Problemi della transizione 1984

Produrre che cosa?

le macchine e fanno lavorare dei dipendenti che fabbricano le merci. L ’ im prenditore ubbidisce a regole ben precise: esse stabiliscono che, in seguito all ’ intraprendere, le risorse finanziarie impiegate debbano avere un premio, il profitto. (Questo vale per l ’ imprenditore privato come per quello pubbli co, per le merci come il pane oppure per i servizi come la salute; il «lavorato re» può essere il meccanico o il grande cattedratico di medicina). Le stesse regole stabiliscono i prezzi delle merci, come queste devono esse re fatte, quante devono essere, e così via; e questo vale per i servizi, per i libri su cui studiare, per le radiografie «vendute» dal laboratorio radiologico. In tale logica economica l ’ imprenditore è un benefattore perché assicura il lavoro agli operai che diventano così consumatori di altre merci, la cui richie sta permette di aumentare la produzione e i profitti, ma anche di dare lavoro agli operai, e così via. Ma allora le merci vengono prodotte per soddisfare dei bisogni reali o per tenere in moto la spirale produttiva? Nella logica della società paleotecnica in cui viviamo, lo spendere diventa la principale sorgente di delizie e, inoltre, viene a costituire un dovere socia le. La maggior parte delle merci sono rispettabili e desiderabili indipendente mente dai bisogni che possono soddisfare. In tutto questo grande gioco vengono inventati dei bisogni che spingono i lavoratori a desiderare merci e quindi a chiederle alle manifatture, e quindi ad avere maggiore bisogno di denaro, e quindi ad offrirsi in quantità cre scente come mano d ’ opera, in una spirale tale che viene da chiedersi se que sto è veramente lo scopo della vita. Per fermarsi al caso delle classi meno abbienti, nei paesi industriali non as sistiamo forse continuamente all ’ impiego del salario per sostenere consumi che rappresentano la fuga dai limiti della propria classe? L ’ indebitamento collettivo per ubbidire ad una moda di consumi ispirata dal fabbricante, fa sì che l ’ analfabetismo conviva con i più moderni elettro domestici, che le famiglie facciano sfoggio di superfluità sacrificando ben più importanti valori come l ’ istruzione e la salute e la sicurezza dei figli. La situazione non è nuova. La ruota è tenuta in moto dalle regole specifi che del capitalismo e Marx, nel terzo dei Manoscritti ' economico-filosofici 1844, fornisce, dei rapporti fra lavoratori e merci, un quadro valido ancora oggi. Nell ’ ambito della società capitalistica, della proprietà privata, «ogni uomo s ’ ingegna di procurare all ’ altro uomo un nuovo bisogno, per costrin gerlo ad un nuovo sacrificio, per ridurlo ad una nuova dipendenza, per spin gerlo ad un nuovo modo di godimento e quindi di rovina economica. Con la massa degli oggetti cresce quindi la sfera degli esseri estranei, ai quali l ’ uomo è soggiogato, ed ogni nuovo prodotto è un nuovo potenziamento del reci proco inganno e delle reciproche spoliazioni. L ’ uomo diventa tanto più po vero come uomo, ha tanto più bisogno di denaro, per impadronirsi dell ’ esse re ostile, e la potenza del suo denaro sta giusto in proporzione inversa alla massa della produzione; in altre parole, la sua miseria cresce nella misura in cui aumenta la potenza del denaro». È possibile progettare un nuovo rapporto fra gli esseri umani e le cose ma teriali, per riconoscere i bisogni prioritari da soddisfare? La risposta a queste domande rappresenta la più importante sfida per le forze della sinistra nei prossimi anni.

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