Problemi della transizione 1984
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
una sola scatola di latte in polvere rappresentava circa la metà del reddito mensile della fami glia!), causando l ’ insorgere di gravi malattie in testinali, moltiplicando la denutrizione e così determinando un incredibile aumento della mortalità infantile. Come è noto, recentemente, su iniziativa delle organizzazioni internazionali dei paesi, si è limitato almeno in parte questo gravissimo danno, modificando soprattutto i va lori espressi dalla pubblicità, rivalutando l ’ allat tamento materno, ed esercitando un maggior controllo sulla diffusione di questi prodotti. L ’ efficacia del trasferimento tecnologico, e quindi del trasferimento delle informazioni, è strettamente legata perciò alla reale possibilità che il destinatario del trasferimento sia in grado, e dal punto di vista tecnico e da quello economi co, di usare in modo appropriato quella tecnolo gia. Ciò comporta che si ha un trasferimento tec nologico efficace solo se localmente presso il de stinatario del trasferimento si è sviluppato un sufficiente livello di produzione autonoma di co noscenze tecniche. Questo concetto esprime sin teticamente una situazione reale ben nota agli esperti: il tasso di adozione di tecnologie nuove è tanto maggiore quanto più alto è il livello tecno logico del destinatario del trasferimento. In altre parole, perché un processo di trasferimento tec nologico sia efficace, si rende necessaria la for mazione e la riqualificazione in senso tecnico, economico, gestionale delle risorse umane del destinatario del trasferimento. Si comprende al lora che il trasferire un prodotto nuovo (anche ad alta tecnologia) da un ’ area geografica ad un ’ al tra, senza che il destinatario impari a produrre da sé (o almeno a manutenere) una parte del prodotto, non è trasferimento tecnologico, ma solo allargamento del mercato per chi ha fabbri cato tale prodotto. Ovviamente l ’ uso/consumo di un nuovo prodotto, pur senza avere acquisito tecnologia, può comportare cambiamenti anche radicali nel destinatario, ma essi saranno cambia menti sociali, culturali e non tecnologici. Fieschi 3 ha recentemente ricordato, per esem pio, che uno degli elementi di successo del siste ma industriale giapponese è stato quello di avere «sviluppato un sistema efficiente di importazio ne e di adattamento della tecnologia straniera», mentre «un altro studio della O.E.C.D. sulle
mente garantisce un «trasferimento tecnologi co», soprattutto quando nel paese destinatario mancano non solo le conoscenze per produrre in proprio, ma, come spesso succede, addirittura le conoscenze per una efficace manutenzione dell ’ automobile. Si può quindi affermare in generale che la tec nologia come oggetto del trasferimento deve es sere intesa come il complesso di tutte le necessa rie conoscenze tecniche, economiche e gestionali per trasformare materie prime e semilavorati in prodotti commerciabili, o anche per definire e gestire servizi di interesse collettivo o individua le. Essa cioè può essere assimilata ad uno specifi co complesso di informazioni tecniche, economi che e gestionali. Il suo trasferimento può essere inteso quindi come il processo di individuazione delle sorgenti di informazione, di trasmissione dell ’ informazione stessa, della sua ricezione da parte del destinatario del trasferimento tecnolo gico, e di autonoma capacità di riprodurre (al meno in parte) il manufatto o il servizio. La tecnologia, come prodotto da commercia re, è sempre più considerata la più importante merce di scambio nella società post-industriale o nella società dell ’ informazione. La novità di questo prodotto è che la tecnologia non si dete riora o si consuma con l ’ uso, anzi il suo uso spes so ne comporta un miglioramento, nel senso che i prodotti/ servizi che incorporano la tecnologia migliorata possono aumentare il loro grado di competitività di mercato. Quando ciò avviene la tecnologia migliorata addirittura aumenta di va lore. La tecnologia può invece deteriorarsi e può quindi diminuire di valore se viene trasferita ma le o solo parzialmente oppure quando il suo uso non è appropriato. Come è avvenuto per esem pio alcuni anni fa in molti paesi del terzo mon do, dove moltissime madri, influenzate da una penetrante pubblicità che mirava non tanto a diffondere correttamente le tecnologie più ele mentari ma soprattutto a creare l ’ immagine di maternità felice di tipo occidentale, hanno usato malamente il latte in polvere per l ’ allattamento sia perché non erano in grado di comprendere l ’ importanza della sterilizzazione dell ’ acqua di diluizione, sia perché per ragioni soprattutto economiche non rispettavano le necessarie pro porzioni minime della polvere 2 (in molte regioni
3 R. FlESCHl: «Innovazione tecnologica e sistema produttivo», Problemi della Transizione , n . 11-12/1983.
2 Cioè uso non opportuno della tecno logia, nuova per queste madri, della sterilizzazione dell ’ acqua di diluizio ne, e di quella, anch ’ essa nuova, di preparare un alimento diluendo in ac qua una data porzione di polvere.
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