Problemi della transizione 1984
Progetto Delta
ma che, in ogni caso, resta ancora da sviluppare e da capire. Sì, perché le analisi o sono servite per denunciare la situazione o per suffragare interventi settoriali (spesso, se non sempre, come si diceva, di segno contrapposto) o per chiudersi in una snobistica affermazione che ormai non c ’ è più nulla da fare e che l ’ unica e ultima speranza è aspettare la vendetta della natura per poter un giorno cancellare le tante offese finora arrecate a questo ambiente. Capire un territorio è però anche cercare di leggerlo in modo nuovo e so prattutto tentare di individuare quelle scelte progettuali che possono garan tire l ’ affermazione delle sue potenzialità e, forse, qui sono mancate proprio queste scelte progettuali ovvero non sono state espresse con sufficiente deter minazione. Il progetto del parco potrebbe (e dovrebbe) essere l ’ occasione per farlo; l ’ occasione per realizzare un servizio pubblico e per recuperare un intero territorio. Tralasciamo, perciò, i misfatti e tentiamo una lettura finalizzata al parco, dando per scontato che il parco si possa e si debba ancora fare. Il territorio del Delta nella cartografia sei-settecentesca è stato rappresenta to in modo che potremmo definire «bizzarro». Bizzarro nel senso che, in mancanza di strumento geodetici di riferimento è stato di volta in volta dise gnato in modo diverso, in modo da sembrare un ambiente in continuo mu tamento. Queste numerose carte storiche, difficilmente confrontabili l ’ una con l ’ altra, quasi rappresentassero territori diversi, riflettono comunque una realtà: sono sempre diversi, ma anche l ’ articolato e complesso rapporto esi stente tra la terra e l ’ acqua che è la caratteristica del Delta, è stato in conti nuo mutamento. Studiando il posizionamento delle Dune è stato possibile descrivere come la linea della costa sia variata, e variata in modo piuttosto consistente, sia per fattori naturali sia per interventi umani dovuti al coinvolgimento di fiumi o allo spostamento degli alvei. È stato rilevato (M. Bondesam in «Ricerche sul la riduzione delle dune litoranee ferraresi dalla fine del XIX secolo al 1970», Ferrara, 1971) che subito a nord di Porto Garibaldi «la maggior parte del ter ritorio si è formata negli ultimi due secoli, il complesso comprendente i maggiori rilievi dunosi è andato in erosione a partire dalla fine del secolo scorso». Ancora più a Nord «il territorio è di origine più antica». Però «anche qui l ’ erosione marina ha asponato oltre il 70% delle dune esistenti alla fine del secolo scorso». Si è detto dell ’ erosione antropica dovuta allo sviluppo edilizio dei lidi (a Scacchi e a Pomposa nel 1970 era stato distrutto circa il 33% del cordone du noso) e delle trasformazioni idrauliche dovute alle bonifiche. A Sud di Porto Garibaldi «anziché erosione si ha accrescimento del territorio» la pressoché scomparsa delle Dune in questa zona «è da attribuire esclusivamente allo svi luppo edilizio di Lido degli Estensi». Ancora più a sud il territorio si è forma to dopo il XVI secolo. Tanto è stato mutevole e tanto è mutato questo territorio, anche nel re centissimo passato, che è sembrato opportuno abbandonarlo a se stesso, op pure è sembrato idoneo — predisposto, quasi — ad essere ulteriormente tra sformato. Se si considera la cartografia realizzata dagli agrimensori napoleonici all ’ inizio dell ’ ’ 800 — una cartografia ad hoc, per la prima volta rilevata con strumenti scientifici e per la prima volta finalizzata a documentare 1 '«am biente naturale » — si può tentare di fissare una situazione «ottimale», in quanto specifica di un equilibrio e, soprattutto, di una «conformazione»
107
Made with FlippingBook - Online catalogs