Problemi della transizione 1984

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

fa. L ’ uomo ha una storia che inizia certamente più di un milione di anni fa; quindi diecimila anni non sono niente. In altre parole la guerra è un feno meno che, come gli studi paleo-antropologici dimostrano, inizia in modo so stanziale, massiccio, con il neolitico, anzi con il neolitico avanzato; cioè quando il neolitico succede al paleolitico e al mesolitico, quando dalle cultu re di caccia e raccolta, di nomadismo, si passa all ’ insediamento, alla urbaniz zazione, alla coltivazione, alla domesticazione, alla organizzazione della città-stato e alla divisione del lavoro. Tutte cose necessarie perché si instauri il fenomeno guerra come oggi lo conosciamo. Questo fenomeno, nato con il neolitico, in realtà si è intensificato, è di ventato qualcosa di veramente grosso nella vita umana, alla fine, cioè al pas saggio dal neolitico all ’ età dei metalli. Che cosa è successo? Si è instaurata una nuova cultura. Questa nuova cul tura è certamente originata da delle condizioni fattuali. Ma è una cultura che non ha niente a che fare con l ’ innato dell ’ uomo, è un nuovo modo di vivere che l ’ uomo acquisisce perché le nuove condizioni stimolano un nuovo modo di risolvere le questioni economiche, territoriali e così via. C ’ è stata anche una coincidenza che direi per noi sfortunata. Proprio al momento in cui l ’ uomo raggiunge il massimo di questa sua cultura, di questa mentalità volta alla guerra, (a questa nuova «conquista», a questa nuova «scoperta»), proprio in quel momento nasce anche una letteratura tramandata prima oralmente, poi mediante la scrittura. I nostri ragazzi quando studiano i primordi della letteratura, cominciano a studiare Omero. Lasciamo stare l ’ Odissea che è po steriore. Ma l ’ Iliade dal punto di vista del modo di agire è un continuo am mazzarsi a vicenda. L ’ uomo migliore, l ’ uomo che viene magnificato è quello che sa ammazzare il nemico. Quello è l ’ eroe. Del resto parallelamente nel Medio-oriente nasce la Bibbia. Pensiamo che cosa sono i primi libri della Bibbia. Quella continua guerra non solo è magnificata, ma è cosa voluta da Dio. E il Dio degli eserciti che ordina a Israele: «distruggi i tuoi nemici», quei poveracci a cui è capitata la sfortuna di abitare quelle terre che Dio ave va promesse ad Israele. Il guaio grosso è proprio questo: quando nasce la no stra cultura, quella che viene finalmente tramandata scritta, è il momento in cui c ’ è l ’ acme di questa magnificazione della guerra nell ’ uomo. Questa at tualmente è la cultura che si tramanda. Tutti noi l ’ abbiamo sperimentata a scuola, la sperimentano tuttora i nostri figli. Una cultura assolutamente di storta rispetto a quella che è stata per migliaia di anni la cultura dell ’ uomo. Con questo non voglio dire che non ci fossero delle ragioni perché si arrivasse alla guerra. Certo, l ’ abbiamo già detto, ci sono gli insediamenti, i territori da difendere, la divisione del lavoro. Quest'ultima permette la guerra come fenomeno organizzato; perché se non c ’ è la divisione del lavoro, come fate a fare la guerra? C ’ è una parte della popolazione che provvede ai bisogni quo tidiani, mentre l ’ altra è dedicata a fare quel mestiere di combattere e am mazzare gli altri. E un requisito essenziale. Quando invece uno è tutto occupato nel cacciare le belve, nel raccogliere frutti e fare cose di questo genere, non ha tempo per pensare di organizzare il gruppo per andare a combattere gli altri. Tutte queste cose le devo dire schematicamente, in una maniera quasi in genua di cui mi vergogno. Ma sono documentate, sono studiabili, sono af frontabili. Se si studiano i reperti paleo-antropologici e paleo-etnologici, si trova un fenomeno curioso: proprio nel momento, alla fine del neolitico, in

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