Problemi della transizione 1984
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
bile generare un volume sufficiente di esporta zioni da bilanciare le uscite correnti ed eventual mente pagare i debiti contratti. Da quanto detto emerge una conseguenza immediata: è necessa rio attrezzare il sistema monetario in modo da generare un livello di liquidità compatibile con il percorso di sviluppo detto. Se questa è l ’ esigenza per così dire primaria, ve ne è un ’ altra che discende analiticamente dal la situazione esaminata. L ’ onere dell ’ aggiusta mento degli squilibri deve ricadere sui paesi in sovrappiù, quindi non vincolati e in grado di sti molare la domanda interna, almeno quanto sui paesi deficitari. Nel quadro degli accordi, ed an cor più nella prassi vigente, che regolano gli isti tuti monetari l ’ onere dell ’ aggiustamento è inva riabilmente addossato ai paesi in deficit, ai quali si prescrive, dunque, un rapido riequilibrio dei conti con l ’ estero. Ciò è particolarmente danno so per i piani di sviluppo dei PVS che, stanti le regole attuali, sono costretti ad operazioni defla zionistiche. Il tema della liquidità internazionale ha do minato a lungo le riunioni dei vari responsabili deputati alla Grande Riforma, in primo luogo degli «Interim Committees» del F.M.I. e più an cora dei vari comitati ad hoc, tra cui il più famo so resta sicuramente il «Comitato dei Venti». Qui interessa, più che la storia dei vari tentativi di riforma, fare un punto approssimativo sulla situazione attuale. In primo luogo, la creazione di liquidità inter nazionale nella scala determinata dalle esigenze di sviluppo e dalla attività economica mondiale richiede che lo strumento monetario che la espri me, ossia il mezzo di scambio generalmente ac cettato e lo strumento di riserva di valore, sia sganciato dalle esigenze di disciplina monetaria di un singolo paese o gruppo di paesi. Se così non fosse l ’ emissione di liquidità dovrebbe, co munque, essere compatibile con le esigenze pu ramente interne del paese che la emette. In sin tesi estrema, questa è la situazione attuale nella quale il ruolo di moneta internazionale è svolto dal dollaro americano. La quantità di dollari che il sistema possiede è direttamente, per il tramite del deficit della bilancia dei pagamenti statuni tense, ed indirettamente per il tramite della creazione autonoma dei mercati esterni, euro mereato e mercati «off-shore», vincolata dalla politica economica ed in particolare monetaria degli Stati Uniti. Quest'ultimi possono perse guire obiettivi sui livelli interni della domanda aggregata e di liquidità del sistema bancario op pure obiettivi concernenti il livello aggregato di liquidità internazionale, ma non ambedue.
L ’ invenzione dei Diritti Speciali di Prelievo (DSP) prima e l ’ idea di farne il fulcro di un rifor mato sistema monetario e le misure per renderla attuabile poi vanno in questa direzione: ossia svincolare il sistema da una data moneta nazio nale. Il decennio degli anni settanta è stato partico larmente ricco di proposte e di suggerimenti in questo campo: conviene qui ricordare il Conto di Sostituzione, strumento che sarebbe servito per la conversione delle riserve ufficiali tenute e re munerate in dollari in conti espressi in DSP. Dell ’ importanza di affermare questo strumento monetario come riserva internazionale è super fluo dire, basti solo aggiungere che esso è la con dizione necessaria perché diventi il mezzo veico lare degli scambi. Anche in questo senso specifi co vi sono state varie proposte, tra cui quella di pagare petrolio e materie prime in titoli espressi in DSP. Per quanto riguarda più direttamente i PVS due sono le proposte avanzate di particolare ri lievo. Innanzitutto la proposta di periodiche e quantitativamente rilevanti emissioni di DSP da parte del F.M.I. con lievissimi oneri a carico de gli utilizzatori. La proposta, naturalmente, im plica un conto interessi da finanziare con contri buti dei paesi industrializzati. Questo modo di provvedere liquidità internazionale è percepito come un espediente per distribuire più equa mente il signoraggio implicito nell ’ emissione monetaria e nel contempo come uno strumento concreto di trasferimento di potere di acquisto ai paesi economicamente meno forti. Questa pro posta si è poi, in un certo senso, evoluta in un più organico progetto di collegare la creazione di liquidità alle esigenze di sviluppo dei PVS: il co siddetto progetto LINK. Di minore vigore negoziale ma di affascinante richiamo intellettuale è poi la proposta, estensio ne delle due precedenti, di creare una vera e pro pria autorità internazionale centrale avente la maggiore responsabilità di creazione monetaria: un centro, dunque, capace autonomamente, seppure entro i termini di un mandato precisa- mente definito, di imporre propri titoli di debi to in guisa di banca centrale. In questo caso, le riserve ufficiali, i regolamenti tra banche centrali ed alcune principali transazioni avverrebbero per mezzo di titoli di debito sull ’ istituto centrale. In questo ambito, i PVS potrebbero usufruire di crediti emessi da questa autorità in relazione con i loro progetti di sviluppo. È questa una propo sta che implica la fusione del F.M.I. e della Ban ca Mondiale in una unica istituzione. Di tutte queste proposte, di schemi più o me
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