Problemi della transizione 1984

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

che il fenomeno che stiamo considerando non fa che realizzare appieno le te si tanto a lungo propugnate dai pianificatori. Il vero problema, però, è che insieme alla gente l ’ esodo coinvolge anche i posti di lavoro ed i servizi, tanto che le città sembrano oggi perdere sempre più la loro funzione di sede «natu rale» di molte attività umane. In paesi come Gran Bretagna o Stati Uniti, questo fenomeno ha contorni ormai familiari; ma in un paese come, ad esempio, la Spagna si può presu mere che esso sia solo ai suoi inizi. Qui, infatti, per gran parte degli anni ’ 50 e ’ 60 si sono riprodotti per lo più tutti i processi tipici dei paesi di recente in dustrializzazione, che comportano tra l ’ altro un ininterrotto esodo dalle campagne verso la città. Ma nel corso degli anni ’ 70 la Spagna si è adeguata a ritmo accelerato alle condizioni proprie delle economie industriali avanzate per cui è verosimile attendersi entro i prossimi anni un deciso mutamento di tendenza, dall ’ accentramento in direzione del decentramento. Proviamo ora a considerare le cause — che sono comunque assai complesse — di questo modello di decentramento (o deconcentramento). Un fattore fondamentale è senz ’ altro costituito dall ’ impressionante contrazione dell ’ occupazione nel settore industriale in gran parte delle città; ciò si è veri ficato innanzitutto perché le industrie sono oggi in grado di produrre quan tità crescenti di beni impiegando un numero di addetti sempre minore; ed in secondo luogo, perché la prevalente tendenza alla sostituzione del capita le al lavoro induce ad una dislocazione delle fabbriche in campagna, dove è possibile portare avanti con maggiore facilità processi di lavorazione a ciclo continuo. Inoltre, anche l ’ occupazione in settori tradizionalmente impernia ti sul trasporto delle merci — attività portuali e ferroviarie — mostra un ’ eguale tendenza alla contrazione, e per ragioni simili. D ’ altro canto, i settori ancora in espansione — quali le industrie manifatturiere ad alta in tensità tecnologica ed i servizi produttivi — non possono giungere in alcun modo da elementi di compensazione, essendo localizzati anch ’ essi, per la maggior parte, nelle città «minori». In paesi come Stati Uniti e Gran Bretagna si è addirittura sviluppata a li vello accademico una vera e propria industria imperniata sull ’ analisi di simili tendenze. È chiaro che queste ultime sono per lo più generate da ragioni di origine strutturale, sia pure esacerbate dalla attuale recessione mondiale, che colpisce inevitabilmente soprattutto le aziende ed i gruppi meno competitivi e localizzati in aree più sfavorite (Massey e Meegan, 1982; Bluestone e Harri- son, 1982). Ed il fatto è che in effetti in questi paesi le città più grandi e più antiche si stanno dimostrando ormai le sedi meno vantaggiose per diversi ti pi di attività. Dal punto di vista dei trasporti, ad esempio, è difficile che la rete dei collegamenti nazionali ed internazionali di una grande città oggi ri sulti superiore a quella di centri magari più piccoli, ma situati nei pressi di autostrade, aeroporti o porti commerciali. Dal canto loro, le attività specia lizzate si sono ormai da tempo trasferite altrove; cosicché le zone industriali dei grandi centri sono ormai alle corde. Inoltre, poiché tutte le attività indu striali si allontanano dalle città, altrettanto fanno, come è logico, tutti quei servizi produttivi a loro collegati. Infine, anche le nuove industrie ad alto contenuto tecnologico trovano possibilità maggiori di sviluppo in aree vergi ni, svincolate dalle pastoie delle tradizioni industriali del passato. Da quanto detto, risulta evidente come le prospettive per il futuro delle grandi città non siano per niente rosee: grandi agglomerati urbani, infatti, non possono costituire una sede idonea per quei tipi di attività che permette

90

Made with FlippingBook - Online catalogs