attuale. Il diverso impatto sociale è fin troppo evidente per richiedere ulteriori commenti. Se questo è vero nell ’ ambito dell ’ innovazione tecnologica, se pure intesa in una accezione molto lata, considerazioni analoghe valgono quando si af frontano i temi più generali delle gestioni delle risorse naturali; modalità di sfruttamento, vincoli fisici o economici posti dalla loro limitatezza, loro ef fetti ambientali, con tutte le implicazioni che ne derivano anche a livello di rapporti internazionali. Qui sono in gioco poste non marginali come la pace e lo sviluppo, in particolare dei paesi e degli strati sociali più poveri, nonché la salvaguardia e la corretta valorizzazione delle risorse naturali e ambientali anche per le generazioni future. Non è possibile rimuovere questi temi senza incorrere nel rischio, così be ne descritto da Freud per la persona umana, di una crescita incontrollata del la nevrosi collettiva fino a superare il limite dello scontro e del confronto ar mato.
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