Problemi della transizione 1984
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
dell ’ esperienza di governo social-democratico. Ma pur dopo il mutamento di governo, pur dopo la svolta dell ’ ’ 83, il sindacato ha modificato lentamente ma non radicalmente le sue posizioni. Naturalmente bisogna considerare quella che è la complessità interna al sindacato, nel senso che l ’ ala militante che si è sempre più esposta in tutte le circostanze è stata rappresentata dal sindacato metalmeccanico, che è la com ponente in assoluto più forte del sindacato unitario (il sindacato unitario te desco è la confederazione di un certo numero di sindacati dell ’ industria) e all ’ interno di questa confederazione la IG Metall è in assoluto non solo il sin dacato più forte, ma anche quello che politicamente ha sempre contato di più. Come si spiega che anche la IG Metall, che comunque è la frazione sin dacale più attiva sui problemi del disarmo e della pace, abbia mantenuto una posizione di relativa cautela sui problemi del riarmo, anche qui contra riamente alla tradizione degli anni ’ 50? Ritengo che questo fatto sia in parte legato allo sviluppo delle lotte su altri terreni, il problema dell ’ occupazione; in parte legato, proprio dopo il cambiamento di governo, alla preoccupazio ne di non rompere quel patto di neutralità politica, di cui parlavo prima, perché il nuovo governo ha assunto una posizione molto dura e nei confronti del movimento per la pace e nei confronti specifici del movimento sindacale. Vi è un argomento specifico che il sindacato metalmeccanico ha posto in di scussione e che è oggi oggetto di aspre discussioni con il movimento pacifi sta, vale a dire l ’ eventualità che uno smantellamento dell ’ industria bellica crei vuoti nell ’ occupazione, quindi distrugga posti di lavoro. Ritengo che questa ipotesi, per quanto riguarda almeno la Germania, non sia un ’ ipotesi realistica, perché tutti i progetti che sono stati sviluppati, soprattutto per quanto riguarda lo sviluppo di settori industriali relativi alla tutela e alla con servazione dell ’ ambiente come previsioni occupazionali superano di gran lunga i coefficienti di occupazione che sono oggi legati all ’ industria degli ar mamenti, e tuttavia questa preoccupazione esiste ed è una delle ragioni di resistenza del sindacato a prendere posizioni, al punto che in molte delle grandi manifestazioni per la pace — manifestazioni con parecchie centinaia di migliaia di persone — che hanno avuto luogo in Germania, raramente vi è stato fra gli oratori un esponente sindacale e sempre questo esponente sin dacale ha parlato a titolo personale, non in nome del sindacato, il sindacato come tale non si è mobilitato come avrebbe potuto, anche se ha nelle sedi periferiche certamente favorito l ’ organizzazione del movimento per la pace. Non va neppure sotto valutata una sorta di istintiva diffidenza del sindacato, come organismo fortemente istituzionale, verso ogni movimento alternativo o non immediatamente riconducibile entro i binari del controllo da parte delle forze tradizionali. Un ’ altra ragione è determinata dal fatto, in parte per le sue origini legate al periodo dell ’ occupazione anglo-americano, in parte per gli sviluppi successivi, che vi sono componenti del movimento sin dacale che sono sempre state fra le più oltranziste sul terreno atlantico, come per esempio nel caso, sembra strano trattandosi di una delle componenti tra dizionali più combattive nel senso di classe del sindacato tedesco, il sindaca to minerario e dell ’ energia. Questo è oggi il sindacato più strettamente lega to alla tradizione atlantica, quello che fa maggiore resistenza ad ogni presa di posizione sul terreno, non dico del pacifismo, ma anche soltanto di un ’ in terpretazione dell ’ alleanza atlantica che dia maggiore spazio all ’ autonomia delle sue componenti nazionali. E vi sono da ultimo delle regioni specifiche che uniscono il partito social
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