Problemi della transizione 1984
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
IDEALE. Ideale nel significato intrinseco di «modello» a cui aspirare; di pun to di riferimento a cui, appunto idealmente, tendere. Nei fatti all ’ inizio dell ’ ’ 800 si è in presenza di una conformazione ormai consolidata, certo con punti «mobili», come la costa e il cordone dunoso, e stabilizzata rispetto agli stravolgimenti precedenti e seguenti. Dalla lettura di queste carte e dalla conoscenza dei testi storici si ha la per cezione di un ambiente eccezionale — al limite del fantastico, del fiabesco, che chiunque, oggi, vorrebbe conoscere, visitare, capire. (Queste carte rap presentano un vero e proprio taccuino di viaggio; si sa che i «grandi viaggia tori» dell ’ inizio dell ’ ’ 800 non amavano troppo questi territori palustri e la gunari, frequenti in molte parti del paese... Adesso, invece, sono una ecce zione, una rarità). I boschi e le barene, i cordoni dunosi e gli specchi di acqua vallivi, si succe dono l ’ un con l ’ altro, intersecandosi e ritmandosi come in una composizione «astratta» (tesa a rappresentare l ’ infinito) e, ad un tempo, come in una com posizione «naturale», fino a formare un diaframma trasparente e, ciò nono stante, consistente, fra la terra e il mare. La terra che diventa acqua e l ’ acqua che diventa terra. .. (Dispiace non avere a disposizione delle descrizioni letterarie: si finisce per sembrare un poco enfatici, ma anche l ’ enfasi, a volte, può servire per testi moniare un territorio che non assomiglia a nessun altro e per il quale nessuna proposta pianificatoria potrebbe (o dovrebbe) ricondursi alla prassi ordina ria, anche se altrove verificata e sperimentata positivamente). Non si creda, comunque, che questo mondo che appare frutto della fanta sia, un mondo del quale Venezia costituiva l ’ emblema e la raffigurazione ar tistica più alta, fosse un territorio di frontiera fra il reale e l ’ irreale; e, tanto meno, fosse un territorio marginale alla vita degli uomini. Qui non c ’ erano i leoni. .. così fìtti nelle cartografìe storiche. Qui c ’ era una civiltà. Se guardiamo, quasi attraverso una lente d ’ ingrandimento, fra gli alberi e gli scanni, i dossi e le paludi notiamo una civiltà ricca e suggestiva, dove l ’ uomo anche qui, è protagonista e sensibile attore. L ’ ambiente non era considerato oggetto di contemplazione; esso era occa sione e stimolo per il lavoro e l ’ evoluzione sociale. La pesca nelle sue varie forme e articolazioni di lavoro, con tutti gli accor gimenti e gli strumenti necessari e conseguenti a secoli di una attività prima ria che si perde nell ’ origine stessa di questo luogo. E a contorno della pesca, spesso se non sempre finalizzato alla pesca stessa, l ’ insieme delle attività de rivanti dall ’ uso dei prodotti di questa zona: le canne e l ’ erba palustre da in trecciare, i manufatti per i «lavorieri», per le barche e per le case, insomma, per quella società che viveva utilizzando e sviluppando ciò che produceva il proprio ambiente. Non era una società povera o abbandonata o emarginata. Neppure era una comunità isolata o autosufficiente, autarchica. Qui si esprimeva una speciale società agricola molto attrezzata per la pesca e sempre rapportata ad altre società, in un interscambio continuo di rapporti umani e di esperienze culturali. Era, ed è ciò che conta, un territorio dove la presenza umana caratterizzava l ’ ambiente stesso al pari della natura. Furono le bonifiche, prima, e le speculazioni edilizie, dopo, si è detto, a stravolgere questo secolare rapporto umano-ambientale, produttivo e cultu rale. Neppure si può attribuire alla società industriale la crisi di un equilibrio
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