Problemi della transizione 1984

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

na. Per di più, molti dei paesi che compongono la lista dei grandi clienti del sistema bancario in ternazionale sono paesi esportatori di petrolio e di gas naturale a conferma della tendenza di tut ti i banchieri a concedere prestiti sulla base di ga ranzie «patrimoniali». Vale la pena di insistere su questo punto giacché la questione del funziona mento dei mercati privati è stata ed è al centro dell ’ attenzione dell ’ opinione pubblica oscuran do del tutto, o quasi, i problemi fondamentali dello sviluppo. Si è sostenuto, spesso in maniera assai parti- giana, che i mercati finanziari internazionali ab biano assolto bene ed in maniera efficiente il compito di riciclare i sovrappiù creatosi con il primo ed il secondo shock petrolifero. Si è poi detto, quando si sono profilati i noti problemi di liquidità con alcuni paesi nell ’ evidente impossi bilità di far fronte persino al solo servizio del de bito, che la ragione della crisi risiede in una pre tesa ed eccessiva compiacenza monetaria, ad un eccesso di creazione di moneta per il tramite del credito concesso per finanziare la spesa, econo micamente ingiustificata, dei PVS. Né la prima né la seconda parte di questa proposizione è so stenibile. Si osservi la Tavola A. Essa mostra la distribu zione del debito privato e pubblico tra i PVS ag gregati a seconda delle classi di reddito pro capite. I dati mostrano alcuni aspetti del funzio namento del sistema finanziario; in particolare: 1) il maggior peso nella struttura del debito tota le acquistato dalle fonti private. Mentre era il 40% agli inizi degli anni 70, esso sale costante- mente sino ad oltre il 93 % un decennio più tar di. Non vi è alcun dubbio, da questo punto di vista, sul maggior ruolo di intermediazione fi nanziaria assunto dai mercati privati. 2) A que sta cresciuta importanza corrisponde una eviden te redistribuzione delle maggiori risorse finan ziarie createsi con i sovrappiù petroliferi a favore dei paesi relativamente più ricchi i quali, mentre assorbono circa il 60% del debito privato agli inizi del periodo, ne raccolgono circa il 73% alla fine. Ciò avviene inizialmente a spese dei paesi intermedi e poi, dopo il 1976, di quelli più po veri. Questi ultimi, dunque, devono contare an cor più dei paesi tra i 500 e i 1000 dollari pro capite, su finanziamenti di natura pubblica, os sia da aiuti a fondo perduto o da crediti con lievi

cosa assai sorprendente a prima vista ma meno se si considerano gli interessi specifici, tra i PVS che figurano nell ’ annesso, 122, solo 68 lo hanno sot toscritto e ancora meno ratificato: 37. Tra questi mancano alcuni dei paesi direttamente interessa ti. Il fatto è che, mentre la maggior parte dei paesi industrializzati non vede di buon occhio un luogo di spesa sicuramente sospetto secondo i canoni del nuovo corso monetario, la crisi ha ria cutizzato le divisioni interne ai paesi in via di svi luppo. Se la profondità della recessione è tale da coinvolgere contemporaneamente tutte le mate rie prime, la cifra della dotazione del Fondo Co mune è del tutto insufficiente a bilanciare le ten denze depressive del mercato. Molti paesi pro duttori preferiscono, dunque, strade private ma gari sfruttando le possibilità offerte dalle con trattazioni a termine. Se poi si considera lo scarso entusiasmo dei paesi semi-industrializzati ai quali l ’ alleggerimento dei costi provocato da un corso depresso delle materie consente maggiore competitività, si coglie tutta la misura dell ’ in successo di questa grande e lunghissima iniziati va negoziale. — Il debito dei PVS Al finanziamento esterno è stato assegnato un ruolo importante nella definizione di potere di acquisto internazionale e, dunque, della capa cità di importare. Corollario di questa afferma zione è che la capacità di aggiustamento a squili bri esterni risulta tanto migliore quanto più grande è la possibilità di ricorrere al credito. Con questo sono evitabili le forme più dannose di re strizione dell ’ attività interna e le gravi conse guenze sui piani di sviluppo e sull ’ occupazione. Questo problema, tuttavia, è luogo di interes si assai divaricati e di non pochi conflitti legati con il modo di operare delle istituzioni finanzia rie, sia pubbliche che private, che regolano i flussi di capitale. L ’ esperienza concreta mostra che solo pochissimi paesi sono stati in grado di fare sistematicamente ricorso al credito privato. Va quindi immediatamente detto che l ’ intera questione del debito dei PVS che tanta energia consuma e che troppi sonni turba riguarda un numero assai esiguo di debitori 3 . Tra questi, la maggior parte in termini di esposizione debito ria è composta da soli 4 paesi dell ’ America Lati-

Le Monde Diplomatique, Juin 1983.

3 I dicci maggiori debitori erano nel 1981, tra parentesi il 1982, in miliardi di dollari: Brasile 63,8 (87), Messico 42,6 (85), Argentina 22,7 (38), Corea del Sud 20,7, India 18, Iugoslavia 16,1, Indonesia 15,5, Algeria 14,5, Turchia 14,2, Venezuela 11,4. Fonte:

158

Made with FlippingBook - Online catalogs