Problemi della transizione 1984
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
Per questa ragione nelle scuole nessuno «insegna» a leggere quello che c ’ è scritto sulla targhetta dell ’ elettrodomestico o del ferro da stiro e che spiega quanta elettricità si consuma; quello che c ’ è scritto sul vasetto di marmellata e sul fustino di detersivo; che cosa significano e perché si fabbricano in que sta maniera il pane, l ’ olio, la benzina. Produrre per chi? Può sembrare strana una critica delle merci in una società che, se ci si guar da intorno, sembra trovare la felicità soltanto nel possesso di macchine e beni materiali. Mai, forse, come in questi anni gli esseri umani, non solo quelli apparte nenti alle classi agiate, ma anche quelli appartenenti ai ceti medi e alle classi meno abbienti, hanno avuto, nei paesi industrialmente avanzati, a loro di sposizione tante merci e tanti beni materiali a prezzi così accessibili. In tali paesi apparentemente la tecnica ha realizzato incredibili conquiste nei settori più importanti dei bisogni umani: alimenti nutrienti ed equili brati raggiungono tutte le mense; la tecnica, utilizzando i più sofisticati ri trovati della scienza, permette di conservare, modificare, perfezionare gli ali menti naturali; la chimica è riuscita a «copiare» la natura con l ’ invenzione delle fibre e della gomma sintetica, dei surrogati del cuoio, dei detersivi che lavano meglio del sapone. L ’ industria riesce a fornire nuovi tessuti, materiali e colori, offrendo nuovi strumenti di fascino, di simpatia e di attrazione; è oggi possibile costruire case confortevoli, dotate di macchine per alleviare la fatica del lavoro domestico; i problemi di conoscenza e di comunicazione so no risolti con mezzi impensabili fino a pochi anni fa. Eppure sempre più ci si chiede se questa grande fabbrica della felicità, questa pioggia di merci e di comodità, è veramente al servizio degli esseri umani, come individui e come società, se veramente il progresso umano è le gato al possesso di merci e beni materiali. Dal punto di vista fisiologico, i bisogni fondamentali degli esseri umani si riducono a poche centinaia di grammi di alimenti e a due litri di acqua al giorno, ma la sopravvivenza che si ottiene in questo modo è uguale a quella delle piante e degli altri animali. In quanto animale «speciale», oltre che di un minimo di cibo questo homo sapiens ha bisogno di vestiti con cui proteggersi dal freddo, ma che parlano anche un linguaggio di rapporti sociali, di una casa in cui vivere una vita fa miliare, di un insieme di case in cui vivere una vita sociale, e, infine, ha biso gno di conoscenza e di informazione, di assistenza medica, di spazi ricreati vi, di un ambiente circostante favorevole. Ha bisogno, come ricorda Marx nei Manoscritti giovanili, di bellezza. Per millenni gli esseri umani hanno conquistato cibo, vestiario e abitazio ni utilizzando le ricchezze del suolo, della foresta, degli animali. Dai tempi della rivoluzione industriale gli esseri umani possono soddisfare i propri bisogni soltanto vendendo il proprio lavoro per guadagnare il denaro che gli consente di acquistare da altri la quasi totalità dei beni necessari per la vita, beni fabbricati dalle mani di altri ancora. Nelle società avanzate e industriali ciascun individuo è, cioè, diventato un consumatore che dipende da altri, intermediari fra lui e la natura, e soprat tutto dal proprietario terriero o dall ’ imprenditore che possiedono il suolo o
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