Problemi della transizione 1984
Recuperar Madrid
no tende a conservare la destinazione produttiva alle fabbriche ancora in funzione poste all ’ interno dei tessuti urbani e addirittura prevede la creazio ne di 14 piccole nuove aree attrezzate artigianali, nelle zone semicentrali della città. D ’ altro canto le aree industriali di nuova previsione sono tutte di completamento, con l ’ obiettivo esplicito di contribuire e riorganizzare le zo ne produttive preesistenti. Più articolata è la strategia per gli insediamenti terziari. Nel settore della distribuzione si tende ad espandere la grande area centrale lungo assi com merciali che si spingono fin nei tessuti della prima periferia, mentre nelle zo ne più esterne è prevista la nascita di nuovi centri secondari direttamente col legati agli scambiatori di traffico e spesso integrati con i nuovi complessi di servizi sociali; mentre per i nuovi mercati generali è confermato l ’ insedia mento già in corso di attuazione nel quadrante esterno meridionale, raccor dandone meglio gli accessi ferroviari e stradali. Più drastica, invece, la restri zione nei confronti di nuovi uffici nelle aree centrali e semicentrali, dove fra l ’ altro gli elevati oneri immobiliari hanno contribuito a porre fuori mercato una grande quantità di edifici terziari recentemente ultimati. Il piano spera al contrario di stimolare la costruzione di nuovi uffici a costi più ridotti in particolari zone della periferia legate alla produzione e al traffico, come la grande autostrada urbana nord-sud, l ’ aeroporto, i mercati generali e le mag giori zone industriali. La strategia residenziale del piano prende le mosse da un severo ripensa mento di quanto è avvenuto nell ’ ultimo ventennio e da una realistica alter nativa per il futuro. Il patrimonio residenziale di Madrid ammonta oggi a 1.100.000 alloggi, dei quali 130.000 sono permanentemente vuoti e 35.000 sono utilizzati saltuariamente come abitazioni secondarie per turisti o uomi ni d ’ affari: la crisi edilizia è ormai grave, se fra le case costruite nell ’ ultimo decennio 1 su 4 risulta invenduta. Il piano fa due ipotesi per la produzione abitativa futura, considerando più attendibile quella di 12.000 nuovi alloggi annui, cioè circa la metà di quanto si è costruito negli anni ruggenti: e, in base ai finanziamenti pubblici considerati disponibili, ritiene che l ’ edilizia agevolata e sovvenzionata possa realizzare intorno al 45% delle previsioni complessive allo scopo essenziale di fermare l ’ emorragia verso la cintura me tropolitana dei ceti popolari e in patricolare delle giovani coppie. Aperta mente favorevole al recupero edilizio, il piano ne individua le zone di inter vento, distinguendone le caratteristiche: ristrutturazioni radicali in periferia di quartieri degradati e delle ultime «chabolas» (le baracche), ma anche re stauro nelle zone più centrali, da condurre per interi isolati o per singoli edi fici a seconda dei casi. 3. Piano e regime dei suoli La strategia del recupero urbano emerge, dunque, chiaramente dalla de scrizione dei suoi contenuti: individua e affronta i principali problemi esi stenti, propone per questi soluzioni concrete e realistiche, valorizza insieme le scelte sociali e quelle produttive, usando tanto interventi pubblici quanto iniziative private; in particolare, applica la legislazione spagnola per la piani ficazione e l ’ attuazione urbanistica secondo interpretazioni evolutive e ne ri cava una strumentazione operativa di grande interesse. In base alla legge del 1976 il piano opera, infatti, la cosiddetta «classifica
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