Problemi della transizione 1984

Progetto Delta

1. Diversi obiettivi per un solo risultato: lo sfruttamento a. Le bonifiche Lo Stato (con la legge Baccarini del 1882) al fine di sconfiggere la malaria, «piaga» anch ’ essa secolare, interviene, prosciugando le zone «umide», con pubblici finanziamenti da prima erogati ai singoli proprietari che intendono bonificare, successivamente a consorzi, a Società anonime, più o meno stra niere. Il «flagello» della malaria resta inalterato mentre tutto il denaro rice vuto è impiegato esclusivamente nel prosciugamento e non nella trasforma zione agricola delle zone emerse. Cosicché, venendo meno l ’ ambiente che è un ambiente di lavoro (la caccia e la pesca), peggiora lo stato economico de gli abitanti di questa zona. Il Delta Po inizia a diventare una zona sottosviluppata; (non che prima ci fosse la ricchezza, però non esisteva neppure la indigenza). Una zona sotto sviluppata che produce ricchezza: si calcola infatti che con la legge Baccarini e le successive modifiche, i proprietari terrieri e le loro anonime società di Bonifica, intaschino alcune centinaia di milioni di allora. Il sistema delle bo nifiche prosegue con costanti aumenti di capitale da parte dello Stato, e all ’ inizio di questo secolo, nella sola area del basso ferrarese, la superficie prosciugata è quasi uguale a quella del territorio agricolo che in questa zona esisteva prima della bonifica stessa. Le conseguenze sociali ed economiche che derivano da una bonifica intesa quale semplice prosciugamento e non quale trasformazione colturale, per di più a spese del pubblico denaro, sono disastrose. Migliaia di disoccupati del Veneto, della Romagna, delle Marche e di altre regioni affluiscono — come «scariolanti» — per attuare i lavori in corso di bonifica. La popolazione au menta in modo abnorme e il rapporto fra mano d ’ opera agricola e offerta di lavoro, a lavori ultimati, produce quelle tipiche condizioni di povertà che fi niranno per bollare per sempre questo territorio. Inizia, dunque, una spirale di sfruttamento umano senza precedenti. Le bonifiche provocano concentra zioni di disoccupati, e nello stesso tempo, assorbendo tutti i capitali, rendo no impossibile qualsiasi forma d ’ impiego nell ’ agricoltura delle masse brac ciantili. Le terre prosciugate sono amministrate con sistemi latifondistici: mancano le strade, mancano le case, manca l ’ acqua potabile. Manca la stessa terra da coltivare. Le risorse economiche sono ancora quelle storiche, la caccia e la pesca, ma la popolazione è più che raddoppiata. Una radiografia illuminante è data da un rapporto che il dottor Feletti Spadazzi, all ’ epoca amministratore dell ’ azienda Valli e già podestà di Co- macchio, elaborò nel 1938 al fine di documentare «come e dove vive la popo lazione di Comacchio». Più che un rapporto è una denuncia vera e propria. «2397 individui vivono in 584 vani». In questi 584 vani abitano un nume ro di famiglie che rappresenta il 27% della popolazione residente. In un solo vano, spesso, se non sempre, privo di qualsiasi requisito igienico sanitario, abitavano famiglie composte da oltre 10 persone. I 584 nuclei familiari han no a disposizione da un massimo di 17,7 mq. ad un minimo di 2,80 mq. per abitante. «Degli 8853 residenti, oltre 2800 dormono in un luogo che serve da cuci na. Cioè quasi il 32% della popolazione della città dorme in 752 vani adibiti a cucina con coefficiente di addensamento di circa 3,75. Inoltre 3178 perso ne (circa il 36% della popolazione) dormono in 600 camere da letto con un

101

Made with FlippingBook - Online catalogs