Problemi della transizione 1984
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
coefficiente di addensamento di circa 5,24. Da ciò emerge che a Comacchio solo una minoranza, meno di un terzo della popolazione, dorme in una stanza da letto e in un numero di individui non superiore a 3». Il rapporto venne subito censurato e ne fu vietata la diffusione. Il regime, per tutta ri sposta, commissionò un documentario al regista F. Cerchio dove la miseria viene attenuata dalla suggestione dell ’ ambiente. È il 1942 e l ’ ambiente foto grafato influenzerà lo stesso cinema neorealista che lo considererà un am biente tutto da «esplorare e fotografare», mentre diventerà di lì a pochi anni il feudo dell'Ente per la Colonizzazione (sic. !) del Delta Padano. Anche se i fini istituzionali di questo Ente, definito dalla legge stralcio del 1950, sono diversi, identico rimane l ’ aspetto, la necessità di «colonizzare» con le bonifiche questo territorio. Identici i notevoli finanziamenti erogati dallo Stato; identici i risultati economici conseguiti. Tremendamente peggiori quelli ecologici. La riforma agraria (ovvero la presunta riforma agraria) avviene quando il paese si sta av viando verso un processo di industrializzazione senza confronto con il passa to pre-bellico. Le più alte percentuali di spopolamento si registrano infatti alla fine degli anni ’ 50 e all ’ inizio di quelli ’ 60, nel momento, appunto, in cui si concretiz zano i primi risultati dell'Ente Delta Padano. Malgrado le assegnazioni di lotti prosciugati, l ’ esodo è pari al 25-30% della popolazione. Le valli, le tanto rinomate e fotografate e cinematografate Valli di Comac chio, sono ridotte a meno di un terzo della loro estensione originale. La mi seria continua ad essere una caratteristica dominante mentre si compromette per sempre l ’ equilibrio naturale. b. L'industria Nel momento stesso che il furor della bonifica sembra smorzarsi, il territo rio del Po e il suo Delta diventano il campo ideale per la «programmazione» di interventi industriali. Lo stesso famigerato Ente Delta padano aspira a tra sformare la «colonizzazione» da agricola a industriale. Nasce una nuova grande illusione. Dall ’ inizio degli anni ’ 60 si assiste ad un insieme di proposte, di progetti, di «invenzioni» tali da far dimenticare che ci troviamo nella pianura padana, in una zona che diventa — economicamente — sempre più depressa, mentre il Po non può paragonarsi al Reno della Germania pre o post-bellica. L ’ avventura «industria», è ugualmente contrabbandata come nuovo «toc casana» economico. E sempre un obiettivo a cui riferirsi. Così come per le bo nifiche si partì strumentalizzando il flagello della malaria e successivamente si fece leva sulle «penose condizioni» per ottenere ingenti finanziamenti ser viti solo ad arricchire alcuni agrari e alcune anonime società, nonché a co struire un Ente di elefantiache dimensioni, i fini dichiarati, per la «promo zione» industriale di questo ambiente, sono sempre gli stessi: miseria, de pressione, sottosviluppo. Il che è verissimo, come tutti possono constatare; ma questi piani, la cui elencazione sarebbe interminabile, anche se fossero stati attuati, avrebbero spezzato la spirale del sottosviluppo? Fondati su una presunta navigabilità del Po, senza curarsi del suo degrado e della sua costante pericolosità basati su un ’ altrettanto presunta navigazione
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