Problemi della transizione 1984

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

Dagli studi compiuti in alcune città, sembrerebbe di poter annoverare tra gli effetti provocati dall ’ introduzione di questi nuovi sistemi una certa redi stribuzione delle attività lavorative all ’ interno della più ampia area urbana. E vero che questo movimento avvantaggia in certa misura il principale centro economico; ma a tali vantaggi corrispondono eguali perdite subite dai centri minori. In Gran Bretagna questo fenomeno si è ad esempio verificato per Newcastle-upon-Tyne rispetto a Gateshead, situata sull ’ opposta riva del Ta migi; in Germania lo stesso sembra essere accaduto per Nurnberg nei con fronti della vicina Furth; negli Stati Uniti, per San Francisco a spese di Oak land. Così, tutti questi spostamenti si risolvono in un ’ ultima analisi in un ’ operazione a somma zero: non si riscontra cioè alcun aumento complessi vo dell ’ attività economica nella zona interessata. Ciò mi sembra logico: è difficile infatti credere che un semplice miglioramento delle condizioni di accesso all ’ interno di una area urbana possa realmente generare nuove inizia tive economiche; più semplicemente, questo si limiterà a diffondere entro un più ampio raggio attività già esistenti. Vorrei d ’ altra parte sottolineare come tutte le considerazioni finora espo ste siano semplici congetture. Non disponiamo ancora, infatti, di tutte quel le informazioni circostanziate che sole ci consentirebbero di mettere profì cuamente a confronto l ’ esperienza di due città diverse. Attualmente, stiamo realizzando una complessa raccolta di dati relativi ad alcune città inglesi e te desche, con tutte le difficoltà inerenti ad un progetto del genere. Così, finché non sarà possibile delineare un quadro complessivo della situazione, occorre consigliare la massima cautela nei giudizi. Inoltre, anche quando questo lavoro verrà portato a termine (se mai ciò si verificherà), emergerà probabilmente un nuovo problema. Il mondo cam bia; le città degli anni ’ 80 già non sono più le stesse del decennio preceden te, quando molti di questi progetti vennero inaugurati. E le città degli anni ’ 90 saranno ancora diverse. Può quindi esser utile tentare qualche congettura sulle trasformazioni che con maggiore probabilità potranno avere luogo. Altre tecnologie e il loro impatto sulle città In gran parte, i cambiamenti che potranno verificarsi nel corso del prossi mo decennio avranno origine dall ’ adozione o dal perfezionamento delle nuove tecnologie. L ’ automazione nel settore industriale — compresa la se conda e la terza generazione di robot — senz ’ altro si tradurrà nel prossimo futuro in una distruzione di posti di lavoro assai più accentuata di quella che si è verificata nel corso degli anni ’ 70. Si può già prevedere che attorno alla metà dell ’ ultimo decennio di questo secolo gli addetti all ’ industria nei paesi ad industrializzazione avanzata costituiranno solo il 5-10% della forza lavoro complessiva, la stessa quota cioè che è oggi ricoperta dai lavoratori agricoli. Per quanto riguarda poi l ’ occupazione nel suo complesso, esso subirà tagli senza precedenti, e ad ogni modo la percentuale dei posti di lavoro perduti sarà senz ’ altro superiore a quella delle opportunità di lavoro create dall ’ evo luzione tecnologica. Occorre quindi prevedere un tasso di disoccupazione as sai più elevato di quello attuale, che interesserà circa un terzo della forza la voro complessiva in molti dei paesi qui considerati. E la situazione sarà forse anche peggiore nelle vecchie città industriali, dove gran parte dell ’ occupa zione è concentrata nelle fabbriche. Si può quindi immaginare che il contra

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