Problemi della transizione 1984
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
ne. La Tavola C indica la rapidità della crescita delle esportazioni provenienti da paesi importa tori netti di petrolio paragonata ad un sottoinsie me di paesi definiti «esportatori di manufatti» 5 ed al gruppo dei meno sviluppati. Il saggio me dio di crescita è stato per il detto sottoinsieme nel periodo 1975-80 del 13,5% su base annua contro il 3,6% dei meno sviluppati e del 9% del totale. E atteso, tuttavia, un rallentamento che si dimostrerà più grave di quanto non previsto quando i dati ufficiali per il 1981 ed il 1982 sa ranno disponibili. Le cifre, comunque, dimo strano che il ritmo di espansione del gruppo de finito «esportatore» è stato assai elevato, soprat tutto se paragonato a quello dell ’ economie svi luppate nei quali ha raggiunto, per lo stesso pe riodo, il saggio medio del 6,5%. Questi paesi hanno, dunque, accresciuto notevolmente la lo ro quota di commercio mondiale. La Tavola D precisa il tipo di esportazioni ver so i paesi sviluppati provenienti dai PVS. Essa in dica che il mercato dei primi assorbe dai secondi sempre più manufatti intensivi di lavoro a basso tenore di specializzazione secondo un tipo di di visione internazionale del lavoro che si era già profilata nel 1973. In quell ’ anno, infatti, e con lievi variazioni nel 1980, la quota di manufatti intensivi di risorse e/o capitale era scesa al 36,3% dal 57,1% del totale un decennio prima mentre per quelli intensivi di lavoro, sia a bassa che ad alta specializzazione, la quota raggiunta era del 44,1% e del 16,9% rispettivamente. Di quali manufatti si tratti è poi facile arguire: in prevalenza tessili, abbigliamento oltre ad alcuni prodotti intermedi ed a merci di consumo di massa. Per tutti questi prodotti la bilancia com merciale, nel 1980, era favorevole ai PVS per cir ca 11 miliardi di dollari 6 . Se il numero dei paesi realmente coinvolti in quello che è certamente un successo industriale è limitato, non possono esservi dubbi che la con correnza di questi prodotti minacci alcuni settori ad alta intensità di lavoro generico nei paesi in dustrializzati; i quali non possono permettere un rapido smantellamento di queste industrie e, perciò in alcuni casi, la deindustrializzazione di intere aree geografiche. Di qui il ricorso a diffuse pratiche protezionistiche. Il conflitto è acuto e il negoziato assai difficile; tanto più che la parte dei PVS interessati non Commodity Stati
Chad e le isole Fiji; se ne trarrebbe un indubbio vantaggio in termini di chiarezza e di problemi da risolvere. E necessario valutare le conseguenze della si tuazione appena illustrata. Per tutti quei paesi che come si è detto hanno frequentato assidua mente gli uffici dei banchieri internazionali (per la verità, in alcuni anni, sono stati quest ’ ultimi a frequentare gli uffici dei governanti dei primi) e che grazie a questo hanno potuto evitare il ricor so a politiche interne restrittive e dunque di ral lentamento dello sviluppo, l ’ interesse specifico è nel mantenere e rafforzare il loro rapporto con i mercati privati i quali vanno garantiti e messi nella condizione di continuare a rinegoziare i de biti esistenti. Essi sono, dunque, o sono stati, contrari a qualsiasi controllo della liquidità in ternazionale da parte di organismi in cui siano rappresentati interessi più generali e che limitino la discrezionalità dei creditori come dei debitori. Si tratta, naturalmente di vedere se la posizione di insolvenza in cui questi versano ed i pericoli per la stabilità del sistema bancario che ciò com porta non sia occasione di ricomposizione di in teressi largamente contrastanti. Per i paesi meno sviluppati, la principale fon te di finanziamento estero resta il canale dell ’ as sistenza internazionale allo sviluppo. La maggior parte dei paesi industrializzati si è più volte im pegnata a portare la quota del loro contributo al lo 0,7% del reddito nazionale, un traguardo che solo pochissimi paesi, per lo più scandinavi, han no raggiunto. Questo è, forse, l ’ unico terreno su cui la conferenza di Belgrado raggiungerà qual che obiettivo, sotto forma di un rinnovato impe gno ad aumentare i fondi ufficiali. — Il conflitto commerciale Un altro motivo di conflitto che, tuttavia, coinvolge i soli paesi semi-industrializzati è il riacutizzarsi nelle economie sviluppate di forme di protezionismo che, in epoche migliori, sem bravano scomparse; quando, cioè, l ’ economia mondiale era in fase di espansione. Si è già detto che la capacità di esportare di un gruppo analiticamente ben definito di paesi si è sviluppata negli ultimi anni malgrado la stagna zione dell ’ economia ed il protrarsi dell ’ inflazio 5 Questi paesi sono così definiti nelle 6 United Nations statistiche delle Nazioni Unite. Essi stics.
compongono un numero assai esiguo utile solo come pietra di paragone: Ar gentina, Brasile, Corea del Sud, Singa pore, Uruguay, Iugoslavia, Hong Kong, Taiwan.
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