Problemi della transizione 1984
Progetto Delta
zatori turistici. Ora, non è tanto la mole dei metri cubi realizzati a tutt ’ oggi che può scan dalizzare, alcuni milioni di metri cubi non sono un gran caos rispetto alle de cine realizzate a nord e a sud di questo territorio, e neppure è il lato morale della vicenda ad indignare, l ’ aver lucrato sulle risorse altrui; semmai è la mancanza di quegli interventi collaterali — dal rispetto idrogeologico, alla valorizzazione delle «bellezze naturali» — che avrebbero dovuto far seguito alle lottizzazioni «selvagge», rendendo ancor più drammatica l ’ edificazione della costa del Delta. 2. Il rosso guarda al verde Questo è un primo, schematico, approccio al tema del parco del Delta. Non dà ancora risposte al perché delle scelte contenute nel progetto di legge elaborato dalla Regione Emilia-Romagna e non spiega ancora il perché dell ’ insistenza per realizzare questo parco, quando l ’ ambiente sembra essere ormai marchiato per sempre da uno sfruttamento continuo. Del Parco del Delta si parla da tanto tempo; nella letteratura specializzata è un parco fa moso, nella realtà operativa, al contrario, non esiste e non si sa quando potrà esistere. Un progetto degli anni ’ 70 che prese il nome di «parco a fini multi pli», forse nella preoccupazione di sottolineare i «fini multipli» rispetto al parco stesso, e che generò al solito speranze e attese, ma risultando l ’ ennesi mo tentativo di conciliare contrapposte esigenze che, non potendosi manife stare reciprocamente, ne hanno causato l ’ accantonamento. D ’ altra parte è conciliabile la compresenza di fasce/aree industriali, con quella di attività che vanno sotto il nome di «organizzazione del tempo libe ro»? Ciminiere e parco naturale insieme? (Di ciminiere c ’ è già quella di Por to Tolle che, prima o poi, incomincerà ad avvelenare l ’ ambiente deltizio, mentre quelle dell ’ ANIC di Ravenna lo fanno già da anni). Ovvero: sarebbe dovuto essere un parco naturale con lottizzazioni a valan ga o un «continuum» urbanizzato con alcuni biotopi naturali? L ’ errore di fondo fu proprio quello d ’ isolare il progetto del parco dal qua dro generale della pianificazione urbanistica in essere nel più importante co mune, quello di Comacchio che ha un ’ estensione territoriale di circa 27 mila ettari. Negli stessi anni, infatti, il piano regolatore di Comacchio, la cui ela borazione era durata più di 15 anni, stava per essere approvato definitiva mente dopo defatiganti discussioni e compromissioni. Contemplava ancora la possibilità di realizzare alcuni milioni di metri cubi mentre altri venivano per il momento ibernati in attesa di una «seconda fase», considerata da tutti non troppo futuribile. Giunte di sinistra prima, di centro-sinistra e dopo, quadripartite (PCI, PSI, PSDI e PRI) avallavano l ’ edificazione massiccia del litorale pur dichiarandosi, e non poteva essere altrimenti, favorevoli al parco, ad un parco ovviamente a «fini multipli». Prima le case e poi il verde. .. nella logica consueta rivolta ad ottenere subito ciò che si può fare e rimandare ad un domani migliore le scelte qualificanti (prima le bonifiche, poi la riforma agraria...). Inserito in una prospettiva distorta e distorcente il progetto finì per essere dimenticato senza troppo rimpianto per le forze politiche locali (come pure per quelle provinciali e regionali). Un lacerante (però molto costruttivo) «di battito» all ’ interno del PCI comacchiese (il partito di maggioranza relativa)
105
Made with FlippingBook - Online catalogs