Problemi della transizione 1984
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
si è manifestata. Ha prodotto, ammettiamolo, anche benessere. È stata spes so distrutta la materia prima del turismo, cioè l ’ ambiente, ma ha consentito condizioni economiche migliori per coloro che vivono nei luoghi del turi smo. Si potrà dire tutto della vicina Costa Romagnola (e per quanto se ne di ca, non se ne sarà mai detto abbastanza) pur tuttavia bisogna riconoscere la costruzione di una «macchina per vacanze» che finora ha indubbiamente in ciso sull ’ economia locale. Nel Delta padano, invece, no. La edificazione dei lidi, erodendo la costa, ha lambito le fondamenta dei condomini, è avvenu to l ’ esatto contrario. Ad arricchirsi sono stati i lottizzatori esterni, gli specu latori della peggiore specie, coloro che sono riusciti persino a far fallire gli originari proprietari. Terra di nessuno, in più considerata di nessun valore, la costa del Delta è stata sacrificata in un ’ orgia di speculazioni e lottizzazioni, bustarelle e compromissioni partitiche, nel più assoluto disprezzo dei vincoli idrogeologici, ambientali e paesaggistici e, ciò è grave, nella più totale indif ferenza di coloro che vivono in queste zone. Per attuare le bonifiche sono stati organizzati scioperi generali; per realizzare interventi industriali si deve manifestare pubblicamente; per poter edificare dentro il mare, al massimo ci può essere qualche sollecitazione da parte di alcune imprese locali per avere la licenza edilizia più in fretta. Ancora società anonime, in parte formate da capitale straniero, si sono accaparrate vastissime porzioni di costa (o addirit tura, come a Albarella, a nord del Po, delle intere isole), hanno pagato po che lire il terreno, sia quello di proprietà del demanio dello Stato, sia quello privato, hanno atteso alcune opere pubbliche (alcune strade e alcune urba nizzazioni). Quello che era «un arido mare di sabbia, brullo di sterpaglia» (come scrisse il ricordato Felletti Spadazzi, autore della drammatica inchiesta sulle abitazioni di Comacchio del 1938) è diventato un deleterio agglomera to edilizio, certamente più squallido di molte periferie urbane. C ’ è di più: questo ambiente è una delle zone naturali fra le più qualificate del nostro paese ed è una rarità europea. Dune, valli, barene, boschi e pinete, si susse guono (o si susseguivano) in un intersecarsi continuo di natura, per così dire, primordiale e di natura costruita, arrangiata e adattata dall ’ uomo nel corso dei secoli. Una natura «antropica», dunque, dove il fascino dell ’ ambiente naturale diventa interesse e suggestione di una cultura materiale che è anda ta trasformandosi e stratificandosi nell ’ arco di tempi relativamente brevi. L ’ importanza scientifica di questa zona è data anche dall ’ essere sorta in tempi recenti. Il territorio del Delta, come è stato affermato da più ricercato ri, nasce da un atto di forza nei confronti della natura. Un territorio che in molte parti ha meno di quattro secoli di vita «nell ’ arco dei quali si possono riconoscere differenti meccanismi di conquista e di sfruttamento», ma nei medesimi si possono anche individuare quegli interventi che nel rispetto del le risorse naturali sono stati rispettosi dell ’ uomo e delle sue esigenze. La linea della costa è mutata nel corso del tempo ma identico per secoli è rimasto il rapporto fra gli abitanti e il «loro» scenario fisico. Il caos edilizio non ha prodotto, lo si diceva prima, nessun miglioramento economico per gli abitanti locali i quali sono diventati ancor più poveri perché, oltre a non aver partecipato al banchetto della speculazione balneare neppure in veste di servitori (gran parte della mano d ’ opera edilizia e alber ghiera è stata assunta da altre province), di fatto è stato loro impedito l ’ ac cesso al mare. Quello che doveva e poteva diventare una fonte di reddito permanente, l ’ ultima possibilità per «riequilibrare» effettivamente questa zona depressa con quelle metropolitane, è stata spogliata dai nuovi coloniz
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