Problemi della transizione 1984

Produrre che cosa?

Ugualmente gli stessi prodotti alimentari vengono distrutti quando le biz zarrie del mercato non li assorbono o li rifiutano; le regole del mercato euro peo prevedono esplicitamente premi a chi produce merci destinate alla di struzione. Eppure i prodotti e sottoprodotti e molti altri materiali forniti dall ’ agricoltura, dalle foreste, dalla zootecnia, — in una parola, dalla natura — , contengono sostanze utilizzabili come fonti di energia, come materiali da costruzione, come materie prime per la produzione di fibre tessili, di car ta, di gomma, di prodotti chimici industriali. Le relative attività produttive, industriali, sarebbero basate su materie pri me rinnovabili, «fabbricate» ogni anno attraverso i grandi cicli biochimici e geochimici naturali, all ’ interno di ciascun paese. Invece quasi tutto lo sviluppo industriale italiano (come del resto quello di altre società capitalistiche, e anche di quelle socialiste che producono le stesse merci con gli stessi processi) degli ultimi trent ’ anni è stato basato sulla pro duzione di merci partendo da risorse non rinnovabili, dai minerali metallici ai prodotti petroliferi, per i quali dipendiamo pesantemente dalle importa zioni. Ad esempio, l ’ industria petrolchimica ha permesso di ottenere a basso prezzo, con impianti che richiedono altissimi investimenti di capitale e poca mano d ’ opera, per via sintetica molte merci — fibre tessili, gomma, nuovi materiali da costruzione come le materie plastiche — che hanno fatto e fan no concorrenza e, in molti casi, hanno soppiantato prodotti e materie prime naturali: fibre tessili, pellami, gomma naturale, legno, eccetera. Questa scelta merceologica ha soppiantato e distrutto attività e coltivazio ni in molti paesi sottosviluppati, rendendo più ricchi i paesi industriali e più poveri i paesi e le zone già povere. Anche in Italia sono stati distrutti settori in cui eravamo all ’ avanguardia. Ad esempio la produzione di fibre tessili sintetiche ha provocato la distruzio ne della coltivazione e della produzione della canapa e del lino in cui l ’ Italia aveva raggiunto un livello molto avanzato di progresso agricolo-industriale. Le merci sintetiche di origine petrolchimica hanno più o meno lo stesso valore d ’ uso di quelle naturali a cui fanno concorrenza, sono più inquinanti nella fase di produzione e di consumo, richiedono una materia prima scarsa e non rinnovabile come il petrolio, di importazione per l ’ Italia. Le merci sintetiche devono il loro successo al fatto che il prezzo del petro lio è stato tenuto per decenni artificiosamente basso. Un discorso simile vale per la produzione di metalli, per la produzione di energia. Finora sono state usate le fonti di energia non rinnovabili — petrolio, gas naturale, carbone, uranio — che sono facilmente controllabili dalle grandi concentrazioni del potere economico e sono invece state trascurate altre fonti di energia più diffuse, considerate «antieconomiche». Dal 1945 in avanti si è così costruita una struttura industriale basata su fonti di energia il cui prezzo era tenuto «troppo basso», rispetto al reale valo re e alla scarsità, dal prepotere delle compagnie multinazionali su molti pae si detentori di tali fonti energetiche. La crisi è cominciata quando i paesi petroliferi, i paesi poveri, hanno chie sto un giusto prezzo — una giusta quota dei profitti altrui, da destinare al proprio sviluppo — per la vendita del petrolio e di altre materie prime scar se. Non a caso, l ’ aumento del prezzo del petrolio è «esploso» a poche settima

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