Problemi della transizione 1984
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
nativa dell ’ urbanistica, ma la spina dorsale delle scelte pianificatone. In ter mini più ampi, però, si può dire che la problematica della forma urbana ha rappresentato una componente costante di tutto il processo di formazione del piano. Ad esempio l ’ analisi critica dello sviluppo della città ha denuncia to fin dall ’ inizio il dato negativo della «crescita a salti», foriera di patologie sociali e funzionali e anche di pericolosi sprechi di suolo: sul terreno dei con tenuti il piano ha in questo caso proposto di utilizzare gli interstizi inedifica ti per colmare il deficit di servizi e di affidare ai trasporti pubblici di massa il collegamento rapido dell ’ edificazione discontinua. Ma contemporaneamen te l ’ attenzione alla tematica morfologica suggeriva in alcuni casi di sfruttare i vuoti di edificazione per creare cunei di penetrazione verde nella città, sem pre ostentatamente disegnati e attrezzati con carattere urbano; in altri casi invece di usare la nuova edificazione, per suturare e ricomporre i margini slabbrati del tessuto edilizio preesistente: obiettivi questi ultimi dichiarata- mente formali — non formalistici — , che però si sono composti sistematica- mente con le scelte di contenuto. Si è addirittura voluto sperimentare durante la redazione del piano un particolare contributo della architettura alla definizione dell ’ urbanistica. Così 50 aree problematiche sono state proposte per un progetto di idee ad al trettanti gruppi professionali selezionati, mentre erano ancora del tutto im precisate le scelte urbanistiche specifiche e quelle generali al contorno delle zone di intervento: si trattava di servizi sociali o di abitazioni pubbliche, di nodi di interscambio per i trasporti o di sistemazioni a verde, da affrontare con progetti condizionati esclusivamente dalle preesistenze. Ne sono uscite soluzioni variamente valide, ma numerose fra queste hanno fornito un con tributo determinante, sia alla specifica definizione urbanistica della zona in teressata, sia e specialmente a suggerire approcci sistematici a problemi di piano che l ’ urbanistica non aveva rilevato. Le «50 ideas para recuperar Ma drid», convenientemente esposte e pubblicizzate, sono infine servite indiret tamente a facilitare da parte dei cittadini la comprensione dei lavori di piani ficazione in corso, contribuendo così a smitizzare il processo urbanistico. Né si deve pensare che il problema della forma urbana sia stato considera to unicamente alla scala dell ’ intervento limitato o del complesso architetto nico: gli urbanisti di Madrid tengono anzi a sottolineare con precisione che il piano propone cinque grandi cambiamenti alla forma della città, trasforma zioni che saranno la somma di interventi pubblici e privati, di nuove disci pline edificatorie e di nuove destinazioni d ’ uso, che tutti insieme finiranno per comporre un nuovo disegno urbano. Uno solo di questi riguarda la parte interna della città — centro storico e quartieri ottocenteschi — alla quale dunque viene riconosciuta implicitamente una forma consolidata, qualitati vamente valida. Si tratta della ristrutturazione della zona di Atocha, l ’ area industriale e popolare che risale al XIX secolo, al centro della quale la stazio ne ferroviaria — uno splendido edifìcio di architettura del ferro — viene riu tilizzata come centro culturale cittadino; mentre la nuova stazione legger mente arretrata diventa il nodo di interscambio di tutto il traffico del qua drante metropolitano meridionale. L ’ operazione, confinante con il grande parco del Retiro e con il famoso museo de! Prado, provoca la trasformazione di tutto il quartiere e si collega con una seconda operazione, sempre legata alle infrastrutture per la mobilità, destinata ad aprire la città verso sud e ver so i comuni della cintura industriale. Altre due grandi modificazioni morfologiche riguardano invece la perife
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