Problemi della transizione 1984
Produrre che cosa?
Nel campo dell ’ energia solare sono stati fatti progressi così grandi che pre sto sarà possibile ottenere energia elettrica a costi competitivi con quelli dell ’ elettricità ricavata dalle altre fonti di energia, anche secondo le attuali valutazioni ragionieristiche. La forza del vento potrebbe fornire con successo, in maniera autonoma, energia alle case e ai paesi meno favoriti. In entrambi i casi la scarsità di inte resse si spiega con il fatto che il Sole e il vento non sono appropriabili e sono beni collettivi. La transizione dall ’ attuale società paleotecnica, non pianificata, ad una società più razionale, basata in modo crescente sulle risorse rinnovabili, non implica un ritorno reazionario alla «sana» vita dei campi, che voleva poi dire schiavitù ad una terra ingrata, condanna a servizi sociali scadenti, a pregiudi zi e arretratezze, ma presuppone un nuovo assetto del territorio con indu strie diffuse e decentrate che producono merci meno inquinanti, col vantag gio di un aumento dell ’ occupazione, di una diminuzione delle importazio ni, di una vita nuova per i centri minori, dotati di scuole, ospedali, centri di ricerche, fabbriche. Secondo la maniera attuale di fare i conti, molte delle proposte descritte sembrano «antieconomiche» solo perché la ragioneria tradizionale non sa — o non vuole — includere nella analisi, a fianco dei reali costi di produzione, i benefici sociali e collettivi derivanti da un diverso assetto del territorio, dall ’ aumento dell ’ occupazione, dalla difesa del suolo, dal migliore uso delle risorse idriche. L ’ economia borghese non contabilizza i benefici conseguenti quel riequi librio fra città e campagna che, come dice Engels ntW Anti-Dùhring, con sente di «ingranare armoniosamente le une nelle altre forze produttive se condo un grande piano. .. Soltanto con la fusione di città e campagna può es sere eliminato l ’ attuale avvelenamento di acqua, aria e suolo», si può rende re più umana la vita delle «masse che agonizzano nelle città». Come si vede, l ’ analisi di quello che produciamo porta a contestare l ’ inte ra maniera tradizionale di fare i conti e a proporre nuove fonti della ricchez za di un paese, nuove misure del valore. Lo studio del ciclo produttivo consente, per esempio, di identificare l ’ energia richiesta per fabbricare ciascuna materia e merce e che si può consi derare come l ’ energia che è «incorporata» nelle merci stesse (e che resta in ciascuna nelle fasi successive di utilizzazione e anche quando esse non servo no più e vengono buttate via). Si può, così, parlare di un «costo energetico» delle merci, inteso come va lore fisico, materiale. Così come si può parlare di un «costo» in termini di risorse naturali utiliz zate nel processo produttivo e di «costo ambientale» come misura del danno all ’ ambiente associato all ’ uso delle materie prime e allo smaltimento dei ri fiuti nelle fasi di produzione e di consumo delle merci. L ’ intero ciclo di pro duzione, infatti, parte dalla natura, dalle sue risorse e forze, si estende ai processi di fabbricazione delle merci, al loro uso e, infine, al loro destino quando ritornano nella natura, nei grandi corpi riceventi ambientali — aria, fiumi, laghi, mare — sotto forma di rifiuti. L ’ inquinamento si verifica quan do questi rifiuti vengono messi in un corpo ricevente sbagliato (aria, o fiu me, o mare) di dimensioni limitate, in quantità tale da provocare delle mo dificazioni gravi delle caratteristiche ecologiche del corpo ricevente, tali da renderlo inutilizzabile o male utilizzabile.
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