Problemi della transizione 1984

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

testantesimo, che il partito nazista diventa in gran patte un partito di massa; non a caso nella caduta generale fra il 1930 e il 1933 dei pattiti borghesi, il partito cattolico del Centro è l ’ unico che mantenga le sue posizioni, questo non per ostilità nei confronti del nazismo, ma perché il nazismo stenta a pe netrare nelle aree cattoliche, per ragioni che qui non è possibile approfondi re. Nel 1934 la chiesa protestante viene messa a dura prova dallo stesso regi me nazista, che compie il tentativo di far crescere una chiesa nazionale di nuova formazione, che unificasse elementi razzistico-pagani ed elementi della tradizione cristiana con la formazione di una nuova chiesa nazionale, quella dei Deutsche Christen, che si presentano come militi del regime, che definiscono le S. A. di Cristo e rappresentano quindi una sorta di braccio spi rituale della cosiddetta rivoluzione nazista. Questo intervento del nazismo all ’ interno del protestantesimo come struttura ecclesiale e come patrimonio religioso riesce a produrre nell ’ ambito del protestantesimo una frattura che sfocerà nella cosiddetta chiesa confessante, e quindi in un momento di emancipazione del protestantesimo rispetto allo stato. Proprio pochi giorni fa, all ’ inizio di marzo, qualcuno di voi avrà visto che è motto il capostipite della resistenza della chiesa evangelica, come gruppo minoritario non nella sua maggioranza, nei confronti del nazismo, il pastore Martin Niemòller. Dopo il 1945, dopo tutta l ’ esperienza del Kirchenkampf, durante il nazi smo, dopo l ’ esperienza dei campi di concentramento, egli fu il promotore della cosiddetta dichiarazione di colpa di Stoccarda, che nell ’ autunno del ’ 45 si fece carico di un movimento di completa autonomizzazione della chie sa evangelica rispetto allo stato. Credo che questo fatto sia uno dei fatti nuo vi più importanti per capire la libertà d ’ azione che la chiesa evangelica, a partire da questo momento, assume nei confronti del nuovo sistema politi co. Si tratta di un fatto importante anche perché, soprattutto dopo la fonda zione della Repubblica Federale Tedesca, nel 1949, il gruppo dominante è rappresentato dall ’ Unione democratico-cristiana, partito non confessionale ma interconfessionale, ma con marcata presenza cattolica e, da un cancelliere come Adenauer, che lega, si può dire, le sorti della Germania, in nome pro prio della Chiesa cattolica e di una tradizione più cattolica che cristiana, alle sorti del blocco occidentale, dell ’ antisovietismo e successivamente del Patto Atlantico; quindi l ’ autonomia della Chiesa protestante in questo contesto assume un rilievo particolarmente significativo. Di qui la ragione per la qua le i primi movimenti degli anni ’ 50 trovano nella chiesa protestante uno dei centri di aggregazione più importanti. Evidentemente allora il rifiuto nasce va direttamente dalle ceneri della Germania sconfitta e nello stesso tempo era, più che un gesto di attenzione, un gesto di preoccupazione in un mo mento in cui la Germania divisa vedeva confermata la divisione della unità nazionale dell ’ inserimento dei due tronconi di stati tedeschi in due blocchi diversi e contrapposti e quindi si arrivava direttamente alla contrapposizione di due diversi eserciti tedeschi. Questa è la motivazione politica e morale fondamentale che sta alla base del rifiuto al riarmo sin dagli anni ’ 50. Tuttavia, il movimento degli anni ’ 50 in tutte e tre le espressioni, che ho riferito prima, si presentava in maniera relativamente diversa dal movimento di oggi, perché vi era una componente non spontanea bensì organizzata che faceva capo direttamente al sindacato e al partito socialdemocratico. Oggi non vi è più una componente di questa natura, nel senso che né i sindacati né il partito socialdemocratico per le ragioni che vedremo, come tali fanno

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