Problemi della transizione 1984

Il movimento per la pace nella RFT

con il movimento per la pace. Poi vi è un ’ ala rappresentata dal presidente del partito, ex cancelliere e attuale presidente dell ’ Internazionale Socialista, Willy Brandt, che è l ’ ala interessata a portare avanti ad ogni costo il negozia to per la riduzione degli armamenti ma non nel senso indicato da Schmidt, per il quale scaduto un certo termine, subentrava l ’ accettazione dei missili, ma nel senso del negoziato a oltranza per arrivare alla eliminazione dei mis sili dalle due Germanie e alla creazione in Europa di una zona cosiddetta de nuclearizzata, che praticamente è la linea della commissione Palmer, all ’ in terno della quale il peso della socialdemocrazia tedesca e in particolare di Egon Bahr, il quale è stato il più stretto collaboratore di Brandt nell ’ elabora zione della Ostpolitik, è un peso fondamentale. Oggi pertanto si esprimono diverse componenti, diverse gradazioni delle posizioni sulla distensione e sul disarmo all ’ interno del partito social democratico, dalla posizioni sulla moratoria alle posizioni che sconfinano nel movimento per la pace, con tutta la sua carica utopica, fino alle posizioni di alcuni intellettuali, come Gunther Grass, apertamente a favore di un vero e proprio movimento per la disobbedienza civile, cioè posizioni che vanno an che al di là di quelle che sono le posizioni di rifiuto totale del riarmo tipiche del movimento per la pace. Dicevo prima che l ’ assenza del partito social-democratico come tale dal movimento pacifista ha rappresentato un elemento di differenza rispetto al movimento degli anni ’ 50. Questa assenza è derivata dal fatto che fino al 1982 (quasi alla fine dell ’ ’ 82) il partito social-democratico ha avuto la re sponsabilità del governo e, avendo imboccato la strada della «doppia decisio ne» della NATO, probabilmente non poteva agire diversamente. Un ’ analo ga assenza oggi va valutata per quanto riguarda il movimento sindacale. Il movimento sindacale nel suo complesso, con riferimento particolare al vertice del DGB, non ha elaborato nessuna presa di posizione che lo identifi chi in alcuna misura con il movimento per la pace e questo forse per ragioni più complesse di quelle che hanno caratterizzato le posizioni del partito social-democratico, secondo le diverse alternative che ho prospettato. Anzi tutto un dato storico: il movimento sindacale dopo il ’ 45 rinasce come sinda cato unitario, egemonizzato dal partito social-democratico ma all ’ interno del quale esiste una forte corrente più che cristiana specificamente cattolica. Quindi nasce sulla base di un patto di neutralità politica che è scritto negli statuti del movimento sindacale. Altro elemento importante: non bisogna tenere presente il modello del sindacato italiano, cioè un sindacato che si fa carico di problemi politici generali; caso mai — questo è un dato molto pre ciso perché ricorda anche che la ricostruzione del sindacato in Germania, av venuta in larga parte per iniziativa delle potenze di occupazione in particola re degli americani e degli inglesi — lo statuto del sindacato tedesco è più vi cino allo statuto della Trade Unions, dei sindacati, quindi, di tipo anglosas sone, con una netta separazione almeno in teoria fra l ’ economia e la politica, fra il politico e il sociale. Questo fatto, se in alcune circostanze non ha impe dito al sindacato di investirsi di problemi politici generali, come nel caso del la prima opposizione al riarmo tedesco, negli ultimi anni ha indotto il sinda cato a una forma di astensionismo e di maggiore prudenza politica. Fino al 1982 questa forma di astensionismo politico ha una motivazione molto pre cisa; il sindacato, che è sempre stato il braccio del partito social-democratico nell ’ ambito del sociale, non avrebbe potuto opporsi alla politica del governo socialdemocratico, senza screditarla, senza, soprattutto, accelerare la fine

137

Made with FlippingBook - Online catalogs