Problemi della transizione 1984
I Paesi in via di sviluppo
riore a seconda della pressione della domanda mondiale. Quanto essa è più elevata e pertanto quanto più la capacità produttiva tende al limite della piena utilizzazione, tanto più i due prezzi tendono a coincidere con conseguente aumento del margine medio di profitto. In una situazione di mercato internazionale debole, il divario ten de invece ad aumentare, essendo i costi di questi paesi assai più flessibili verso il basso dei diretti concorrenti nei paesi sviluppati. A questo si ag giunga che lo stesso margine di profitto, normal mente assai alto nel punto di piena utilizzazione degli impianti, può essere abbassato in compen so di una maggiore quota di mercato. Da questa possibilità discende che in una situazione di sta gnazione o di lenta espansione del mercato in ternazionale, gli effetti negativi sulla crescita delle esportazioni vengono limitati se non inte ramente neutralizzati da diminuzioni di prezzo in termini della moneta veicolare degli scambi. Più concretamente, in una situazione di inflazio ne generalizzata i prezzi dei paesi semi industrializzati crescono meno di quelli dei con correnti nei paesi industrializzati. Da questa re lazione deriva la statisticamente osservabile te nuta, ed in alcuni casi l ’ accelerazione, delle esportazioni ed un contemporaneo peggiora mento dei termini di scambio nel periodo tra il 1976 e il 1980. Detto questo, è necessario ag giungere che la prolungata ed ancora non risolta crisi internazionale ha alla fine esaurito questa capacità di reazione alla diminuzione della do manda globale. I processi inflattivi colpiscono questi paesi di rettamente per via del costo delle importazioni. Queste sono composte in misura notevole da be ni di investimento e da materie prime che entra no nei processi produttivi dell ’ industria manifat turiera. Per quanto riguarda i primi è essenziale notare che essendo il volume degli investimenti legato direttamente od indirettamente con l ’ an damento delle esportazioni, la capacità di im portarne è correlata con il succedersi del ciclo in ternazionale. D ’ altra parte, poiché il prezzo del le esportazioni, in termini di valuta internazio nale, è legato nel senso suesposto a quello del mercato mondiale, l ’ inflazione ne provoca un aumento, evento che limita gli effetti negativi sulla bilancia commerciale. All ’ interno, il pro cesso inflazionistico trasmesso attraverso l ’ au mento dei costi si risolve in una redistribuzione del reddito a favore dei profitti. Se questo com porti altresì una compressione del reddito delle altre classi dipende essenzialmente dalle politi che interne, specialmente per ciò che concerne le classi che traggono sostentamento dal bilancio
dello stato. Per ultimo, è necessario considerare che l ’ agri coltura di questi paesi è solitamente arretrata; un fatto che ne fa uno dei punti deboli della strut tura produttiva. Sulla scorta delle considerazioni che precedo no, conviene ora identificare gli interessi cruciali di questo gruppo di paesi. Essi possono essere elencati nel modo che segue: 1) per la ripresa della domanda mondiale anche a costo di una inflazione più elevata; 2) ad eliminare tutte le forme di protezionismo esercitate dai paesi indu strializzati; 3) al contenimento degli aumenti delle materie prime ed in particolare del prezzo del petrolio; 4) per una liquidità internazionale abbondante, sia pure di natura privata, che sia di sostegno ad un elevato tasso di accumulazione interno. Conviene ora delineare per sommi capi le ca ratteristiche principali del secondo gruppo di paesi. La loro economia è di funzionamento assai meno complesso di quella appena descritta. In essa convivono un settore agricolo al limite della sussistenza, sovrappopolato nel senso che il pro dotto medio per addetto aumenta con il dimi nuire della popolazione agricola ed un settore non industriale per l ’ esportazione. Il primo, malgrado l ’ arretratezza che lo caratterizza, pro duce un sovrappiù destinato al resto dell ’ econo mia ed, in particolare, costituisce il fondo salari reale dell ’ altro. La situazione del settore agricolo tradizionale deve essere considerata con partico lare attenzione giacché la debolezza strutturale che lo caratterizza lo espone ai pericoli di im provvise cadute della produzione, alla perdita dei raccolti e a veri e propri disastri naturali. Mentre a questo pericolo sono esposti anche i paesi semi-industrializzati, ma con minore in tensità, esso è un punto di crisi acutissima per queste economie poiché i frequenti deficit ali mentari a cui sono soggette richiedono massicce importazioni di cibo che si aggiungono al già grave squilibrio dei conti con l ’ estero. Naturalmente, il settore portante è quello per l ’ esportazione. Si considerino i paesi esclusiva- mente produttori di materie prime. L ’ andamen to della congiuntura internazionale vi si riflette essenzialmente in due modi. Poiché sono legati con i paesi industrializzati che ne acquistano i prodotti, il regolatore delle loro esportazioni è il livello della domanda aggregata di quest ’ ultimi. — I paesi produttori di materie prime e di prodotti tropicali
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