Problemi della transizione 1984

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

In generale il produttore e il consumatore di merci si libera dai suoi rifiuti buttandoli nel corpo ricevente naturale più «economicamente» conveniente, che, in generale, è quello ecologicamente meno adatto. Vi sono stretti legami, quindi, fra la quantità e la qualità delle merci eco nomiche, la quantità e la qualità dei «rifiuti» — merci anch ’ essi, portatori di materia e di energia, benché non più «economicamente» utili — e la natura, fonte di ogni bene materiale e ricettacolo di ogni «male materiale». Non a caso Marx, nella Critica del programma di Gotha, dice chiaramen te: «La natura è la fonte di valori d ’ uso (e di tali valori consta la ricchezza rea le!)». Il processo di produzione e di uso delle merci appare quindi come un grande processo di circolazione di materia e di energia attraverso i sistemi na turali e sociali insieme. Questo concetto è implicito nell ’ analisi marxiana di circolazione e di ri produzione delle merci che prescinde dalla possibilità — o dalla necessità — di dare un valore monetario ai vari fattori della produzione. Dalla circolazione denaro-merce-denaro, che interessa al capitalista, si pas sa quindi alla circolazione merce-denaro-merce, di cui parla Marx e questa a sua volta può essere estesa alla ricerca del «valore» vero attraverso lo studio della circolazione natura-merce-natura — N-M-N! Come l ’ ecologia — secondo la definizione di Ernst Haeckel che inventò questa parola nel 1866 — rappresenta 1 ’ «economia della natura», così la mer ceologia si presenta come la «ragioneria delle cose», la contabilità della «ric chezza reale». Il concetto di risorse naturali scarse, il vedere la Terra come un sistema chiuso, come una nave spaziale con risorse limitate — la nostra unica casa nello spazio — induce ad attribuire un valore d ’ uso anche a quelle risorse — come l ’ aria, o l ’ acqua, o la vegetazione «non economica» — che l ’ economia borghese considera gratuite, senza prezzo e quindi senza valore. Solo di recente l ’ economia tradizionale si è convinta della necessità di dare un qualche valore monetario alle risorse naturali, ma solo per il fatto che al cuni privati possono arrecare danno ad altri privati appropriandosi di tali ri sorse collettive per usarle come mezzo di produzione o come ricettacolo dei rifiuti. L ’ esame del processo di circolazione dei beni materiali pone subito in luce alcune contraddizioni: la natura non conosce né accumulazione né profitto, quindi questi concetti dell ’ economia politica appaiono «contronaturali». La nostra società si sostiene, e assicura accumulazione e profitto del capita le monetario, a spese del capitale naturale — di minerali e di combustibili fossili, per esempio — accumulato dalla Terra nei suoi lentissimi processi di evoluzione, biochimica e geochimica; tale capitale di risorse naturali non rinnovabili, una volta consumato, non c ’ è più e non si riformerà nel corso dei periodi di tempo che interessano le generazioni umane. L ’ attuale assalto alle risorse non rinnovabili condanna le generazioni futu re a disporre di risorse e di energia a costi sempre più alti, per cui questo sfruttamento non solo opprime oggi gli abitanti dei paesi poveri, i lavoratori dei paesi industriali, ma crea le premesse perché l ’ oppressione si faccia anco ra più pesante per le rispettive generazioni future. Soltanto pochi economisti non ortodossi hanno messo in evidenza la con traddizione fra l ’ economia borghese e la legge naturale dell ’ entropia, quella per cui le risorse naturali e l ’ energia, quando sono usate, si degradano sem

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