Problemi della transizione 1984

I Paesi in via di sviluppo

3. Aree di interesse e di conflitto Il modo, necessariamente sbrigativo, con cui sono stati definiti gli interessi di ciascun gruppo di paesi permette di analizzare i punti di contra sto e di possibile convergenza nell ’ ambito stesso dei PVS. Ancora più crucialmente, è possibile determinare le aree di conflitto e condurre un bi lancio degli sforzi negoziali per comporli che la coscienza politica dei problemi ha prodotto. Iniziamo dalla questione del prezzo delle ma terie prime. La stabilizzazione di questo prezzo, argomento che ha avuto una rilevanza dominan te nelle relazioni tra Nord e Sud e che è stato il centro di tentativi di negoziato per oltre un de cennio, è un obiettivo che alla prova dei fatti si è dimostrato assai poco sentito oltre che dai paesi industrializzati anche dalla maggior parte dei PVS. Per i paesi semi-industrializzati è assai impor tante che il prezzo delle materie prime imponga il minimo onere allo sviluppo interno mentre i paesi produttori sono chiaramente interessati al massimo ottenibile. Eppure lo sviluppo equili brato, in fondo interesse collettivo dell ’ intera co munità internazionale, richiede che i prezzi sia no stabili e che i termini di scambio dei paesi produttori ne garantiscano il potere di acquisto. Principio questo non privo di risultati almeno sul piano formale. Mentre nei rapporti Nord- Sud l ’ idea forza della necessità di impedire sia profitti speculativi che improvvise perdite attor no ad una tendenza dei termini di scambio pro gressivamente più favorevole ai paesi produttori si affermava concettualmente, le Nazioni Unite iniziavano i contatti per un negoziato multilate rale avente come scopo sia accordi per singoli prodotti sia la definizione di una quadro opera tivo per l ’ insieme delle materie prime. Storica mente, si tratta di uno dei momenti di maggior vigore dell ’ idea riformista e del principio che un nuovo ordine economico internazionale va ricer cato secondo le regole della democrazia fra stati, con la partecipazione paritetica di tutti. Eppure è proprio su questo terreno specifico che si deve registrate uno dei maggiori insuccessi; si spera solo temporaneo. Gli sforzi diplomatici miranti ad un accordo generale sulle materie prime iniziati intorno al 1974 in sede UNCTAD e formalizzati in nego ziato dalla IV sessione di questa conferenza a

Nairobi nel 1976 si sono conclusi solo nel 1980 con un accordo che istituisce un Fondo Comune. La montagna ha, purtroppo, partorito un topoli no. Il fondo è concepito come supporto per i sin goli accordi di prodotto le cui autorità di control lo decidano di aderire ad un programma integra to. Il principio è semplice. Come si è visto nelle pagine precedenti, per ogni data capacità pro duttiva, il prezzo delle materie prime è influen zato dalla domanda, soprattutto dei paesi indu strializzati, la quale a sua volta è funzione del tasso di attività salvo, è bene aggiungerlo, feno- \meni di natura speculativa legati sia alla situa zione congiunturale che alla liquidità moneta ria. Per un lungo periodo che va, grosso modo, dalla fine della guerra di Corea agli inizi degli anni settanta, il tasso di attività ha avuto un an damento moderatamente ciclico, più di crescita che di livello. In questo quadro, un Fondo che operi in funzione anticiclica, aquistando in pe riodi di stasi e vendendo in periodi di espansio ne, può essere efficace. Di fatto, questo è il prin cipio in base al quale opera ciascun accordo di prodotto che, in linea teorica, dovrebbe essere dotato di un capitale tale da «vincere» le tenden ze di mercato; dunque, in quantità tale da essere adeguato alla profondità dei cicli ed eccezzional- mente alle ondate speculative, magari facendo ricorso al credito. Il Fondo Comune, dotato di una propria riser va, rafforza l ’ efficacia di questo modo di operare poiché, nel presupposto che ciascuna materia prima abbia un andamento solo parzialmente dissimile, agisce come stanza di compensazione: fornisce fondi a quelle materie in fase depressiva mentre ne incamera da quelle in fase espansiva. Si riduce in questo modo la quantità di risorse necessarie a controllare i prezzi di tutte. Purtroppo, a questo principio concettualmen te valido non ha corrisposto un ’ intenzione poli tica che lo fosse altrettanto. L ’ accordo prevede, infatti, un fondo operativo di soli 400 milioni di dollari, una cifra irrisoria, più altri 400 tra versa menti obbligatori e contributi volontari dei paesi sottoscrittori destinati ad opere di supporto tec nico e di ricerca. Al 4 Maggio 1983 solo 92 stati lo avevano sottoscritto e 49 ratificato sicché la ci fra del capitale versato non raggiunge i due terzi di quello previsto, condizione vincolante perché l ’ accordo diventi operativo. In più solo quattro accordi di prodotto hanno deciso di aderirvi 2 e,

2 Si tratta degli accordi per il cacao, lo zucchero, lo stagno, la gomma.

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