Problemi della transizione 1984

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

Molte forze politiche da questo movimento, da questa esperienza pacifista, potrebbero trarre spunti sufficienti e validi per superare in una direzione de mocratica la crisi che attraversano. La questione degli euromissili, della poli tica degli armamenti e dei conseguenti movimenti pacifisti è l ’ occasione mi gliore per comprendere caratteri e contenuti dei diversi indirizzi politici che si confrontano rispetto alla domanda: quale società, quale stato, quale de mocrazia è possibile configurare in un ’ epoca atomica? Su questa domanda si fa sentire il peso della caratterizzazione intemazio nale assunta dall ’ indirizzo tendente alla «semplificazione» della complessità sociale e istituzionale (che ha uno dei suoi referenti nel famoso documento della Trilateral e che in Italia ha trovato nel «craxismo» il terminale attual mente più efficace). Anche su questo terreno i movimenti pacifisti hanno contribuito a creare le condizioni per una controtendenza: le grandi manife stazioni di popolo a favore della pace (in Germania, in Gran Bretagna, in Italia, negli Stati Uniti, e persino in alcuni paesi dell ’ Est), rappresentano, in sieme alle lotte operaie europee qualcosa di più di un sussulto o di una sem plice «reazione». Da questi movimenti, dai soggetti sociali che ne fanno par te, emerge confusamente l ’ esigenza di una estensione della democrazia, co me richiesta di nuove forme di controllo-indirizzo-intervento e di nuove ma nifestazioni di potere. Di fronte al ridislocamento di risorse economiche e al la conseguente riallocazione dei poteri, in questi soggetti sociali (giovani, donne, operai, ecc.) si afferma un indirizzo democratico. Non si trattta di un arroccamento difensivo e conservatore degli assetti politici e istituzionali ere ditati, ma dell ’ accettazione della sfida lanciata dai ceti dominanti, per una ridefinizione delle regole del gioco e dei poteri. «Fase costituente» è una definizione inadeguata ad esprimere il processo politico e sociale «dirompente» che è in atto. I movimenti per la pace, tra gli altri, possono però spingere verso momenti di ricomposizione e di sintesi delle dinamiche conflittuali, attraverso un processo (ancora in corso) che non può ridursi, ad esempio, a una sede ristretta come la commissione bicamera le dove attori esclusivi sono i partiti. Il movimento per la pace non ha evitato di confrontarsi con le regole poli tiche e istituzionali del nostro paese. Il senso comune del movimento ha am piamente rilevato come le ultime scelte militari-nucleari contrastino con la nostra Costituzione, laddove (art. 11) è affermata esplicitamente la natura pacifista dell ’ Italia cui devono uniformarsi tutte le scelte politiche interna zionali assunte dagli organi costituzionali. E stato abbondantemente denun ciato come le procedure decisionali per il lancio dei missili «colpiscono» il ruolo di tre organi costituzionali: il Parlamento, il Governo, il Capo dello Stato. Né la decisione di installare i missili Cruise a Comiso è stata vista come un semplice «episodio» separabile dal quadro complessivo delle iniziative di politica militare e di politica estera entro cui opera il nostro paese. Tutta una serie di impegni politico-militari assunti negli ultimi anni dal nostro e da al tri governi occidentali (sotto la spinta della presidenza Reagan) testimoniano la modificazione «in itinere» del carattere difensivo che la NATO, secondo il trattato del 1949, avrebbe dovuto mantenere. E d ’ altra parte sono andate aumentando le forme «semplificate» o addirittura segrete delle procedure re lative agli accordi internazionali. Occorre domandarsi se con i missili non stia passando di fatto, nei paesi democratici, una prima «grande controriforma» che ridefinisce gli assetti tra i poteri e tra questi e la società, incidendo nel nodo sovranità popolare-democrazia-pace e accentuando la distanza tra le se

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