Quindici 1968
Quindici/IO/HI
LE LETTERATURE DEL MONDO Volumi pubblicati: LA LETTERATURA NORD-AMERICANA d> Carlo I220 LA LETTERATURA ARABA di Francesco Gabrieli LE LETTERATURE D'OC E D'Oli. di Antonio Viscardi LA LETTERATURA INGLESE DAL MEDIOEVO ALL'ILLUMINISMO di Mario Praz LA LETTERATURA INGLESE DAI ROMANTICI AL NOVECENTO di Mario Praz LA LETTERATURA EGIZIA di Sergio Donadoni LA LETTERATURA GRECA CLASSICA di Raffaele Cantarella novità Carlo Grunanger LA LETTERATURA TEDESCA MEDIEVALE Ettore Lo Gatto LA LETTERATURA RUSSO SOVIETICA
LA CRISI DELLE ACLI
PLAY-GAULLE
Sindacati industriali (metalmeccanici, alimen taristi, chimici, tessili) che vuole ottenere una autonomia sostanziale dalla D.C. e dal go verno, e preparare il terreno per l'unità con la CGIL su chiare posizioni di contestazione. A questa tendenza le ACLI sembravano rivol gersi quando, molto insistentemente, avanza vano una proposta di unità sindacale. Numerose altre tendenze sono formate da gruppi intellettuali: citiamo quella che si ispi ra alle posizioni di Dorigo e della rivista « Que stitalia ». e che sostiene la necessità di affer mare con rigorosa coerenza ii principio della distinzione tra valori religiosi e valori poli tici; un'altra, che potremmo indicare con il nome di Corghi, cerca nella sua battaglia autonomista la solidarietà di una parte delle gerarchie ecclesiastiche e dà alle sue posizioni politiche anche motivazioni di carattere dot trinario e religioso. A parte, però, tutte queste differenze, tutte le tendenze del dissenso in pratica sono arri vate ad una stessa conclusione: rompere su bito la disciplina elettorale che viene ancora una volta, seppure con toni nuovi, pesante mente consigliata dalla Chiesa. In particolare di fronte all'appello della CEI sull'unità poli tica dei cattolici che ribadisce il principio della disciplina, c'è stata una vera e propria esplosione di dichiarazioni polemiche che han no dimostrato la vastità del movimento: si parla ora di 2600 gruppi culturali di ispira zione cattolica sparsi in ogni parte di Italia che in un modo o nell'altro esprimono posi zioni critiche nei confronti della D.C. Rispetto a questo movimento la decisione delle ACLI aveva creato il rìschio di una battuta d'arresto e di un isolamento delle po sizioni che si definiscono come « culturali ». Più grave è infine il rapporto tra la posi zione assunta dalle ACLI e la spinta dei gio vani ribelli dell'Università Cattolica i quali aderiscono ormai a prospettive di radicale rin novamento sociale e politico. Ecco ti quadro entro cui dobbiamo collo care la decisione di Albani, che ha rotto la disciplina elettorale imposta dalle ACLI. Nel la sostanza anche nelle ACLI il gesto di Albani è molto meno isolato di quanto possa sem brare. Citiamo ad esempio un documento del Comitato provinciale delle ACLI di Forlì vo tato il 29 gennaio e diffuso soltanto all'in terno dell'organizzazione, nel quale si dichia ra che la scelta fatta dal Consiglio nazionale « contraddice fondamentalmente allo spirito e in gran parte anche alla lettera delle cose dette in sedi qualificate del Movimento: e tutto questo non pare possa giovare alla coe renza e alla chiarezza del nostro discorso e della nostra azione ». Anche Albani ha tentato di seguire questa strada sulla quale certo i forlivesi non vanno incontro a rotture radicali (come dimostra il ringraziamento ufficiale di Labor). Anche Al bani aveva tentato la via dell'adesione critica, accettando il documento di allineamento alla scelta nazionale approvalo dal Consiglio pro vinciale delle ACLI milanesi il 19 febbraio: • Ho approvato quel documento », ha scritto Albani, « ma in quello stesso momento ho sentito tutto il peso di questa responsabilità, forse perché più esposto in tutti questi anni nel settore degli studi e della formazione. Non so se mi potete capire, ma in quel momento e poi riflettendoci in tutti questi giorni, ho compreso che le parole dette o scritte ser vono poco o niente se non vi corrispondono i fatti. Che tante e forse troppe parole dette 0 scritte in tutti questi anni, sc oggi soprat tutto non le traduciamo in fatti concreti, pos sono prestarsi a lutti gli equivoci e le confu sioni ». Anche questa dichiarazione ha contribuito a suscitare quell'accusa di incocrenza che lutti i cattolici polilieomente ortodossi gli ha?.' no rovesciato addosso, sospinti da destra dal lo scandalismo di Spadolini e del « Corriere della Sera », i quali pur non facendo altro che il loro mestiere di cani da guardia dei privilegi costituiti, hanno tuttavia il potere di far perdere la testa anche ai cattolici cosid detti di sinistra. In realtà la decisione di Albani è la con seguenza lacerante e forse necessaria di una grande incoerenza altrui, quella di tutte le ACLI. Albani si è candidato con le sinistre richia mando tutte le correnti del dissenso cattolico al loro « che fare ». alla necessità di unire la critica del passato ad una scelta per il futuro. Non è qui il caso di vedere quale può essere questa scelta per i diversi gruppi, tuttavia possiamo notare come il gesto di Albani sia una controindicazione rispetto alle proposte di quegli esponenti del dissenso cattolico che, rifiutando il rapporto organico con la sinistra, rischiano di far rientrare dalla finestra ciò che vogliono far uscire dal portone principale. E' da notare che la decisione di Albani ha ottenuto anche degli effetti immediati, come quello di modificare l'atteggiamento dell'or ganizzazione aclista milanese che pure non lo vuole più tra i suoi membri. Pochi giorni dopo aver ricevuto la dichiarazione di Albani le ACLI milanesi hanno deciso di non impe gnarsi ufficialmente ad indicare come orga nizzazione i propri candidati nelle liste de mocristiane. E Labor si mostra tanto poco convinto del fatto che il gesto di Albani sia soltanto una manifestazione di incoerenza per sonale, da volare come un falco da Roma a Milano e viceversa per riuscire a convincere democristiani c aclisti della necessità di can didare contro Albani un suo « vice » e di mettere un emostatico sulla ferita. La contraddizione sta dunque nelle ACLI, ma certo ha radici molto profonde: esse af fondano nei reali contrasti di classe che si manifestano nella società italiana e che la D.C. tenta di sanare almeno nel mondo cat tolico o con metodi « clericali » (chiedendo un'imposizione da parte delle gerarchie eccle siastiche) o con metodi « laici » (l'aconfessio nalità di cut ha parlato Moro e il dialogo con 1 comunisti di cui hanno parlato Rumor e Piccoli e che gli uomini come Albani temono più della peste). Certo, rispetto a questa fon damentale contraddizione, il movimento di dis senso non ha ancora una fisionomia ben pre cisa: esso si è presentato all'appuntamento delle elezioni politiche disperso e immaturo. Ha ragione Gentili, direttore della rivista cat tolica milanese « 11 Momento », quando scrive che c'è • lentezza e incertezza nei tempi di sviluppo del dissenso cattolico». La respon sabilità è anche delle forze di sinistra che non hanno forse compreso pienamente il va lore di questo nuovo fatto politico trascuran done le radici di classe per scorgerne invece prevalentemente gli aspetti tattici. Ma i diri genti di organizzazioni operaie come Albani hanno bisogno di agire presto, pressati come sono dalla realtà del mondo del lavoro. Al bani stesso scrive: • Guardiamoci da quelli che possono essere dei falsi dilemmi di tempo qualità e quantità. Attenti di non farli diven tare degli alibi per non muoversi mai in attesa che i tempi siano maturi, che ci siano tutti o quasi, noi e gli altri, che si abbiano pronti strumenti, tattica, strategìa e alternative di sistema, tutto già ben predisposto... e magari anche con la benedizione papale. Attenti dun que all'infantilismo del tutto o niente, all'intel lettualismo che pretende di costringere la real tà e piegarne il movimento entro i lucidi sche mi teorici che la pratica si incarica poi molto spesso e prosaicamente di smentire ».
presto a inzuccherare ciò che apprezza di più in quest'Italia, vista costantemente come una ghiotta terra di missione: unTRI efficiente, di giusta misura aziendale, e una sorprendente unità sindacale. Cioè, praticamente (e a parte ogni inesattezza), quel tipo di prontezza im prenditoriale che normalmente si loda su un • piano » olandese, o su esempi danesi, del tutto opposti a ogni concezione di coalizione europea. Ma la vera « molla » del libro e del perso naggio si svela quasi subilo, col curioso ragio namento su! Giappone e sul Siam, di fronte (verso la fine dclI'Oitocenio) a una medesima scelta: adottare le tecniche occidentali, progre dite, o restare fedeli a un vecchio modo, as sopito, di vita? Ora, sì potranno considerare come meri accidenti del Fato la bruta guerra attuale ai confini del Siam, oppure le bombe atomiche ricevute, a suo tempo, dal Giappone... E infatti, Servan-Schreiber non ne parla. Rileva soltanto, molto vivacemente, che il Giappone ha adottato le tecniche, è diventato una gran potenza industriale, « e sa farsi sentire da tutti », mentre invece il povero Siam (che non le ha adottate) « è diventato la Thailandia, e non conta niente per nessuno»... Cioè, nel momento in cui la gioventù di tulio il mondo sposta ogni interesse e ogni accento su tutt'al tri valori — tutt'altro che militari o industria li — ecco sentirci ripetere neanche un ana cronistico proclama di De Gaullc sulla vo lontà di potenza e di ripicco, ma proprio il discorso del commendatore brianzolo che s'an noia spaventosamente lontano dalle calcolatri ci, e pretende la Jaguar « per fargliela vede re, a quelli là », cioè agli altri commendatori (poveretti) in Mercedes, o (beati loro) in Bentley. Invece di rispondergli che questa è la teo ria dei sorpassi sull'autostrada — che gli hip pies non si comprano con la clorofilla — i partecipanti alla Tavola Rotonda s'industria vano a replicare fornendo statistiche burocra tiche. Ma si sentiva una mancanza fondamen- < tale di vero contrasto — battibecco o dialogo fra sordi — magari con altri interlocutori: Ma rio Missiroli, Dino de Laurentiis, qualche sar ta-principessa legata all'America, qualche lea der di studenti « cinesi » giustamente risentiti per i « Je vous ai compris » elargiti tipo Taz zinetta Benefica davanti alle Facoltà occu pate Cosi, dopo neanche un'ora siamo usciti a pranzo (come, del resto, dopo la prima ora di Playtime). c si è ritornati dopo due ore solo per intendere che si continuava a discor rere sempre di 1R1 e mai di EROS. Cioè — bando agli scherzi, e bando anche a Mar cuse — venivano snocciolate le più irrilevanti previsioni su quanti spazzolini elettrici Ron son e quanti rasoi automatici Remington inva deranno i nostri negozi nel 1975, ma nessuno mi ha mai accennato alla possibilità che in torno allo stesso anno alcuni colonnelli o al cuni generali, in qualche stato europeo, po trebbero dopo tutto — se tanto mi dà tanto — buttar per aria (per ragioni loro) taluni cal coli troppo strettamente aziendali. Piavi ime è molto più noioso, e sembra fatto da Dwight Macdonald. Riassume infatti, con spossante pedanteria, i soddisfatti arabe schi di quella « critica kitsch del kitsch » che invece d'occuparsi della cultura seria — trop po impegnativa e poco divertente — ci infa stidisce da troppi anni con una pubblicistica ormai smisurata (e che non è affatto necessa rio conoscere) intorno al peso presunto del Masscult e del Midcult. Essa prova soltanto due cose: la smodata attrazione di taluni pen satori per la Fiera di Sinigaglia (film stupidi, canzoni balorde, fumetti scemi, giornali cre tini), e il loro rimorso travestito da saggisti ca. Dal matrimonio ira frivolezza d'animo e coscienza inquieta nascono infatti figli capric ciosi, immediatamente battezzati a Fona Por tese; e più petulanti cominciano subito, appe na nati, a individuare il Futuro Disumano nelle immagini degli oggetti d'uso, contemplati con portensosc trepidazioni. Per attenerci agli esempi di Tati. l'Aeroporto, infatti, per chiunque è soltanto un arnese che si adopera quando sc ne ha bisogno, come un imbuto o le forbici, come un interruttore o un rubinetto. Ma stupirsi come un Fellini bambi no perché vi si annunciano contemporanea mente un arrivo dal Sudafrica e una partenza per la Nuova Zelanda, mentre nella hall una monaca incrocia un indiano, equivale davvero a sorprendersi di fronte al quotidiano miracolo del fluire dell'acqua calda o dell'accendersi del l'abat-jour; c non si distingue da un elzeviro su un'alba o su una nevicata. E l'Edificio a Vetri, con le porte (anche) a vetri, dove i baggiani sbattono il naso (come Pulcinella negli armadi a muro), è poi un sim bolo di Progresso Condizionante assai labo rioso da rintracciare e raggiungere (tragitti, parcheggi...) in qualunque città europea, una volta che si sia proprio deciso di lasciarsene — finalmente! — condizionare... E in quanto ai gruppi turistici americani a zonzo per le grandi città col birignao nasale, sc sono un sim bolo d'intollerabile Progresso, basterà confron tarli coi grossi raduni che riempiono Roma di pellegrini, o di coltivatori diretti, o di alp'tn « che ghe piase el vìn ». col fiasco, per casti gare l'anziana e scimunita macchietta che gira e gira a vuoto in paltoncino c cappellino ridi colo, anfanante come quei temibili attaccabot toni che percorrono Piazza del Popolo alle tre del pomeriggio Quali « valori » del Passato ricerca mai que sta machictta, oltre al vino del su' babbo e alla bruschettà del su' nonno? Intanto, si sa rebbe molto più stupita e sbalordita sulla Tran siberiana o alle Esposizioni Universali, nei mo ti popolari dell'Ottocento e sulle sedie di po sta del Settecento... e poi passa accanto, senza vederle, proprio a Parigi, a immagini molto più conturbanti e precise di modernità cata strofica: i gobelìns che ricoprono i computers americani alla Banca di Francia, gli scrittoi a bronzi e marqueteries Louis XIV e Louis XV su cui si firmano le decisioni più avveniristi che-anacronistiche all'Elysés e al Quai d'Or¬ ... Insomma, un Playtime che non voglia risolversi in un paradossale playback, per dare un'idea esatta di modernità diventata matta, avrebbe potuto adottare una scelta stilistica diversamente rigorosa — Louvre lavato con la candeggina. Grand Trianon restaurato da Mal¬ raux, mai nulla di posteriore al 1774... — e correre singhiozzando a chieder perdono ai piedi delle scale mobili del Monoprix! Precisazione Un errore del proto ha fatto comparire nell'ar tìcolo « L'Istituzione visitata » del numero prece dente la frase: • E' un mostro disumano, questo psiuppsichiatra ». La frase va letta invece così: • E' un mostro di sarcasmo, questo psiuppsichia tra ». SÌ tratta di Agostino Pirella, il quale ci invia la lettera che segue: « Poiché mi sono accorto che ti pezzo intitolato " L'Istituzione visitata " a firma Claudia Valerio (sul n. 9 di Quindici), viene preso sul serio da qualche interessato, e non considerato semplice mente un pezzo di colore, un po' pettegolo e ca ricato nelie tinte, ritengo necessario precisare che molte delle affermazioni in esso contenute sono inventate e travisano la realtà. In partico lare ì giudizi su Vie Nuove (e sul suo inviato) e sull'L/nrtà non sono stali da me formulati, almeno nella forma in cui li presenta l'artico lista. L'accusa ai comunisti di " strumentalizzare tutto " la lascio poi alla socialdemocratica Claudia Valerio ».
di ALBERTO ARBASINO
dì ANDREA MARGHER1
Quando i playboys invecchiano, perdono — oltre che un po' di udito e di olfatto — anche buona parte del loro senso delle proporzioni. A differenza dei « piccoli classici » astutamen te fedeli alla propria • misura minore » (Mo randi. Montale, Chopin...) essi improvvisamen te rifiutano la misura aurea e la misura uma na, aprono ristoranti, acquistano macchine da corsa, intraprendono mirabolanti cure medi che, assumono rappresentanze di prodotti por tentosi. Insomma, si avventurano nella di mensione dilatala. E lo si constata da vicino, ancora, nell'esportazione contemporanea delle fantasie più recenti di due anziani e smaniosi giovanotti parigini. Jacques Tati c Jean-Jacques Servan-Schrei ber mostrano più di un carattere comune: la prolissità spropositata, la paradossale saccen teria. Ma soprattutto, una spiccata supponen za gollista: peraltro condivisa — oltre che da quel Generale, che li rappresenta, tutti, così bene — anche da parecchi sottoprodotti della Nouvelle Critique, in un'operazione culturale perfettamente analoga al programma politico di Colombcy... Ristabilire, oggi, la supremazia francese del Seicento, nel mondo, coi medesimi strumenti rettorici del Seicento... Cioè, irra diare alcune parole magiche e intimidatorie come le formule degli stregoni selvaggi (Gran deur, Profondeur, Rayonnement, Foisonne ment...) in un mondo che ormai pronuncia compattamente Càravclle. Càmcmbert, Citroen, con gli accenti più sdruccioli possibili. 11 « numero » di Tati s'intitola Playtime, e quello di Servan-Schrcibcr Le défi américain, però i tìtoli si possono anche scambiare, e il risultato non cambia: una tavola rotonda for se no. però certamente una tavola calda. Servan-Schrcibcr si sposta in maniera facol tosa e antica, come il Cardinale Altieri in viag gio per Vienna, con un seguito di scalchi, araldi, scudieri e confetturieri stipati in due diligenze. Arriva su invito del Club Turati, cioè la camera di decompressione dei rimorsi e rimpianti della mezza-sinistra milanese che ha fatto la Resistenza, ha fatto il Neocapitalismo, ha faito il Centro-Sinistra, però soffre per la • perdita di slancio », lamenta il proprio fal limento culturale, e insomma (pur avendo in mano da due decenni buona parte delle Strut ture) continua a gemere come se fosse un'Op posizione. La scena è CIGA, e Io spettacolo è Espresso. Sotto gli affreschi finii-Zuccari, fra le douai rières radicali, nell'aula magna del Grand Ho tel, Servan-Schrcibcr forza fino allo spasimo ogni affinità esteriore con la famiglia Kenne dy, proprio nel momento storico in cui un ge lido opportunismo ne incrina pericolosamente l'immagine, così studiosamente tenuta insie me dagli sforzi congiunti dì Arthur Schlcsinger jr. e del Sarto Valentino. E' così evidente, questo sforzo di modellarsi sul candidato della mezza-sinistra americana, appena uscito dalla piscina con abbronzata nonchalance; ma, come risultato, produce un'inquietante rassomiglian za con Herbert von Karajan appena incoro nato dalle addette al maquillage. In questi casi, la mezza-sinistra inglese non ha dubbi. Scrive, per esempio. The Observer, a proposito della « bomba » di lohnson: « E' stato come quando s'accende di colpo la luce in un bordello. Tutti i candidati hanno dovuto muoversi, a un certo punto; e queste mosse necessariamente mostravano con tremenda chia rezza cosa stavano facendo un attimo prima che s'accendesse la luce ». Niente di simile, naturalmente, al Grand 'Hôtel. Sena n-Schreiber « attacca » con una "Piaggeria abbastanza smaccata per Petrilli, met tendolo addirittura in imbarazzo dal momento che gli attribuisce a sorpresa la paternità di tutte le idee contenute nel Défi américain, e anche del recentissimo « colpo » di Praga. Poi. dopo un superfluo chiarimento della nozione di < due culture: umanistica e scientifica » — of fensivo come una semplificazione di C.P. Snow effettuata a livello di Novissimo Melzi passa Feltrinelli in tutte le librerie LEROI JO IVI ET O S e m P r e P' ù nero. IN CO Saggi sociali sul la condizione dei negri negli Stati Uniti d'America. Il « po tere nero » nell'opera di un grande scrittore rivoluzionario. L'ISTINTO DI UCCIDE Q P di Robert Ardrey, L'uo l l d mo è nato con l'istin to di uccidere e ha sempre ucciso. Una indagine esplosi va che sconvolge tutte le pre cedenti cognizioni sull'origine e la natura animali dell'uomo LAUTREAM ror - Poesie - Lettere. Tradu zione con testo a fronte, una nota introduttiva, una biblio grafia e alcuni documenti ONT MILLER MURDOCH I belli e i buoni. Torna Iris Murdoch con il suo ultimo romanzo; piccante e diverten te, come Una testa tagliata Opere complete. I Canti di Maldo Primavera nera. Con tinua l'affascinante racconto autobiografico iniziato da Mil ler con ¡1 Tropico del Cancro
La sede della D.C. di Monza si è decisa a riaprire i propri battenti dopo la rinuncia del candidato a quel collegio senatoriale. Bor¬ rini. che la Direzione democristiana e le ACLI centrali avevano tentato di imporre, per sbar rare il passo ad Albani, ex-presidente regionale delle ACLI lombarde, candidato dal PCI e dal PSIUP. La « grana » ha assunto propor zioni nazionali: la Direzione democristiana ha dovuto intervenire direttamente sospinta da Labor, presidente nazionale delle ACLI, che le impone di pagare il prezzo della sua ricon fermata fedeltà elettorale. Si è venuti a un compromesso: la D.C. locale ha ritirato la designazione del proprio candidato on. Longo ni, e Labor ha sostituito Borrini con Pozzar. vice presidente del Patronato, la cui giubila zione, sia pure a prezzo di un seggio sena toriale, diventa così un fatto compiuto. Bor rini. altro uomo da giubilare secondo i disegni di Labor. ha pagato invece la sua forzata rinuncia con uno sfoltimento di incarichi. Questo scontro tra democristiani non è im portante in sé: per gli aspetti interni non è che una delle tante difficoltà che si sono pre sentate alla D.C. (e. in verità, a quasi tutti i Partiti italiani) in questa vigilia elettorale in cui, come al solito, sono esplose violente lotte tra le opposte fazioni. Lotte che troppo spesso non si svolgono sul terreno del confronto po litico, ma su quello del « carrierismo » e del trasformismo. E' una vigilia elettorale, questa, in cui appare ancora più chiara la contraddi zione tra le esigenze e gli orientamenti delle forze sociali, e gli equilibri politici che si sono realizzati al vertice dello Stato e che hanno ispirato e incanalato l'azione dei partiti di governo (e da cui, in verità, si è parzialmente fatta condizionare anche l'opposizione di si nistra). Tuttavia il * caso » di Monza ha l'impor tanza di un sintomo: per questo interessa anche al di là della cronaca intema della D.C. Esso è venuto fuori perché nelle ACLI e nella D.C. il gesto di Albani ha avuto un peso ed un'efficacia che erano difficilmente prevedibili: esso ha messo in moto un mec canismo insospettato che rivela l'esistenza di vaste solidarietà politiche e che denuncia con temporaneamente la contraddizione in cui le ACLI si sono cacciate sempre più profonda mente. Risaliamo ai primi documenti di questa contraddizione. Nel Convegno che si è svolto nella scorsa estate a Vallombrosa. le ACLI denunciarono con una notevole chiarezza e con toni molto aspri il tipo di sviluppo eco nomico e sociale che caratterizza la fase at tuale della storia italiana. La condanna del l'autoritarismo automatico, che è proprio di una struttura economica come quella italiana, e degli orientamenti consumistici di tutta la nostra organizzazione sociale, coinvolse, sia pure in modo a volte indiretto, la gestione democristiana e socialdemocratica del potere politico e l'equilibrio che domina il vertice dello Stato dopo l'accordo tra D.C. e PSU. Queste posizioni suscitarono violente criti che a destra e nei partiti della maggioranza, mentre a sinistra si manifestarono entusiasmi in gran parte, certo, giustificati, ma che forse non tenevano sufficientemente conto della per sonalità e dei programmi di Labor (vd. « Rina scita » e « Problemi del Socialismo »). Già le decisioni del X Congresso delle ACLI erano in contraddizioni con questo atteggiamento di autonomia ideologica e programmatica. Tali decisioni furono poi perfezionate dal Consi glio nazionale del 9 c 10 dicembre che molto seccamente affermava: « 11 Consiglio nazio nale dà mandato al Comitato esecutivo di pre sentare alla D.C. i punti programmatici auto nomamente elaborati dalle ACLI — in stretta coerenza con gli orientamenti ed i valori del Movimento — e corrispondenti alle reali aspi razioni della classe lavoratrice e dei ceti popo lari. 11 Consiglio nazionale dà anche mandato al Comitato esecutivo di garantire ... la neces saria presenza nelle liste dei candidati che per la loro esperienza aclista rappresentano concretamente la realtà nel mondo del lavoro ». La coscienza della contraddizione in cui le ACLI si stavano cacciando era stata espressa nello stesso dibattito c nelle sue conclusioni. Labor aveva detto: • Dobbiamo guardare ol tre il 1968. conservando intatta la nostra ca pacità di orientamento, dopo quella data, ver so traguardi nuovi — intravisti anche nella tematica dell'ultimo Convegno di Vallombro sa — milioni di lavoratori italiani, anche quel li che volano D.C. ». Intanto per il *68, se condo Labor, • il Movimento non cambia linea anche {sottolineatura nostra) se orienta al voto per la D.C. ». Affermazione un po' strana, quest'ultima. D'altra parte Labor disse subito perché bisognava continuare a votare D.C.: bisognava farlo per poter « contare », per poter incidere sulla realtà. E' indicativa questa sua affermazione: « Se non sceglia mo (e abbiamo già visto di che scelta si trat tava), non influiamo... non riusciamo a por tare avanti il nostro disegno di una nuova società del lavoro ». In altre parole: secondo Labor le ACLI possono contare solo sc appog giano esplicitamente la D.C., sia pure con un atteggiamento critico. Ciò malgrado il Conve gno di Vallombrosa e le inquietudini delle or ganizzazioni di base. Per esaminare tali inquietudini possiamo riferirci a documenti precisi. Le ACLI lom barde, ad esempio, avevano dichiarato in un documento pubblicato nell'ottobre, che era necessario « invitare i lavoratori associati a votare con la massima consapevolezza e re sponsabilità personale, dando prova sicura di maturità, senza più attendere indirizzi vinco lanti sul piano formale e ufficiale da parte del Movimento ». Poco dopo, il 20 novembre, un gruppo di aclisti milanesi ispirati da Albani e dal suo gruppo, facevano giungere ai dirigenti della sinistra democristiana impegnati nel Congres so nazionale della D.C., una « lettera aperta » in cui era contenuta una dura critica all'ambi guità delle posizioni che questa corrente stava assumendo e si assumeva un atteggiamento polemico verso tutta la D.C. Ma il programma del gruppo dirigente na zionale delle ACLI era quello di ignorare que ste prese di posizione periferiche. La decisio ne fu che i candidati aclisti nelle liste demo cristiane dovevano ancora essere espressi di rettamente dalle ACLI e dovevano quindi im pegnare il movimento nel suo complesso. In una circolare del 28 dicembre, il Segre tario nazionale inviava t criteri organizzativi per la scelta dei candidati in cui si affermava che questo impegno diretto delle ACLI veniva imposto « per dare ai lavoratori e all'opinione pubblica, un esempio di chiarezza, di omo geneità, di forza e di coraggio ». Si ha quasi il sospetto che nel ciclostile delle ACLI si sia insinuata inopinatamente l'ironia. E' da notare che la scelta delle ACLI è stata compiuta in un momento in cui stan no prendendo piede in gruppi sempre più numerosi di militanti cattolici le diverse ten denze di a dissenso » con la D.C. Queste ten denze sono abbastanza divergenti tra loro. Alcune sono di tipo sindacale. Pensiamo soprattutto ad un'ala della CISL raccolta nei
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