Problemi della transizione 1984
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
dai massicci investimenti stradali degli anni ’ 60 e ’ 70. Il nuovo sistema di traffico disegnato dal piano propone una spesa favore vole alla mobilità di massa nella misura del 68% rispetto a quella individua le. Vengono infatti raddoppiati gli 85 chilometri di trasporti su ferro attual mente in esercizio, con la proposta di nuovi tronchi di metropolitana, ma specialmente esaltando il ruolo delle ferrovie regionali: queste sono collegate alla città attraverso le numerose stazioni già esistenti, ma intese per il futuro come scambiatori di traffico e luoghi emergenti del tessuto urbano. Una concezione insomma modernissima e non ancora applicata in Italia, dove sa remmo felici di vederla imporsi, magari cominciando da Bologna e dalla sua regione. Il che non significa, naturalmente, che il piano di Madrid sotto valuti il ruolo della grande viabilità, alla quale comunque con il trasporto di massa vuole sottrarre una parte dei 5 milioni di spostamenti ad essa ancora attribui ti, sugli 11 milioni che giornalmente si svolgono nall ’ area metropolitana. Per le autostrade urbane sono allora ridotti rispetto al passato gli interventi strategici capaci di determinare nuovi flussi di traffico, mentre la maggior parte degli investimenti previsti per la viabilità tende a razionalizzare e flui dificare la mobilità esistente e a potenziare l ’ assai scadente rete stradale della periferia. Altrettanto significativa è la concezione proposta dal piano per le infra strutture energetiche: scartata ogni massiccia espansione, il tema da affronta re era anche in questo campo la riorganizzazione e l ’ ammodernamento delle reti esistenti. La rete elettrica, cresciuta per tronchi non gerarchicamente se lezionati, subirà essenzialmente un processo di razionalizzazione, con la creazione di nuovi corridoi elettrici ad alta tensione e il miglioramento della rete di distribuzione capillare. Più impegnativa la trasformazione che riguar da la rete del gas, relativa ad un settore energetico sottoutilizzato fino ad og gi, ma destinato a grandi prospettive con il completamento dei gasdotti na zionali, i contratti in corso per l ’ acquisto di gas naturale nordafricano e le speranze per l ’ estrazione di quello spagnolo. I gasdotti arriveranno da nord, est e sud, ma una nuova linea tangenziale di distribuzione ad alta pressione unificherà la vecchia rete radiocentrica, consentendo lo sfruttamento del gas sia nelle zone industriali sud-orientali che nelle zone nord-occidentali in pre valenza abitative. Anche nel campo delle infrastrutture ecologiche il piano è costretto ad af frontare problemi di riequilibrio territoriale, insieme ai pesanti ritardi strut turali relativi a tutta l ’ area madrilena. Per il rifornimento idrico le aree sud orientali sottodotate attingeranno anche al bacino del fiume Jarama (ad est della città) e non più soltanto al bacino artificiale di E1 Pardo, lungo il Man- zanares a nord di Madrid. Così come proprio nel settore orientale è program mata la realizzazione di nuovi depuratori e di nuovi parchi naturali irrigati con le acque di depurazione: una zona agricola sperimentale è stata anche individuata appositamente per l ’ impiego di fanghi fertilizzanti ricavati dai depuratori. Due nuovi collettori fognari di gronda proteggeranno l ’ oggi in- quinatissimo Manzanares, rappresentando l ’ intervento prioritario di un este so programma per la riorganizzazione generale delle fognature. Mentre, dunque, per l ’ infrastruttura sociale e tecnologica della città il pia no propone una radicale alternativa, per le destinazioni produttive e residen ziali la strategia urbanistica è quella di qualificare il patrimonio esistente, ac crescendolo nei limiti delle pure necessità fisiologiche. Per l ’ industria il pia
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