Problemi della transizione 1984

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

cit avvenuti nel 1974-75 e dopo il 1979- Negli anni che seguono il primo periodo, però, il flus so di credito si inverte e diventa prevalentemente restituzione. Per quanto riguarda il secondo, è ancora troppo presto trarre delle conclusioni, vi sta la durata della crisi internazionale. Ciò che è possibile dire è che nel 1981 il F.M.I. ha recepito le esigenze di un maggiore intervento per effetto di una situazione molto peggiore che nel prece dente periodo di squilibrio. Attraverso crediti speciali stipulati con paesi industrializzati ed esportatori di petrolio, in par ticolare con l ’ Arabia Saudita, oltre che con il ri corso ai mercati finanziari è stato, infatti, possi bile aumentare sostanzialmente il flusso dei cre diti: due volte e mezzo la somma erogata nel 1976. Più recentemente, però, il Fondo è chiara mente tornato nell ’ alveo di un deciso rigore fi nanziario, insistendo che i paesi che si rivolgono ai suoi sportelli attuino drastiche misure di con tenimento del tipo indicato precedentemente. Non c ’ è, perciò, da stupirsi se i dati relativi alla prima parte del 1982 mostrano che il flusso di credito si è stabilizzato, se non è diminuito, no nostante il peggioramento del deficit aggregato. Molti paesi sono stati costretti ad abbandonare i programmi negoziati con il Fondo come è stato ammesso dallo stesso direttore generale de Laro- sière 7 . Recentemente, è stato deciso un aumento del le quote versate dai paesi membri del 45%, per centuale assai inferiore al 100% richiesto dai PVS; aumento che si spera non sia in parte neu tralizzato da una diminuzione del tetto massimo che per ciascun paese stabilisce il limite del ricor so al Fondo, attualmente pari al 45% della quo ta. Si deve aggiungere a questo proposito che il Fondo è impegnato ad intervenire in quei paesi non più in grado di far fronte ad un debito fuori da ogni proporzione con il prodotto interno lor do ed il volume delle esportazioni, come nel caso del Messico e del Brasile. C ’ è da attendersi, dun que, che le aumentate risorse saranno assorbite prevalentemente da queste operazioni di salva taggio e che poco sarà, invece, destinato ad al leggerire il processo di aggiustamento, ormai strutturale, della maggioranza dei paesi del Ter zo Mondo. Poiché anche la Banca Mondiale ha incontrato gravi difficoltà nel finanziare sia le operazioni normali che quelle dello sportello speciale, l ’ As sociazione per lo Sviluppo Internazionale (IDA), è facile concludere che gli organismi pubblici su cui i PVS potrebbero e dovrebbero contare visto che l ’ accesso ai mercati privati è del tutto insuffi ciente, non sono in grado di provvedere il neces sario supporto al loro sviluppo. La riforma di questi organismi, dunque, ed urgentemente la revisione della condizionalità del Fondo, è ele mento essenziale del processo tendente verso la più generale riforma del sistema monetario in ternazionale. 5. Conclusioni Queste note sono un tentativo di discutere al cuni dei punti di maggior conflitto economico non solo tra i paesi industrializzati e PVS ma an che tra questi stessi. La separazione che li divide, infatti, diviene progressivamente più profonda per effetto della diversa capacità strutturale di reagire alla grave crisi di questi anni. La soluzione dei conflitti indicati, dei quali il quadro offerto è del tutto parziale, è essenziale per mantenere almeno un tenore normale di rapporti internazionali. Lo sforzo in questa dire zione richiede la ferma volontà non solo e non tanto di aumentare gli aiuti verso i paesi meno forti ma, ancor più, di modificare quei meccani smi del sistema attuale di relazioni economiche che sono di ostacolo all ’ espansione dell ’ econo mia mondiale in generale e dello sviluppo in particolare. La questione delle materie prime, del debito, della sotterranea guerra commerciale tra paesi occidentali e PVS semiindustrializzati indica chiaramente che i conflitti sono non solo gravi, ma praticamente insolubili in una situa zione di stagnazione e recessione generalizzate. Di qui, la necessità di opporsi a, e di tentare di modificare, quelle regole di funzionamento per le quali l ’ equilibrio va raggiunto attraverso la deflazione, ossia la riduzione dell ’ attività econo mica e perciò del ridimensionamento dei piani di sviluppo. I gravi squilibri generati dall ’ inflazione e re cessione internazionale sono ormai strutturali nel senso che richiedono una trasformazione ra dicale dell ’ apparato produttivo. A lungo termi ne, è la stessa divisione del lavoro tra stati che va modificata. Si tratta, allora, di stimolare e finan ziare il processo di investimento alla base di que sta opera di cambiamento. È un principio del tutto elementare, eppure la direzione imboccata recentemente dalla politica estera non solo ame ricana ma anche di altri paesi come Gran Breta gna e Germania Federale è esattamente opposta. Va detto, d ’ altra parte, che l 'Unione Sovietica non è mai stata interessata ad alcun processo multilaterale di soluzione dei problemi dello svi luppo.

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