Problemi della transizione 1984
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
ne dalla caduta del governo Allende nel Cile, caduta che ha segnato la fine dell ’ illusione che i paesi sottosviluppati potessero attuare una gestione socia lista, nell ’ interesse dello sviluppo nazionale, delle proprie risorse naturali. Anche il costo dell ’ energia nucleare oggi è fatto apparire artificiosamente basso perché le multinazionali che detengono la tecnologia di costruzione delle centrali e di rifornimento dell ’ uranio hanno interesse a far sì che il maggior numero dei paesi «fragili», dal punto di vista delle risorse energeti che interne, metta la testa nel capestro e venga a dipendere, per molti decen ni futuri, da loro. Produrre dove, nel territorio? La scelta delle grandi fabbriche — chimiche, energetiche, metallurgiche, meccaniche — ha avuto come conseguenza l ’ abbandono del mondo rurale, la concentrazione industriale con i relativi problemi di squilibrio territoriale, di violenza urbana in zone ristrette. Le regole economiche che hanno portato alla diffusione e alla affermazio ne della mega-tecnica — delle megamacchine — corrispondono alla «ten denza accentratrice» della industria capitalistica, di cui parla Engels, con con seguente creazione della «città industriale (che è condizione fondamentale della produzione capitalistica)» che «trasforma qualsiasi acqua in fetido li quido di scolo». Marx, nella quarta sezione del I libro del Capitale, descrive chiaramente «il modo di produzione capitalistico» che «porta a compimento la rottura dell ’ originale vincolo di parentela che legava agricoltura e manifatture. Con la proporzione sempre crescente della popolazione urbana che la produzione capitalistica accumula nei grandi centri essa turba il ricambio organico fra uomo e terra, ossia il ritorno alla terra degli elementi costitutivi della terra consumati dall ’ uomo, turba dunque l ’ eterna condizione di una durevole fertilità del suolo. Così distrugge insieme la salute fisica degli operai urbani e la vita intellettuale dell ’ operaio rurale. Come nell ’ industria urbana, così nell ’ agricoltura moderna, l ’ aumento della forza produttiva e la maggiore quantità di lavoro vengono pagate con la devastazione e l ’ ammorbamento della stessa forza-lavoro». Non sembra un quadro del «miracolo economico» italiano? Una svolta potrebbe essere offerta da nuovi processi di produzione e di consumo basati sui materiali offerti dalla natura. La utilizzazione, come ma terie prime, dei prodotti e sottoprodotti agricoli potrebbe dar vita a numero se industrie con alto assorbimento di mano d ’ opera. I progressi nella chimica delle sostanze naturali e nelle tecniche di fermen tazione consentono di ottenere dagli zuccheri — di origine cellulosica o rica vati da altri sottoprodotti agricoli — microrganismi o lieviti ricchi di proteine adatte direttamente all ’ alimentazione umana. Sempre attraverso le fermentazioni è possibile ottenere alcol etilico che, a sua volta, è una importante materia di base per numerosi prodotti industriali e che potrebbe anche essere usato come combustibile per motori a scoppio in alternativa alla benzina. Dalle risorse vegetali e animali è possibile ottenere fibre, carta, gomma e altre materie competitive — in grado sempre maggiore, a partire dalla crisi petrolifera — rispetto alle materie sintetiche o a quelle di importazione.
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