Problemi della transizione 1984

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

dette luogo sul finire degli anni ’ 70, ad una svolta radicale, che influirà sulla dichiarazione programmatica della giunta eletta nel 1980 e che confluirà nel convegno sull ’ assetto economico e culturale, tenutosi l ’ anno successivo, rap presentando, in ultima analisi, l ’ avvio della revisione degli strumenti urba nistici e delle politiche programmatone in essere. Il partito comunista, non solo per la sua rilevanza numerica ha sempre avuto un ruolo determinante sia nel sostegno (e nell ’ incitamento) ad accelle- rare i lavori di bonifica del dopo-guerra (e la disoccupazione imperante giu stificava tale scelta) sia nell ’ avallare e sollecitare programmi di sviluppo in dustriale (in modo sicuramente più acritico o culturalmente meno giustifica bile) sia, infine, nella cementificazione della costa. «Rosso più verde» è una prospettiva e un impegno molto recente. Il partito comunista comacchiese potrà e saprà trovare tutte le giustificazioni storiche alle varie situazioni, ma avrà molte difficoltà a dimostrare l ’ opportunità di una linea politica che per molti anni è stata micidiale per questo territorio. Va, comunque il merito al partito comunista ferrarese (e naturalmente co macchiese) di avere saputo e voluto cambiar pagina, di aver saputo e voluto tagliare tutti i legami con il passato, per innescare una nuova fase fondata sul rispetto dell ’ ambiente naturale. Se il parco, oggi, ritorna ad essere una pro spettiva reale, questo lo si deve al partito comunista, il solo che abbia sapu to, ripeto pur con lacerazioni e con costi politici tutt ’ altro che modesti, porsi in modo nuovo di fronte alle tematiche dell ’ assetto territoriale. (Si leggano, a questo proposito la relazione introduttiva al convegno prima ricordato, realzione fatta dal vice-sindaco di Comacchio Cesare Luciani, e gli appassio nati interventi dell ’ assessore alla provincia di Ferrara Diego Cavallina che ri flettono puntualmente l ’ orientamento della federazione del PC ferrarese. Ciò, non tanto per «coprire» le responsabilità del partito comunista o per creargli un ’ immagine diversa, quanto piuttosto per sottolineare che altre forze politiche, parimenti responsabili di quanto è avvenuto nel Delta pada no, non hanno ancora dimostrato un atteggiamento inequivocabile rispetto a questo tema. In particolare è latitante la Democrazia Cristiana, il governo della Regione Veneto fino a questo momento è del tutto disinteressato alla formazione di un parco che investa anche il suo territorio deltizio. Per non dire poi della gestione dell ’ Ente Delta Padano, sempre a presidenza DC fino alla sua soppressione / riconversione ad altro Ente (PERSA) che pur cambian do l ’ appartenenza partitica del presidente non sembra averne mutata la so stanza «imprenditoriale»). Né si dovrebbe tacere delle altre forze politiche, del PSI, in primis che — si dice — abbia ancora molti interessi, non solo culturali, in questo territo rio. Le responsabilità delle varie forze politiche emergeranno col tempo, così come, per ritornare al PCI, emergerà l ’ atteggiamento più che ambiguo del Partito comunista di Ravenna teso a difendere i cacciatori. 3. Un diverso approccio al tema Per cercare di capire un territorio si utilizzano, di solito, schemi consueti e sperimentati di analisi storiografica tesa ad individuare cause ed effetti che hanno determinato evoluzioni e rivoluzioni del territorio stesso. Nel caso specifico le analisi sono state ampie e dettagliate, tanto che la do verosa ripetizione degli argomenti di fondo rischia di dar per scontato un te

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