Problemi della transizione 1984
Recuperar Madrid
ne, un uso attento dei meccanismi compensativi e dei diritti di cessione con sente, comunque, di ottenere una forte riduzione del costo delle aree fabbri cabili per le abitazioni popolari economiche. Ancorché il piano sia concepito per il medio periodo nelle grandi linee, le sue previsioni attuative private e specialmente pubbliche sono dimensionate soltanto per i due prossimi quadrienni programmati. Una cura particolare è stata prestata al sistema di investimenti pubblici generali e di quartiere, le cosiddette «acciones», le azioni determinanti per la trasformazione e la cresci ta fisiologica della città: un vero e proprio «piano dei servizi», diremmo in Italia, ma esteso sia ai servizi sociali (quelli del nostro decreto sugli stan- dards), che ai servizi tecnici — trasporti, viabilità, infrastrutture energetiche ed ecologiche — e perfino agli interventi pubblici nei settori abitativo e pro duttivo. La particolare attenzione dedicata all ’ azione pubblica non tende certamente a sottrarre all ’ iniziativa privata i suoi indispensabili spazi di ma novra: al contrario è consapevole che la maggior parte del territorio pianifica to per trasformazione o per crescita è inevitabilmente soggetta ai meccanismi di mercato e che, dunque, l ’ iniziativa urbanistica deve concentrarsi nel pia nificare l ’ azione pubblica. Da questa ci si attendono effetti diretti, capaci di arricchire le prestazioni urbane, e indiretti, tesi cioè ad influenzare o stimo lare l ’ azione privata. Il piano prevede, dunque, un sistema di oltre 3000 «azioni» pubbliche per i trasporti e la viabilità, per le infrastrutture energetiche ed ecologiche, per le attrezzature sociali, gli spazi liberi e le zone verdi, le attività economiche e l ’ abitazione. Questi interventi, suddivisi nei due quadrienni programmati, verranno a costare circa 3000 miliardi di lire italiane a prezzi 1982 e sono già stati di massima concordati con le amministrazioini dello Stato e della Regio ne per le quote di rispettiva competenza: va infatti ricordato che, come in Italia, anche in Spagna la spesa pubblica è fortemente accentrata e la quota nazionale spettante ai comuni arriva appena al 14% del totale. In ogni caso si deve sottolineare l ’ atteggiamento realistico con cui è stato approntato lo strumento urbanistico, che mira in sostanza ad inquadrare l ’ iniziativa in una strategia generale sostenuta da precisi interventi pubblici programmati, ma in questo quadro lascia libero il mercato di reagire elasticamente ai variabili stimoli del sistema economico. 4. La forma del piano Da quanto fin qui descritto potrebbe apparire che il piano per «recuperar Madrid» fosse solidamente, ma anche esclusivamente, ancorato a «contenuti» urbanistici — per altro difficili da contestare — , affidando soltanto a questi la definizione della «forma» urbana in evoluzione. E invece vero il contrario, anche perché, proprio come in Italia, in questi anni si è sviluppata in Spagna una vivace dialettica sulla cultura della città e il piano di Madrid rappresenta anzi uno dei contributi fondamentali a questo dibattito. La contrapposizio ne assume talvolta anche in Spagna i caratteri manichei del progetto opposto al piano, dell ’ architettura usata contro l ’ urbanistica: c ’ è chi ha scritto addi rittura che la parola urbanistica andrebbe soppressa dal vocabolario e sosti tuita con l ’ espressione «opere pubbliche». Anche nei confronti di queste polemiche proposizioni il piano di Madrid suggerisce realistiche soluzioni per fare degli interventi pubblici non l ’ alter
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