Problemi della transizione 1984

Progetto Delta

bientale storica, possono costituire i punti di partenza per la riconversione e riabilitazione di un territorio che dovrebbe oltrepassare i confini stessi del territorio deltizio. Ecco, allora, l ’ ipotesi formulata all ’ inizio di fare un parco organizzato per «stazioni», per luoghi quindi inter-dipendenti, l ’ uno dall ’ altro, tali da costi tuire un insieme di capisaldi da connettere reciprocamente per definire non tanto le caratteristiche del parco quanto quelle del territorio. 4. Il parco del Delta del Po (per ora limitato al territorio della regione Emilia-Romagna) Sempre per approfondire la spiegazione, consideriamo un esempio con creto. C ’ è il bosco della Mesola, famoso ed insigne monumento naturale, vera e propria riserva intangibile; c ’ è la Sacca di Goro e ci sono le Valli Bertuzzi e Cannaviè e c ’ è una quantità ancora di luoghi importanti e significativi. All ’ interno di questo vasto perimetro ci sono insediamenti umani di varia natura, alcuni più o meno storici, altri di tipo balneare. C ’ è anche la presenza di aree bonificate. C ’ è, per ultimo, una soluzione di continuità fra questo perimetro, che possiamo definire la «Stazione più a Nord», e quelli successivi. Illusorio sarebbe considerare anche questo spazio intermedio parte integrante del parco. Almeno per ora. Siccome la bonifica (e questo spazio intermedio è pressoché tutto bonificato) è stata (ed è) un delitto ecologico, se venisse considerato parco, il parco assumerebbe il carat tere di «camera mortuaria». Pochi necrofili visiterebbero un parco simile. Nello stesso tempo, all ’ interno del perimetro prima citato si debbono com piere con urgenza degli interventi di risanamento e di riallargamento di aree già bonificate e si debbono predisporre quell ’ insieme di attrezzature che consentono di poter visitare questa zona. Il disegno del parco coincide quindi con il disegno dell ’ assetto territoriale, il quale, a sua volta, si rifa a quelle indicazioni dell ’ assetto preesistente inciso nella cartografia storica; (e si rifa ad esso non tanto per amore di un passato perduto quanto perché nessuna fantasia progettuale sarebbe in grado di competere con quella che la natura e l ’ uomo, nel corso dei secoli, avevano saputo conferire a questo ambiente). Bisogna individuare le zone di sosta e quelle di transito, i punti di osservazione e i luoghi di divagazione. Le zone da riservare allo studio e quelle da visitare solo in certi momenti, in un nu mero definito di persone: le zone permeabili e quelle non sempre frequenta bili. Si dovrà definire inoltre come riallargare Valle Falce, brutalmente boni ficata all ’ inizio degli anni ’ 70 (quale testamento dell'ormai defunto Ente Delta Padano); come intervenire per il riallargamento parziale di Valle Gi- ralda, onde riattribuire all ’ abazia di Pomposa il suo originario scenario d ’ ac qua. E occorre altresì stabilire in che modo questa stazione si connetta con l ’ ambiente costruito dei lidi non certo per continuare la proliferazione quan to per iniziare il loro recupero, la loro stessa riqualificazione di consistente patrimonio edilizio. Infine gli insediamenti più o meno storici esistenti, dovranno e potranno assumere un ruolo attivo quale supporto già in essere sia per la permanenza degli abitanti sia per i servizi che sono indispensabili alla gestione della Sta zione del Parco. A questo punto, il concetto di «Stazione» non sta più ad in

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