Problemi della transizione 1984
I Paesi in via di sviluppo
causata dai paesi sull ’ orlo dell ’ insolvenza invece che dalla necessità di sostenere un processo di ri presa. I rapporti Nord-Sud sembrano paralizzati dall ’ estendersi delle politiche deflazionistiche perseguite da molti, troppi, paesi sviluppati. In questo gli Stati Uniti hanno una responsabilità preminente. Essi sono decisi a perseguire una politica di rigore monetario all ’ interno come all ’ esterno e, per di più, nell ’ ambito di una poli tica estera di totale opposizione al principio del multilateralismo. Essi mirano, dunque, a svuo tare di importanza tutti quei luoghi dove si de cida a più voci, secondo il principio, magari im perfetto, dell ’ uguaglianza tra stati. Forse mai come oggi è stata grande la distanza che separa gli interessi vitali dei PVS dagli obiet tivi perseguiti dalle politiche economiche recessi ve in atto nei paesi occidentali e dalla riscoperta, in politica estera, di un bilateralismo nei rappor ti internazionali carico di tensioni. Nelle pagine che seguono tenterò di enunciare alcune delle questioni economiche di maggior rilievo che co stituiscono luogo di controversia e di scontro. Mentre la contrapposizione tra Nord e Sud è sin troppo evidente, meno lo è la divergenza di inte ressi tra gli stessi PVS, un problema a cui è op portuno prestare tutta la necessaria attenzione. E bene, a questo punto, fare una premessa di ordine generale. Ciò che è in gioco oggi nei rap porti tra mondo sviluppato e mondo sottosvilup pato non è solo la possibilità di una crescita più o meno rapida o la soluzione di enormi difficoltà spesso determinate dal limite della sopravviven za. Si tratta, ovviamente anche di questo. E in gioco però molto di più: lo stesso mantenimento di un livello, sia pure modesto, di dialogo e la possibilità di mediare pacificamente i conflitti emergenti. L ’ aggravamento della crisi ed il sordo rifiuto di porre mano ad alcune urgenti riforme, tra cui cruciale quella del sistema monetario, possono portare alla rottura sempre più frequen te di quelle regole, minime, di comportamento che sovraintendono ai rapporti tra stati. Vi è, dunque, un problema di mantenimento di un quadro di relazioni «normali» che permetta la so luzione dei conflitti entro ambiti politico diplomatici: un assieme di regole implicite al di là delle quali sono le soluzioni violente, la viola zione degli stessi principi che salvaguardano una pace seppure precaria, la rottura dei rapporti de mocratici tra stati. Si trovano, ancora, il molti plicarsi degli «effetti Komeini», uno stato di quasi-guerra endemico. Quando si discute, sia pure in termini tecnici, dei rapporti tra Nord e Sud è necessario ricordare che il rifiuto di affron tare i problemi di paesi spesso in condizioni eco nomiche assai precarie e, fatto assai frequente nel Terzo Mondo, in preda alla disgregazione so ciale, aumenta drammaticamente la possibilità di conflitto interno ed esterno. Come è facile ar guire dal più recente evolversi della situazione internazionale, il mondo si è spostato con rapi dità preoccupante in questa direzione. 2. I PVS nella crisi economica internazionale Gli anni della crisi internazionale, quel perio do ancora in atto di intense trasformazioni delle strutture produttive e di conflitti sociali che co pre buona parte degli anni settanta, hanno con solidato una profonda separazione nell ’ eteroge neo mondo in via di sviluppo. E, infatti, analiti camente impossibile oltreché scorretto conside rarlo come una sola entità definita e circoscritta. A seconda dei criteri prescelti, esso può essere frammentato in una quantità di classi e sotto classi tanto è realmente eterogeneo. L ’ espressio ne «paesi in via di sviluppo» è una semplificazio ne che nasconde realtà sociali, produttive e poli tiche nettamente diverse. Esiste, tuttavia, una distinzione sufficientemente generale, eppure significativa, che ne permette la separazione in due campi, due poli, assai diversi ma all ’ interno omogenei. Il primo raccoglie tutti questi paesi in cui è in atto un sicuro processo di industrializza zione, e perciò, di crescita; il secondo invece riu nisce tutti quei paesi in cui queste sono ancora un avvenimento sporadico. Quest ’ ultimo grup po è composto soprattutto da paesi prevalente mente produttori di materie prime e prodotti agricoli tropicali. Questa separazione, di natura strutturale, va considerata attentamente per le conseguenze che comporta dal punto di vista sia degli interessi che delle rivendicazioni di ciascun gruppo. Pro prio perché discendono da una diversa struttura produttiva, essi sono difficilmente mediabili e ricomponibili con operazioni diplomatiche nor mali. Essa costituisce una contraddizione di complessa soluzione all ’ interno del fronte dei PVS e degli organismi nei quali sono formal mente coalizzati, in primo luogo il Gruppo dei
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